energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Dopo la Roma: squadra in crescita, grinta e sicurezza Opinion leader

Firenze – Difficile far collimare emozione e giudizio. Gioia per la vittoria, soprattutto per aver finalmente battuto una grande, ma ancora tante perplessità sulle scelte di Sousa e sul gioco. Questa volta non c’è dubbio che abbia ragione il tecnico a dire che la squadra sta crescendo. Ieri notte la Viola sembrava più in salute fisica della Roma, e senz’altro molto motivata, concentrata, vogliosa.

E segni di questa crescita erano venuti anche da Salonicco, accompagnati (con mia grande soddisfazione) anche da cambiamenti sensibili negli schemi di gioco. Cambiamenti che Sousa ha però subito rinnegato (o, come spero, soltanto accantonato), tornando ieri al suo prediletto 3-4-2-1, con l’unica variante, più insistita del solito, di una difesa a quattro in fase di non possesso. Ancora una volta, dunque, il centrocampo “a due”, con Badelj e Sanchez, al quale, per nostra fortuna, Spalletti ha risposto specularmente, alzando Nainggolan nella trequarti dietro la punta e lasciando la zona centrale all’uno contro uno di De Rossi e Strootman vs. Badelj e Sanchez, in un confronto che è sostanzialmente finito alla pari, ma di cui ha indubbiamente beneficiato la Fiorentina, che non si è mai trovata a dover fronteggiare avversari (e che avversari!) in inferiorità numerica come sarebbe stato nel caso in cui si fossero trovati a fronteggiare anche Nainggolan.

Meno male, e grazie Spalletti per questo peccatuccio di presunzione offensiva che ci ha permesso di giocare alla pari contro la sua squadra; ma, a proposito del nostro schieramento, non possiamo non aver constatato l’ennesima prova faticosa e piena di errori di Badelj quando è costretto a fare il mediano, come non possiamo capacitarci nel vedere Borja Valero in quella veste di trequartista, costretto ad attaccare gli spazi in velocità (che non è certo la sua qualità migliore) e a rincorrere affannosamente tutto e tutti, perdendo di lucidità e, diciamocelo, di utilità.

I meriti della Fiorentina comunque ci sono stati. Tra le prestazioni individuali, eccellente è stata quella di Sanchez, davvero un giocatore da grande squadra. Di Badelj si è detto, anche se va aggiunto che sono encomiabili la sua dedizione (a una causa nella quale non può certo credere) e il suo impegno. A me poi è piaciuto molto Gonzalo, nonostante qualche volta si sia arrangiato e qualche altra si sia distratto; e mi è sembrato una sicurezza Astori. Bravo anche Tomovic. Meno convincente che nella prima uscita Milic, più impreciso e timido; a fasi alterne Ilicic, comunque complessivamente il più pericoloso e inventivo dei Viola in attacco; combattente puro e meritevole di ben altre assistenze Kalinic, che io premierei sempre con un nove, ma che purtroppo è condannato dal gioco di Sousa (per il quale l’area di rigore avversaria sembra un optional) alle fatiche di Sisifo con nessun tornaconto personale.

Molto deludente invece Tello, leggero e scolastico, surclassato, nei pochi minuti giocati, da Berna (che però non sarà mai lui su quella fascia!). Mi resta il tarlo di un Borja Valero che vaga con poco costrutto per il campo, vero regista della squadra nel dettare i tempi e nell’alzarne o abbassarne il baricentro, che forse (ma lo si è anche sperimentato) avrebbe una resa diversa se potesse giocare il meno possibile con le spalle alla porta avversaria com’è costretto ora e se potesse accorciare la squadra giocando in linea con un centrale e un mediano. E dunque sì: contenti di aver vinto, ma per l’ennesima volta con la sensazione che la squadra potrebbe fare di più e di meglio se messa in campo diversamente.

Molti tecnici, non solo Sousa, cercano ossessivamente l’ampiezza (che però  si può ottenere anche coi movimenti ad allargare dei trequartisti e alzando i terzini) e si fanno un vanto del numero degli attaccanti messi in campo. Io l’ho detto e ridetto: con i giocatori che ha la Fiorentina, farei definitivamente la difesa a quattro, terrei tre centrocampisti con un centrale a protezione della difesa e a impostare il gioco, e due trequartisti (più centrocampisti che seconde punte) dietro al centravanti, liberi di muoversi su tutto il fronte d’attacco; senza forzature nei ruoli, con i giocatori che giocano con più naturalezza, valorizzati nelle loro prerogative e virtù.

Io continuo a pensare che la rosa della Fiorentina sia da Champions League, ma lo sia soprattutto per la classe pura dei suoi centrocampisti (in questo momento la Juve non ce l’ha un centrocampo come il nostro!). È sul centrocampo, sulla densità, che dovremmo tornare a puntare per comandare davvero il gioco. Due dati ci dovrebbero far riflettere: la Fiorentina di Sousa è la squadra di serie A che tira meno in porta, e ora è anche a metà classifica nel possesso palla.

Io tra le due cose vedo un nesso: noi siamo la squadra che tira meno in porta perché abbiamo di fatto rinunciato al possesso palla (puntando sulla velocità che allunga i reparti, mettendo un’ala al posto di un centrocampista e consentendo raramente alla squadra di tenere alta la difesa). Per nostra fortuna i rimedi sarebbero a portata di mano e anche ben collaudati. E speriamo di non dover continuare a dire che per nostra sfortuna abbiamo Sousa…

 

 

Fot9o: www.Fiorentina.it

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »