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Dopo il Milan: una squadra triste con un deficit caratteriale Opinion leader

Firenze – Non mi piace Sousa, non mi piace il gioco di Sousa, non mi piace la cecità di chi alla fine di una partita come quella di ieri notte, nella quale si è rischiato di perdere contro dei “morti viventi” (queste son le parole sagge della curva), cerca le colpe dappertutto meno dove le potrebbe trovare.

Sapete bene, perché lo scrivo dall’anno scorso, cosa penso del centrocampo “a due” in Italia. Ieri lo ha rigiocato anche Spalletti, alzando Nainggolan dietro Dzeko e lasciando i soli De Rossi e Strootman in mezzo, come aveva fatto contro la Viola domenica. Risultato: si è immolato a una squadra “all’italiana” come il Toro, come domenica aveva regalato la partita  alla Fiorentina proprio regalandole la parità numerica a centrocampo. E ieri ai due a centrocampo c’è tornato anche De Boer. Aveva giocato il 4-2-3-1, con la disinvoltura e l’incoscienza che in genere gli olandesi hanno in fatto di tattica, contro il Chievo al suo esordio, perdendo 2-0. Poi era passato al 4-3-3, sortendo risultati migliori.

Ma ieri ha rigiocato il 4-2-3-1, dice perché costretto dall’assenza di Joao Mario, e ha rischiato di perdere in casa dal Bologna! Ma almeno gli altri si emendano, e magari si rendono conto di aver peccato di presunzione sottovalutando le difficoltà di una partita o un avversario. Sousa non ha di questi problemi. Gli avversari non contano (anche se poi si lamenta perché stanno in dieci dietro la linea del pallone!) e vanno affrontati imponendo il proprio gioco, imponendo il “dominio” del gioco, come ama dire lui.

Quel gioco non è mai decollato, e non solo perché in Italia qualsiasi “controgioco” riesce a metterlo in scacco (basta fare un po’ più di densità in mezzo), ma anche perché non appartiene alle corde dei giocatori in rosa alla Fiorentina. Come si fa a non vedere che Badelj soffre a giocare da mediano, a correre e rincorrere, quando la sua posizione naturale (o almeno quella alla quale lo aveva educato Montella) è il centrale di centrocampo, quello che imposta l’azione e detta i tempi ma sa anche proteggere la difesa, rendersi disponibile a raddoppiare, a coprire la zona del mediano che magari in quel momento rincorre un esterno o avanza in attacco, a intercettare la linea dei passaggi verso la propria area?

Come si fa a non vedere che Borja Valero, costretto a giocare a ridosso della punta, avvilisce le sue qualità di palleggiatore raffinato, di mezzala a tutto campo che sa scegliere i tempi di inserimento partendo in linea con gli altri centrocampisti? Che significa quel suo correre su e giù fino allo stremo, quel suo pressare addirittura il portiere avversario, avendo poi da rincorrere (con quel fisico!) una volta scavalcato dal pallone? E come si fa a ostinarsi a mettere Berna all’ala, e a considerare Tello come un giocatore da campionato italiano (dove in generale le ali allignano assai poco, ma per ovvie ragioni tattiche)? E come si fa a stancare i giocatori dettando quella frenesia e quella velocità, quando ormai è appurato che alla mezzora del primo tempo hanno già tutti finito la benzina?

Io comincio a maturare una certezza. Queste cose le sa bene anche Sousa, perché non può non vederle. Ma se ora lui cambiasse gioco, si mettesse a fare l’umile come Montella nel Milan, e semplicemente mettesse in campo una squadra equilibrata e sensata, allora vorrebbe dire che aveva sbagliato lui, e non i giocatori (o la società che non glieli ha comprati). E questo, ahinoi, lui non lo farà mai. Tanto a fine anno se ne va.

Ci sarà una squadra inglese che lo apprezza per il “suo” gioco, anche se quel gioco per ora non lo ha visto nessuno. E intanto, per stornare l’attenzione dei critici che potrebbero accorgersi di quanto sbaglia, fa un po’ di effetti speciali: Chiesa all’esordio contro la Juve, ieri notte Sanchez stopper con quattro punte davanti in un inedito 4-2-4 che più offensivo non si può, Berna chiamato a fare sempre cose nuove meno quelle che tutti si aspetterebbero! E il mio rammarico maggiore è constatare che quest’anno la squadra è ancora più forte di quella dell’anno scorso. Sanchez è un ottimo acquisto, Salcedo anche. Milic e Olivera per ora non hanno fatto rimpiangere Alonso più di tanto.

E ci sono ancora da verificare Cristoforo, Diks e gli altri giovani. Solo che, giocando così, perderanno tutti la fiducia. La squadra non ha già più la personalità e il carattere vincente di una volta. Se ne sono accorti anche i commentatori a fine partita ieri sera, Leonardo & C, quando hanno detto di vedere una squadra triste, e anche Sousa triste. Certo, come si fa a ridere quando si rischia di perdere una partita come quella contro il Milan (perché diciamocelo: le occasioni più limpide le ha avute il Milan, anche se non sa neanche come se le è procurate)?

Come si fa a ridere quando nell’arco di una partita non si confeziona un’azione da gol degna di questo nome? Ora la Fiorentina ha la maglia nera della serie A per i tiri verso la porta avversaria. Ventesima su venti. Eppure qualcuno si consola dicendo che abbiamo la difesa imbattuta in casa e che abbiamo preso solo quattro gol, come la Juve. E siccome, come si sente dire da chi il calcio lo fa coi numeri,  vince il campionato chi ha la miglior difesa, allora c’è speranza!

 

 

 

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