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Dopo un restauro di 27 anni tornerà visibile al pubblico la Porta del Paradiso del Ghiberti Cultura

L’8 settembre di quest’anno la Porta del Paradiso tornerà visibile al pubblico nel Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, dopo un restauro durato 27 anni eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, per coincidenza gli stessi che occorsero per realizzarla, senza eguali per complessità, che ha permesso di salvare la Porta e la mitica doratura da distruzione sicura. Realizzata 560 anni fa da Lorenzo Ghiberti in bronzo e oro, del peso di 8 tonnellate, alta 5 metri e venti, larga 3 metri e dieci, dello spessore di 11 centimetri. Secondo il Vasari fu Michelangelo a darle il nome di Porta del Paradiso: “elle son tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso”. Tale era la bellezza che fu deciso di metterla nel posto d'onore, sul lato orientale che guarda la Cattedrale.

La Porta sarà collocata all’interno di una grande teca, nel cortile coperto all’ingresso del Museo dell’Opera, in attesa di essere definitivamente esposta nel nuovo museo in via di realizzazione. La teca si è resa necessaria perché la Porta deve essere conservata in condizioni costanti di bassa umidità per evitare il formarsi di sali instabili tra la superficie del bronzo e la pellicola dorata, che salendo, sollevano e perforano l’oro causandone la distruzione. Per il futuro, si sta studiano la possibilità di creare una protezione con una barriera d’aria, che consenta di vedere la Porta senza un’intercapedine di vetro davanti.

Terza in ordine di tempo, dopo quelle di Andrea Pisano (1330 – 1336) e del Ghiberti (1402 -1424), la Porta del Paradiso fu commissionata all’artista appena un anno dopo aver terminato l’altra. Ghiberti fu impegnato dal 1426 al 1452, affiancato negli anni da numerosi collaboratori del calibro di Donatello, Michelozzo, Luca della Robbia, Benozzo Gozzoli, Bernardo Cennini. Il progetto iniziale prevedeva tre porte per il Battistero di uguale formato, con le storie organizzate secondo 28 riquadri contenenti dei quadrifogli gotici. Ghiberti elimina i quadrifogli e riduce i riquadri a 10, e su ognuno di loro rappresenta diversi episodi tratti dell’Antico Testamento, oltre ad un fregio composto da 48 elementi con teste e figure intere di profeti e sibille, tra cui l’autoritratto.

459-_IICManager_Upload_IMG_Chicago_porta_20del_20paradiso.jpgLa spiegazione di questo, come racconta Annamaria Giusti direttrice dei lavori di restauro dal 1996, sta nel fatto che “La Porta del Paradiso è una macchina complessa e perfetta, realizzata con una perizia senza precedenti e mai eguagliata”. Ciascuna delle due poderose ante furono gettate in bronzo in un unico colossale pezzo. Sul telaio bronzeo della porta erano stati predisposti degli alvei, profondi alcuni centimetri, per contenere i 58 rilievi che vi furono incastrate a forza, probabilmente riscaldando il telaio in modo da ottenere una leggera dilatazione. I 58 rilievi furono fusi uno ad uno, rinettati a freddo e finemente cesellati in superficie per essere, infine, dorati con il metodo dell’amalgama di mercurio.La Porta del Paradiso non lascerà mai la sua collocazione originale fino al 1943 quando, a causa della seconda guerra mondiale, fu rimossa per ragioni di sicurezza e portata al sicuro. Tornerà in Battistero nel 1948 dopo un restauro, condotto da Bruno Bearzi, che porterà alla luce la doratura al mercurio, da secoli nascosta sotto lo sporco e una vernice nera apposta nel 1772, che aveva fatto dimenticare l’esistenza della mitica doratura dei rilievi. La Porta del Paradiso sarà danneggiata dall’alluvione del 1966: l’urto dell’acqua sarà talmente violento da aprire le ante e staccare 6 pannelli dal telaio di bronzo (due in alto, due centrali e due in basso), che il Ghiberti aveva incastrato di misura. Per capire con quale forza l’acqua si sia abbattuta sulla Porta del Paradiso, basti pensare che negli anni Novanta quando l’Opificio ha deciso di staccare gli altri 4 pannelli della Porta, per eseguirne il restauro, sono occorsi 5 anni per toglierli dal loro alveo.

Dopo l’alluvione i 6 pannelli distaccati furono ripuliti e rimontati sulla Porta del Paradiso forando dal retro i battenti e avvitandovi gli stessi. A causa dell'inquinamento atmosferico la doratura della Porta riprese ad offuscarsi e soprattutto, tra il bronzo e la pellicola dorata, continuavano a formarsi dei sali che affiorando in superficie sollevavano e perforavano l’oro con conseguente perdita dello stesso. Per questo nel 1978 si decise di fare una campagna diagnostica per accertare le cause del deterioramento e studiare un intervento. Un primo pannello fu portato all’Opificio per restaurarlo nel 1979, seguito da altri tre pannelli negli anni Ottanta. Dopo il restauro fu chiaro, afferma Marco Ciatti Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, che "in presenza di umidità, l’instabilità chimica del bronzo-oro portava al riprodursi dei sali e che la Porta del Paradiso non poteva più stare all’esterno”. Nel 1990 la Porta fu trasportata all’Opificio e al suo posto collocata una copia, realizzata grazie alla generosità del mecenate giapponese Motoyama. La copia fu fusa a Firenze da Aldo Marinelli della Galleria Frilli, su calchi eseguiti al tempo del restauro del dopoguerra, e trasportata a Parigi per esser dorata con il metodo galvanico, in sostituzione di quello a mercurio “fuori legge” in Italia per la sua tossicità. Il lavori di restauro sono continuati fino al 2000 quando l'Istituto di Fisica Applicata del CNR di Firenze è riuscito a mettere a punto un nuovo lasaer in grado di "bruciare" depositi presenti sull’oro, con un tempo di azione così ridotto, che il calore non ha modo di propagarsi al bronzo, questo metodo ha permesso di velocizzare il restauro che fin ora si era rilevato difficilissimo. 
 

MUSEO DELL’OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE
Piazza del Duomo 9, Firenze
www.operaduomo.fi.it

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