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Dopo Samp: ci vuole tempo per fare la Fiorentina che vogliamo Opinion leader

Firenze – Le Attenuanti sentimentali è un piacevole romanzo di Antonio Pascale. Ma quelle che io accampo per difendere la Fiorentina in questi giorni di polemiche e di sfiduciati pronostici non vogliono essere attenuanti sentimentali, ma vere e proprie attenuanti, che hanno a che vedere coi fatti e soprattutto con le loro pessimistiche e, secondo me, inique valutazioni.

Dicevo ieri di una Fiorentina che non merita le critiche che le si fanno. In parte perché io cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno (la crescita di alcuni giocatori, la prova niente affatto disdicevole di Badelj e Richards a Genova), in parte perché mi sembra che le valutazioni siano molto di fegato, di umore, e assai poco obiettive. Intanto va detto che la Viola, nello scorso campionato, con le squadre che ha affrontato finora, aveva fatto peggio: aveva perso con la Roma e la Lazio, aveva pareggiato col Genoa e col Torino, aveva vinto con l’Atalanta e con l’Udinese, come quest’anno, e poi aveva perso col Sassuolo (mentre quest’anno ha pareggiato), aveva perso con l’Inter (con cui quest’anno ha vinto) e aveva vinto col Milan (quest’anno solo un pareggio) e pareggiato con la Samp con cui domenica ha perso.

Totale, un punto in più rispetto al campionato scorso. Mi direte che è proprio qui il problema; che la Fiorentina non riesce a migliorare come si vorrebbe, che non riesce a mantenere le promesse. Ma ve la immaginate una Juve con Tevez e Llorente assenti cronici, o un Napoli senza Higuain e Calleijon, o una Roma senza Gervinho e Totti?  Cosa doveva fare la Fiorentina per “prevenire” la sfortuna che la sta tormentando? Torniamo al mercato estivo e al progetto (comprensivo del gioco che aveva in mente Montella) all’inizio del campionato.

Si chiude il mercato e Montella sa di aver recuperato Gomez, che tra l’altro ha segnato in amichevole un gran bel gol al Real Madrid, e di dover aspettare Rossi per non più di metà campionato. Ovviamente l’assenza di Pepito è un handicap, ma non tale da giustificare un grosso acquisto dell’ultima ora. Ci sono Babacar e Bernardeschi che fanno faville, e alla fine può bastare un Marin, gioiello in cerca di riscatto, da accoppiare al suo “gemello” naturale Gomez per l’emergenza.

Tutto razionale, tutto secondo logica e economia. Cosa poteva fare di più una Fiorentina che continua a giocare bene, a dominare le partite (il solo primo tempo con la Lazio ha fatto vedere una squadra superiore alla nostra) e che purtroppo deve costantemente reinventarsi l’attacco, che tra l’altro Montella aveva pensato proprio in funzione di due punte vere, rinunciando al tiqui taca e cercando più potenza e dinamismo a centrocampo? A Genova abbiamo perso. Ma fate il conto delle azioni e delle occasioni. Valutate il peso di quel rigore inesistente che ci mette subito sotto. Valutate il peso del rigore sbagliato da Gonzalo (anche quello!) che ci avrebbe fatto pareggiare in due minuti. Il bello è che la squadra ha continuato a giocare e a attaccare con grande spirito e senza accusare nessuna ferita morale. Solo che non è riuscita a segnare, come purtroppo può accadere a una squadra che al momento ha solo una punta (oltretutto poco centrale) di ventun anni e un Cuadrado con la testa non si sa dove (e Cuadrado invece l’anno scorso c’era, eccome!).

Lasciamo lavorare Montella in pace. Lasciamogli perfezionare questa squadra di partita in partita con l’idea che Gomez e Rossi debbano riessere protagonisti e finalizzatori di un gioco che va costruito diversamente dallo scorso campionato. Anche se ora Gomez e Rossi non ci sono. Lasciamo crescere i nuovi senza pretendere i miracoli. Badelj, per esempio, è accusato di non essere brillante in fase di attacco. Ma lui dovrà essere il pilastro del centrocampo nel recupero palla, non nelle verticalizzazioni e nei dribbling.

Questo pretende il nuovo gioco pensato da Montella. Quando avrà acquisito una maggiore disinvoltura nei movimenti che gli vengono attualmente richiesti, Badelj forse potrà anche far di più in appoggio alle punte. Ma intanto è già importante che migliori e che assimili un gioco non semplicissimo quale quello che vuole Montella (e che, per ora, molti osservatori non hanno capito). Quella in prospettiva sarà più una Fiorentina da recupero palla e ripartenze veloci, che non da palleggio. Aspettiamola, e intanto guardiamo la classifica con una certezza: finora abbiamo fatto meglio dello scorso campionato.

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