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Dpcm Lockdown: protesta delle categorie toscane Cronaca, Foto del giorno

Firenze – Manifestazioni in tutta la Toscana da parte delle categorie economiche colpite dal nuovo Dpcm del governo che prevede chiusure degli esercizi pubblici dopo le 18 e la chiusra di palestre cinema e teatri.

A Firenze in piazza delle Repubblica si sono ritrovati gli imprenditori della Confesercenti, che rappresentano  negozi, guide, agenzie, alberghi, commercio su aree pubbliche «per dimostrare l’angoscia e l’insoddisfazione per misure prese senza confronto e contro il parere delle Regioni. Tutti insieme alle 18, significativamente proprio nel momento in cui una serie importante di aziende dovranno chiudere. Bar e ristoranti, certo, ma anche cinema, teatri, palestre, centri benessere e piscine, e attività culturali, che pure stavano rispettando le norme che lo stesso governo aveva emanato. Non sarà solo un momento per una legittima protesta, ma avanzeremo proposte e richieste specifiche».

A Lucca sit in di protesta contro la chiusura dei pubblici esercizi alle 18 in piazza Anfiteatro: tutti i locali simbolicamente aperti in segno di protesta «contro un decreto – spiegano i promotori – che rischia di mettere la parola fine a tutte le nostre attività».

A Viareggio i gestori delle palestre e degli impianti sportivi hanno dato vita a una protesta pacifica che  ha raggiunto il municipio. Domani manifestazione in piazza Mazzini (dalle ore 10) con commercianti, ristoratori, baristi, gestori di locali pubblici.  Durante la loro protesta, i gestori degli impianti hanno evidenziato che nelle loro attività hanno investito soldi per sanificare le strutture e garantire il distanziamento sanitario, ma che adesso con queste chiusure avranno grandissime difficoltà a portare avanti le loro aziende.

 

Il 30 ottobre i lavoratori del settore manifesteranno unitariamente in tutta Italia a livello regionale. In Toscana la manifestazione si terrà a Firenze con un presidio dalle 10,00 alle 12.00 in Piazza Santissima Annunziata. “Il settore dello spettacolo sta soffrendo a causa dell’epidemia da Covid-19 e i dati sulla crescita del contagio non fanno certo sperare in un rapido ritorno alla normalità – è scritto in un comunicato –  In questo contesto il DPCM del 24 ottobre u.s., che ha disposto la chiusura, a nostro avviso incomprensibilmente, del settore fino al 24 novembre prossimo, rischia di assestare un colpo mortale e irreversibile al futuro della produzione culturale italiana.

Tutti i lavoratori e le lavoratrici stanno pagando un prezzo altissimo; ancora di più lo stanno pagando i precari e le precarie che non hanno potuto ottenere le stabilizzazioni, coloro che si sono visti annullare i contratti sottoscritti senza ottenere nessun risarcimento, i lavoratori e le lavoratrici intermittenti, le piccole realtà che fanno cultura ed educazione diffusa sul territorio, senza dimenticare tutto l’indotto (trasportatori, fornitori, noleggiatori di materiale audio/luci/video e scenografico) anch’esso in grave sofferenza. Tutto il comparto è chiaramente in grandissima sofferenza: troppi lavoratori non hanno ancora ricevuto gli ammortizzatori/bonus e sono senza tutele garantite, nonostante le promesse fatte.

I lavoratori chiedono: – “ristori” certi e immediati per fronteggiare l’emergenza;
– un reddito che riconosca i periodi di lavoro, preparazione e formazione, adottando misure di contrasto al lavoro nero; – sostegni realmente esigibili per i lavoratori e per le imprese per un periodo consono; – un piano di rilancio, anche attraverso l’utilizzo del Recovery Fund; – l’apertura di un tavolo permanente tra le parti sociali, i ministeri e le istituzioni locali per il sostegno e il rilancio del settore anche in relazione ai contratti collettivi nazionali di lavoro scaduti, non rinnovati, non rispettati; – ammortizzatori e tutele strutturali per tutti i lavoratori e lavoratrici atipici e discontinui; – la stabilizzazione per i precari e le precarie delle fondazioni lirico sinfoniche.

 

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