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Dopo il Covid: aspettando il collasso con la lavatrice a pedali Ambiente, Società

Parigi – Prima del Covid le ironie e prese in giro erano il loro pane quotidiano. Ora, grazie alla pandemia che a messo a dura prova il nostro modo di vivere, lo sguardo nei loro confronti si è fatto più riverente o per lo meno più curioso se non addirittura invidioso.

Ne sanno qualcosa i Richart, una famiglia francese che non ha aspettato il coronavirus per cercare di vivere in modo alternativo puntando a un’autonomia alimentare, energetica e anche medica. Ora, scrive Le Figaro, la loro lavatrice è a pedali e il forno è solare. Si nutrono grazie alla permagricoltura.

Si erano installati in una “fattoria auto-eco-rinnovata” del centro della Francia una decina di anni fa, convinti che la nostra civiltà fosse sull’orlo dello sgretolamento se non del collasso. Il padre, informatico, si è riciclato nelle energie rinnovabili, la madre,  maestra,  nella medicina tradizionale cinese. Con i tre figli, scolarizzati a casa, praticano anche la fitoepurazione e soprattutto sono impegnati a insegnare la loro tecnica di vita autarchica o quasi a chi, con il virus, ritiene che bisogna voltare pagina, e rapidamente.  Così il loro telefono squilla di continuo per prenotare i loro “stages di immersione” in cui si insegna a ridurre al massimo la dipendenza dalla società.

Il caso della famiglia Richart non è isolato, la “collassologia”, questo movimento venuto dagli Usa che sogna un mondo autartico, sta facendo in Francia molti emuli.  Gli aderenti a questo movimento non solo complottisti, non prevedono la fine del mondo ma sono convinti ad essere in fin di vita sia la nostra civiltà e la nostra società di consumi.

A loro avviso la nostra civiltà “termo-industriale” fondata sulle energie fossili, i consumi e la crescita sta arrivando al capolinea. Perciò bisogna attendersi se non al suo collasso a un suo progressivo sfaldamento, ma non necessariamente a una catastrofe se saremo in grado di vivere in micro-società resilienti. Intanto c’è chi investe in monete locali, chi privilegia abbigliamento e oggetti d’occasione, chi si impegna nella permagricoltura.  Per cercare di smussare l’elemento ansiogeno della collassologia, l’economista francese  ha creato su Facebook la pagina “il collasso felice” per discutere sul problema senza che diventi un incubo che ha già riscosso l’adesione di migliaia di persone.

Il successo è anche legato al forte tasso di francesi pessimisti sul futuro della nostra civiltà. Secondo un recente sondaggio, il 65% ritiene infatti che nei prossimi anni ne assisteremo al crollo, battuti solo dagli italiani che arrivano al 71%!! I meno preoccupati sono i tedeschi (39%) seguiti dagli americani (52%) e dagli inglesi (56%).   In Francia il  32% si attende a uno sgretolamento progressivo delle nostre condizioni di vita,  il 27% a un collasso per conseguenze climatiche. Tra gli altri fattori di pessimismo vi sono anche la crisi identitaria legata ai flussi migratori (15%) e la guerra civile (14%).

I filo”collasso” sono soprattutto le categorie dal reddito modesto politicamente collocate agli estremi. Comunque, secondo il saggista Jean-Laurent Cassely intervistato da Le Figaro, il successo della “collassologia”  confermerebbe che “la nozione di progresso non ha più il vento in poppa”, come già indicava un’inchiesta del novembre scorso da cui emergeva che il 53% dei francesi riteneva che la vita dei loro figli e nipoti sarebbe stata peggio della loro.  All’interno della collassologia intanto si possono individuare due correnti di pensiero sulle vie da intraprendere per la nostra salvezza:  o un individualismo sempre più accentuato o una società sempre più solidale.

 

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