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Dopo Inter: un’altra partita buttata via Opinion leader

Firenze – Un’altra partita buttata via. Per qualche ora, prima dell’inizio, si era parlato di un centrocampo a tre, che sembrava la soluzione più razionale e prudente contro un’Inter che comincia sempre le partite a grande ritmo e riesce a schiacciare gli avversari nella propria metà campo. E invece è entrata in campo la solita Viola. Tello ala destra, quattro giocatori costantemente davanti alla linea del pallone, i soliti due immolati al supplizio a centrocampo, la difesa senza protezione. Come si fa a non vedere? Il primo gol è colpa di Borja, ma non perché ha rinviato a casaccio davanti a Tatarosanu, ma perché lui lì non ci dovrebbe essere. Non dovrebbe essere lui ad aiutare la difesa, in area o al limite. Continuo a non farmene una ragione: avere in rosa Vecino e Sanchez e vedere in campo Tello, che non recupera mai, che è nullo all’attacco, che a un certo punto anche i compagni ignorano perché tanto l’unica cosa che sa fare è banale e innocua! Forse il giocatore più inutile che si possa immaginare, anche con la più perversa delle fantasie. Tenuto lì solo perché l’idea di gioco di Sousa è surreale!

Ma a proposito di perversione c’è anche da interrogarsi sulle sostituzioni fatte da Sousa. A un certo punto, dopo il gol di Ilicic, c’era davvero da crederci nella rimonta; visto l’atteggiamento rinunciatario e timoroso degli avversari e i tanti errori in difesa, dovuti a stanchezza e spaesamento (la classica paura di vincere). E cosa fa l’ineffabile tecnico? Mette in campo Chiesa per Bernardeschi, giocatore che viaggia alla media di un gol a partita, da quando ha ritrovato la sua posizione, e che era stato tra i migliori nel primo tempo; e poi, finalmente, sostituisce Tello. Ma con chi? Con Perez, un ragazzino esordiente di diciottanni!

Eppure in panchina c’erano Babacar, Zarate, Vecino (che si era visto in grandi condizioni quando è entrato giovedì contro il Paok), Sanchez e Cristoforo! Cosa vogliono dire queste scelte cervellotiche di Sousa? Mi torna in mente la prima di campionato contro la Juve a Torino. Una partita senza speranza, con la Fiorentina reduce da un precampionato avvilente nei risultati, nel gioco e nel morale. A sorpresa, Sousa fa esordire Chiesa! Sembra che quando lui avverte aria di critiche e sente che il risultato è segnato, cerchi di “distrarre” con effetti speciali. Sono sicuro che oggi, invece che della partita e di come la squadra era messa in campo, si parlerà della mossa Chiesa-Perez, tutti un po’ straniti, dubbiosi anche di fronte alle evidenze, perché non è possibile che un tecnico sbagli così clamorosamente: evidentemente la colpa è nostra che non capiamo qualcosa! Ma ora è davvero troppo. La serie delle scelte (e delle parole) fasulle di Sousa, dei giocatori “bruciati” dalle sue paranoie, di quelli sacrificati in un ruolo non loro, è diventata intollerabile.

E anche ieri notte Il dispiacere più grande è venuto dalla prestazione dei singoli. Sì, dispiacere! Perché non si può essere contenti a vedere giocatori superiori in tutto agli avversari quali erano i nostri costretti a umiliarsi per l’insipienza del tecnico, per le sue decisioni incomprensibili e autolesioniste. Eppure Sousa alla fine era compiaciuto. Ha riparlato di crescita, dei suoi giocatori che ci “credono”, del suo lavoro “per vincere”. Soltanto gli episodi non gli sono stati a favore, ieri come contro il Paok! Ma la verità è un’altra, e lui la sa. Non è Berna destinato a una squadra più ambiziosa; è lui che non si rassegna a stare qua, a fare un lavoro che non gli riesce, a predicare un gioco improbabile per i giocatori che ha. Ha capito benissimo che ora gli conviene recitare la parte del profeta incompreso e malcapitato. Se la squadra e la società non sono sufficientemente ambiziose per Berna, perché dovrebbero esserlo per lui? E allora, come gli chiedono i tifosi sacrosantamente, perché non se ne va?

 

Foto: Bernardeschi

 

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