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Draghi avrà successo se potrà contare su un polo riformista Opinion leader

Firenze – Mattarella ha fatto il suo dovere. Ora ci aspettano giorni difficili. Cerchiamo di non perdere la bussola.

Ma non voglio parlare, a esperimento in corso, dell’eventuale Governo Draghi. Aspettiamo di vedere se va in porto. E se va in porto su quale asse programmatico, con quali ministri e con quale maggioranza.

E neppure mi va di parlare della “partita a scacchi” giocata da uomini e partiti della vicenda politica nazionale. In questo momento difficile per il paese sono poco attratto dalla tattica. Guardo solo, da osservatore, che nella tattica ci sono professionisti e dilettanti. E che, come spesso succede, i professionisti vincono e i dilettanti soccombono. Ma mi interessa poco questo aspetto. Quello che mi interessa in questo momento, in attesa e nella speranza di avere un serio e forte Governo per il paese, è dialogare di politica.

La fine del Governo Conte nei contenuti e nel modo in cui si è realizzata apre una nuova stagione politica. Che si espliciterà nei prossimi anni, a partire dalle prossime tornate elettorali, ma di cui oggi si vedono ben evidenziati gli elementi fondamentali.

C’è una destra populista e sovranista che, come accade in Europa e nel mondo, appare particolarmente aggressiva. Forte delle proprie idee, fatte di poche sfumature e di pochi dubbi, e corroborata da un consenso popolare aggressivo e capace di mobilitare la gente comune sulla base della certezza di “stare dalla parte della ragione”. I tanti problemi della società globale minimizzati per molto tempo, mal compresi e lasciati incancrenire dalla sinistra hanno generato la necessità di risposte forti, semplici e senza elementi di complessità. Né nel momento della comprensione né tanto meno in quello della soluzione. Insomma la destra ha sviluppato un’Agenda giusta ma un Programma sbagliato. Ma l’Agenda diventa immediatamente comunicazione e quindi il consenso rimane forte e spesso in crescita nel mondo e in Italia.

Quindi c’è la sinistra. Con le sue macerie ideologiche e la sua mancanza nel creare un “nuovo consenso” su una qualche idea generale. L’Agenda è quella tradizionale. Sembra quasi che ci sia una paura ad andare oltre e a toccare problemi, come quelli dell’identità nazionale, della libertà di impresa, del superamento della burocrazia, dell’eccesso delle tasse etc. Al massimo, si accettano come “importate” agende di movimenti verdi, di cittadinanza attiva e di antipolitica per tenere assieme un popolo che altrimenti sarebbe diviso e particolarizzato.

In tal modo non raggiungendo una visione generale ma piuttosto tante visioni e tante sensibilità che si “sentono di sinistra” ma che non vogliono sentirsi egemonizzate da un “pensiero forte”. Per la sinistra non c’è una Agenda comune ma ci sono tante risposte, alcune anche apprezzabili, a tanti problemi diversificati e spesso senza priorità.

I due blocchi si contendono l’egemonia del paese a colpi di “proposte populiste”. La destra per convinzione mentre la sinistra per debolezza. E stanno elettoralmente fra il 40% e il 45%. Con una prevalenza, in questa fase, del blocco di destra su quello di sinistra.

Il Governo Conte rappresentava per la sinistra la costruzione di questa prospettiva. La costruzione di questa alleanza. Frastagliata e plurale con un punto di equilibrio dato da una persona, Conte, e non da una idea centrale. Con un tentativo dell’ultimo momento, goffo ma significativo per chi lo proponeva, di far rappresentare a Conte oltre che il punto di equilibrio anche la rappresentanza di un centro democratico e europeista del tutto inesistente e inconsistente.

Insomma Conte il rappresentante legale di una sinistra con tante idee, con tante sensibilità , con tante risposte ma senza un’idea forte e sostenibile per il paese. Nella dichiarazione di Conte dopo l’incarico a Draghi c’è questa risposta. Teniamo assieme questa alleanza fra PD, M5S e Leu di cui io sono il garante. Un leader deciso dai sondaggi e dalla incapacità dei partiti che costituiscono l’asse di andare oltre le buone forme del leader e di cominciare a pensare ad un progetto strategico, di sinistra, per il paese.

Con la proposta di Draghi, nuovo presidente del Consiglio, i due blocchi vacillano. L’asse sovranista e populista cerca un’unica via di risposta. E l’asse populista di sinistra sembra dividersi. E’ lì che interviene Conte con la sua dichiarazione di unità e anche i leader dei partiti che puntano a presentarsi uniti alla consultazione con Draghi.

Vediamo come va questa politica dell’unità nei due blocchi. Molto dipenderà dal Programma che ha in mente Draghi per il suo Governo. Quello è la sede in cui sarà difficile mantenere unità di facciata. Sia a destra che a sinistra.

Ma in questo contesto manca un soggetto. Che avrebbe un grande ruolo nel sostenere in parlamento e nel paese l’esperimento Draghi. Il centro democratico e riformista che va da Forza Italia a Cambiamo passando per Italia Viva, più Europa ed Azione e tutti quei raggruppamenti piccoli ma generosi che stanno evocando il bisogno di un “terzo polo” nel paese.

Questo polo attualmente non esiste. Non esiste come programma, non esiste come uomini e non esiste come sensibilità comune. Ma ha alla base tanti elettori che sono accomunati da alcune idee guida e che potrebbero, se chiamati da un soggetto forte, autorevole e innovativo, sentirsi legati da una battaglia comune. Fare dell’Italia un moderno paese europeo lasciando da una parte i tanti “italianismi perdenti” e puntando invece sugli “italianismi vincenti”. Che sono tanti e di qualità unica nel mondo.

Si tratta di un soggetto politico che oggi potrebbe aspirare a rappresentare dal 15% al 20% dell’elettorato con una possibilità di crescita su più alti livelli solo se ci fosse un impegno a coesistere dei raggruppamenti oggi esistenti trasformando le tante piccole casette unifamiliari in un’unica “casa comune”. Non è facile. Non si tratta certo di sommare quello che c’è ma piuttosto di costruire una nuova realtà con quello che c’è e con quello che ancora non c’è.

Non possiamo lasciare Draghi a dialogare con il blocco di destra e con il blocco di sinistra senza dargli una sponda riformista su cui poggiare la trasformazione del paese. Urge una “nuova casa comune” al centro della politica italiana.

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