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Dopo l’Europa, la Francia: Verdi sulla cresta dell’onda Politica

Parigi – Un’ondata verde ha fato cadere in Francia importanti bastioni dei partiti tradizionali, come Lione e Marsiglia. Anche a Parigi è grazie all’alleanza con il partito dell’ecologia EELV che la sindaca uscente, la socialista Anne Hidalgo, si è assicurata alla grande un secondo mandato.

Le amministrative, che si sono concluse con il secondo turno di ieri dopo la pausa imposta dal coronavirus,  hanno da una parte confermato quanto i problemi della salute del pianeta stiano a cuore dell’elettorato ma dall’altra inviato anche seri avvertimenti.

Prima di tutto il livello di astensione che ha raggiunto il record storico del 60%. Vale a dire che ieri solo quattro francesi su dieci si sono recati alle urne, meno che al primo turno quando la paura del coronavirus aveva già influito sull’affluenza ai seggi elettorali.

Un dato, questo della crescente disaffezione per la politica, che sicuramente meriterà una riflessione sulla salute della democrazia nel paese. . Una riflessione si imporrà anche al presidente Emmanuel Macron, il cui partito, la Republique en Marche (LRM) ha subito  una sonora batosta. I suoi candidati hanno quasi tutti incassato una sconfitta. La sua candidata a Parigi, l’ex ministra della sanità, Agnes Buzyen ha raccolto solo il 13,5%  e non entrerà neanche nel consiglio comunale.

L’unica vittoria importante è quella a Le Havre di Edouard Philippe che però non è iscritto al partito e la cui popolarità irrita il capo dello stato. Sul fronte degli altri partiti, i socialisti hanno retto meglio del previsto nei suoi bastioni,  come a Lille dove Martine Aubry conserva il mandato,  a Nancy e Clermont-Ferrand. Il centro destra dei Les Republicains ottiene risultati misti, con qualche bella vittoria come a Nizza Saint-Etienne e Tolosa e amare sconfitte come a Bordeaux e Marsiglia.

Il Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen, salva il suo onore conquistando per la prima volta una città di oltre 100.000 abitanti, Perpignan, ma non riesce a sfondare come avrebbe voluto. Conserva comunque nel sud del paese 8 degli undici comuni che aveva conquistato nel 2014.

I verdi, che già avevano il vento in poppa alle ultime europee che li ha consacrati terzo partito di Francia con 13 eurodeputati , hanno probabilmente accentuato i consensi nel paese grazie all’epidemia del Covid 19 che ha rilanciato nel paese una sensibilità ecologica. Così hanno potuto conquistare soli o come capicoalizione città come Marsiglia, Lione (che era considerato un feudo della “macronie”) Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon, Annecy e Colombes.

Hanno conservato Grenoble e contribuito alla vittoria di Hidalgo a Parigi e Montpellier. “E’ una svolta politica per il nostro paese. Il panorama si ricompone attorno all’ecologia.. è una reazione all’impotenza e mancanza di scelte del governo sulle questioni ecologiche e sociali, alla verticalità del potere” ha commentato l’uomo di punta dei verdi, l’eurodeputato Yannick Jadot.

Dopo questo successo, è probabile che il partito debba ora ampliare la propria struttura, finora portata avanti da soli 4 dipendenti. Anche sul versante LRM c’è da attendersi qualche cambiamento, dopo i risultati ritenuti disastrosi anche all’interno del partito. All’Eliseo  non si fanno commenti. A margine del palazzo presidenziale si sottolinea come dalle amministrative non si può trarre un insegnamento nazionale, soprattutto con uno scrutinio locale che ha portato alle urne solo il 40% dei francesi. Ma, come scrive Le Monde, a 4 anni dalla sua creazione il partito del presidente chiaramente ha fallito il suo radicamento sul territorio nazionale.

La netta vittoria, anche se solo al secondo turno, di Philippe rischia ora di influire sulle decisioni dell’Eliseo cui da tempo si attribuisce l’intenzione di procedere a un maxi-rimpasto del suo governo. A momento la sorte del primo ministro non sarebbe ancora stata decisa, anche se da giorni i commentatori politici elencano la rosa dei suoi possibili successori.

Nel corso di questi difficili mesi del lockdown,  la calma gestione dell’epidemia del primo ministri ha riscosso più consensi di quella di Macron la cui popolarità  ristagna ed è a 13 punti da quella di Philippe.

Il rimpasto comunque non riguarderà solo il primo ministro ma probabilmente anche chi è a capo di importanti dicasteri, come quello degli interni Castaner che è riuscito a scontentare sia le forze di polizia che i francesi. Con le presidenziali che si avvicinano, Macron deve innovare la sua politica e la sua immagine al più presto,  anche per far dimenticare la sua contestata gestione di scottanti dossier come i Gilets Jaunes, la riforma delle pensioni e ora il Covid 19.

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