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Dopo voto, a Sinistra ottimismo “moderato” Dibattito politico

Dopo le elezioni appena trascorse, Stamp ha chiesto una riflessione a Stefano Cecchi, leader dell’area sindacalista di base (Usb) ma soprattutto ispiratore e organizzatore di quel tentativo di mettere insieme partiti, comitati e soggetti della cosiddetta sinistra diffusa in un’unica lista. Un tentativo per certi versi riuscito, come spiega Cecchi, anche se l’obiettivo di partenza era la costruzione di un esperimento politico del tutto fiorentino da cui sarebbe dovuto emergere un gruppo unito senza simboli e bandierine, tenuto insieme solo dall’identificazione in una sinistra moderna e emancipata dal peso di vecchie ruggini e polemiche. Esperimento riuscito ugualmente, come spiega Cecchi, ma che avrebbe potuto essere “più avanzato”, nel senso, magari, di presentarsi con una formazione e un approccio più innovativo, dinamico e adatto al mutamento storico in corso. Guardando al partito greco della sinistra radicale di Alexis Tsipras.

Qual’è stata la prima considerazione che è emersa dopo il definitivo risultato degli scrutini?
“Un risultato, quello del nostro candidato Tommaso Grassi, che rientra del tutto nelle aspettative. Vorrei sottolineare il fatto che Grassi ha preso più o meno lo stesso risultato della Lista Tsipras, che era la nostra indicazione di voto alle Europee. In un momento difficile, in cui il Pd è esploso e l’astensione pure (a Firenze, 33% in questa tornata elettorale, contro il 26% delle amministrative del 2009, +7 punti percentuali) il fatto che la sinistra a sinistra del Pd abbia totalizzato una quota che va, seppur di poco, oltre all’8% non è affatto male”.

Se questo è vero, tuttavia non posso fare a meno di ricordare che le aspettative erano più ambiziose ….
“Da un certo punto di vista sì, nel senso che pensavamo fosse molto probabile che il sindaco Nardella non passasse al primo turno, e speravamo, seppure ben consci delle difficoltà, che il nostro candidato potesse arrivare vicino o addirittura “battersela” al ballottaggio. In ogni caso, ritengo anch’o che la radicalizzazione dello scontro Renzi-Grillo abbia, anche a Firenze, avuto la ricaduta di spargere “terrore” e di portare acqua al mulino del Pd. Incredibili gli errori di Grillo negli ultimi giorni di campagna elettorale. Parafrasando un vecchio “slogan” degli anni 70, invece del fattore K stavolta ha pesato sul voto il fattore G. Tornando a noi, ritengo che il voto andrebbe analizzato, per comprenderne davvero la dinamica, per fasce d’età. Ad esempio, dove è finito il voto dei giovani? E’ una mia opinione, per ora, da suffragare con analisi precise, ma ritengo che in molti si siano astenuti dal voto, e quelli che hanno votato lo hanno fatto per il Pd. Partendo da questo punto, che è comunque un problema della politica generale, ritengo che la sinistra si debba interrogare fortemente sull’approccio, sul linguaggio, sulla trasmissione di idee e valori riguardo alle fasce più giovani. Un punto su cui si dovrà ragionare. E tuttavia, l’esperienza di Firenze, la lista coalizzata intorno a Tommaso Grassi, è stata positiva, non foss’altro perché ha rimesso insieme pezzi di sinistra che da tempo non dialogavano più”.

Dunque, nessun punto critico, tutto per il meglio?
“Per niente, i limiti ci sono stati: il ritardo nell’individuazione del candidato, ad esempio, che ha giocato poi in tutta la fase di campagna elettorale; l’incapacità di comprendere il valore che avrebbe avuto una lista unita a sinistra; l’incapacità di comprendere (ma è un tema strettamente agganciato all’unità della sinistra) che in queste elezioni si giocava in buona parte sulla capacità di essere (o apparire …) innovativi per scuotere un elettorato assuefatto a grandi proclami e altrettanto grandi promesse. Non dimentichiamo il colpo da maestro degli 80 euro: al di là di tutto, la forza del simbolo che diventa concreto, non importa se si tratta di elemosina o di misura che apre la porta da altro, è stato vissuto come novità: c’è chi parla e c’è chi fa, ecco la logica che è stata recepita. Poi, il resto davvero importante, vale a dire la precarizzazione spinta del lavoro o il rifiuto del confronto con le parti sociali, passa in secondo piano, in un momento feroce economicamente come il nostro”.

Dunque, la sinistra-sinistra deve imparare?
“Più che imparare, deve a mio parere non disperdere l’esperienza fatta, perseguire la strada dell’unità che sarebbe la prova concreta verso l’elettorato di una avvenuta comprensione delle dinamiche attuali, imparare a proporre le sue alternative concrete e perseguibili, come un altro sistema di redistribuzione della ricchezza, la difesa della dignità di lavoro e lavoratore e la battaglia contro l’austerity. Del resto, tornando a Firenze e a Palazzo Vecchio, è pur vero che a questo punto in consiglio comunale ci sono 3 consiglieri dell’opposizione di sinistra, che potranno portare avanti in modo concreto i nostri presupposti ideali”.

Come si svilupperà, se esiste, il rapporto con i consiglieri del M5S?
“Spero, credo e mi auguro che con le tre esponenti dei 5Stelle in consiglio comunale ci possa essere un rapporto di collaborazione su temi comuni. Personalmente ritengo che fra noi e i pentastellati il dialogo sia possibile a partire dalle vertenze di territorio. Nessuno si può permettere di fare lo schizzinoso, perché ciò che c’è da difendere riguarda gli spazi di democrazia e agibilità per tutti”

Infine, una domanda dettata dalla curiosità: secondo lei, quanta “sinistra” è rimasta nella squadra di Nardella? Mi rendo conto che è come chiedere quanta sinistra sia rimasta nel Pd.
“Rispondo per quanto riguarda il nuovo sindaco: se svilupperà il governo cittadino in assoluta continuità con la politica renziana, ben poca. Certo, è vero che i primi barlumi non fanno ben sperare: come sindacati abbiamo chiesto un incontro al vicesindaco ormai uscito, e non abbiamo mai ricevuto risposta. Forse era troppo impegnato nella campagna elettorale: attendiamo fiduciosi”.

 

 

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