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Dopo la Juventus: quella porta bianconera così tristemente lontana Opinion leader

Firenze – Ve lo ricordate Woody Allen nel Dittatore del libero stato di Bananas? Esilarante. Solo per esercitare il potere del tiranno, quella caricatura di Fidel Castro ordinava le cose più assurde e inutili, come per esempio indossare le mutande sopra i pantaloni. Da tempo Sousa, anche se in una versione più tragica che comica, sembra ispirarglisi.

Vedi ieri. Bernardeschi “condannato” (e oramai si è capito che la condanna è all’ergastolo) a giocare tornante, più terzino destro che ala; il baby-gladiatore Chiesa immolato controintuitivamente nell’arena dei difensori più forti del mondo; il portierone Tatarosanu costretto a giocare coi piedi anche se i piedi non ce l’ha; il Badelj, che nella vita normale era un regista, chiamato a far la vita da mediano; il modulo che, per continuare a stupire, deve essere unico al mondo (è lui, il dittatore e profeta, l’unico a giocare quel 3-4-2-1!); quattro punte di ruolo in campo (cinque, quando è entrato Tello) che in 95 minuti non riescono a fare un tiro in porta (e la cosa si ripete ormai da un anno, contro la Juve come contro il Carpi).

Forse ieri a qualcuno è venuto in mente che delle responsabilità questo serafico cultore del lavoro che parla (male) solo di cose astratte e metafisiche ce l’ha nel lungo declino della Fiorentina? Un declino che cominciò nel girone d’andata dello scorso campionato in casa con l’Empoli e che ieri ha toccato uno sconfortante fondo. Almeno prima la Viola mostrava personalità e tecnica. Prima c’era una squadra che, se perdeva, perdeva giocando, con fair play e eleganza. Ora i viola riescono solo a picchiare, a farsi ammonire, a rincorrere frustrati, a buttar via palloni e a dare segni visibili di sconforto per non riuscire a imbastire un’azione che è una.Quando si ricordano chi erano quando davano lezioni di possesso palla, passano cinque minuti a giocare in orizzontale, senza uno sbocco, senza una logica, senza un’idea di calcio.

Ho sentito dire però che ieri abbiamo giocato contro una delle squadre più forti del mondo. Sì, certo, ma contro le sue riserve, in una partita che per loro è stata poco più che sperimentale e in una fase di preparazione che, conoscendo Allegri, non le consente di essere oltre il 60% delle sue potenzialità (lo scorso campionato, alla prima, la Juve perse in casa dall’Udinese, e con tutti i titolari in campo). Quello che sarà capace di fare la Juve lo abbiamo intravisto in quella mezz’ora di pressing asfissiante, di velocità, di giocate di prima, di invenzioni tattiche che ci ha annichiliti nel primo tempo e che, se c’era la forma fisica, ci avrebbe cancellato dal campo per tutta la partita.

E il nostro ineffabile tecnico ha avuto anche la presunzione di dire che la partita, a un certo punto, la potevamo vincere, e che è stato un rimpallo sfavorevole a farcela perdere! Ma non dice nulla sul perché anche quest’anno, come lo scorso anno a Torino (dove perdemmo 3-1 dopo essere andati in vantaggio per un generoso rigore) non abbiamo cavato un’azione d’attacco degna di questo nome. E non dice nulla sul perché la squadra, quando è evidente al colto e all’inclita che non riesce a sviluppare il gioco che il dittatore le prescrive, quel gioco non lo debba cambiare, sistemandosi in campo in modo da essere più equilibrata e in modo da garantire ai giocatori movimenti più naturali (che sono la risorsa fondamentale, quando non c’è tempo di pensare).

Chi ieri pomeriggio abbia visto le partite del calcio inglese ha visto chi è che gioca il gioco cui si ispira Sousa. Come sempre, quasi tutte le grandi inglesi; ma in un campionato dove praticamente tutti giocano un calcio d’attacco, con almeno quattro giocatori al di là della linea del pallone, in velocità, molto spesso sulle ali. Ma avete presente con quali centrocampisti (visto che devono essere due) lo giocano? Ve li elenco io: Matic e Kanté (con Fabregas relegato in panchina!) nel Chelsea, Tourè e Gundogan nel City; Dyer e Dembelé nel Tottenham…Tutti “mostri” dal fisico e dalla corsa da olimpionici. Tant’è vero che allo United stanno pensando che Pogba e Carrick, visto quel che è successo all’Europeo, non siano adatti a giocarlo (e sono Pogba e Carrick!). E poi, avete visto che giocatori hanno nella trequarti dietro al centravanti? Hazard, Oscar e William; De Bruyne, Silva e Sané (con Gabriel Jesus in arrivo)… In Italia, dove dominano il “controgioco” e l’opportunismo tattico, con le caratteristiche dei giocatori in rosa alla Viola, dove vai con quel gioco?

Ma voglio tornare a far riflettere anche su quello che ha espresso la scorsa annata di calcio internazionale. Il Cile (squadra molto “spagnola” e “provinciale” nella concezione) ha vinto per la seconda volta la Coppa America umiliando le grandi squadre d’attacco sudamericane; un mediocre Portogallo, che gioca scolasticamente il più stantio calcio lusitano, ha vinto l’Europeo (e senza CR7) contro una Francia che invece spavaldamente si ispirava al calcio offensivo britannico; un Leicester da retrocessione che in Premiership umilia con un italianissimo 4-4-2 tutti i 4-2-3-1 supermilionari e superdotati di campioni delle “grandi”; otto semifinaliste nelle coppe europee tutte spagnole (l’unica “straniera” era il Bayern di…Guardiola!).

E la Fiorentina, che giocava magnificamente un calcio “spagnolo”, che si ritrova ora a fare la parodia del gioco del Tottenham, senza averne i mezzi e senza avere gli avversari compiacenti che si trovano in Albione! Continuiamo così, facciamoci del male, come avrebbe detto un altro grande comico (tragico) del cinema!

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