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Draghi è il leader che può rilanciare l’Italia dopo la pandemia Economia, Opinion leader

Firenze – L’articolo di Mario Draghi sul Financial Times è un grande salvagente per l’Italia ma è anche, e forse ancora di più, l’ultimo onesto tentativo di salvare il “sogno europeo”. Dico il sogno perché senza quello, l’Istituzione europea, con tutte le trazioni, torsioni e sobbalzi a cui è stata sottoposta in questi ultimi anni dopo la crisi del 2008, è destinata a sfasciarsi.

Per qualche exit o per una gestita separazione consenziente se l’Europa “does’nt work” non ha più un futuro. E se questo dovesse accadere abbiamo tutto il diritto di accusare i paesi “forti” del Nord Europa, con annessi i paesi dell’Europa ex comunista che oramai sono satelliti della Germania, di freddezza e ed egoismo ma sarà difficile esimersi dal riconoscimento, da parte dell’Italia, di cattiva gestione della politica interna, della politica estera di coesione e della finanza pubblica.

Può essere che olandesi, tedeschi e finlandesi siano stati poco amici dell’Italia ma è certo che gli italiani, spesso arroganti , velleitari e un po’ furbastri, non è che hanno fatto molto per accrescere il senso di questa amicizia. Una amicizia spesso richiesta e quasi mai concessa. Senza parlare delle bordate degli ultimi anni, che hanno raggiunto il culmine con il Governo gialloverde, contro tutto l’establishment politico, tecnico e burocratico dell’Unione Europea. Insomma uno scolaro un po’ svogliato che spara ad alzo zero su Preside, Professori e Custodi per il cattivo funzionamento della Scuola ed arriva immancabilmente tutte le mattine senza aver fatto i compiti.

Vediamo come andrà a finire questa cosa dei corona-bond. Per ora siamo in una fase di stallo. Ci sono strumenti attivi da parte della Ue per mantenere bassi i tassi di interesse delle banche verso gli operatori economici e verso sé stesse, c’è lo sminamento del patto di stabilità, c’è un nuovo, esteso, Quantitative Easing peraltro molto più flessibile di quello realizzato da Draghi e c’è l’apertura verso l’intervento dello Stato sull’economia al di fuori del vincolo di non produrre un aiuto di Stato.

Non sono cose minimali. Ma la battaglia si gioca sulla possibilità di finanziare il debito di ogni stato attraverso euro-bond e non attraverso titoli di stato nazionali. Si tratta di un passaggio cruciale. Che peraltro porterebbe l’Italia a risparmiare qualche punto sul servizio del debito. Ma più che altro aprirebbe l’Europa a “cominciare a diventare una federazione” e non solo una “somma di stati”.

Il programma di Draghi è perfetto. Ben delineato sia in termini economici, che istituzionali e politici. Attendiamo, ma il tempo stringe. L’Italia sta soffocando e senza ossigeno rischia di non rialzarsi più. E allora occorre procedere e fare in modo che il “danno” da coronavirus sia “annientato” dallo Stato. Per dare modo all’economia, non appena riprenderà la vita non dico normale ma almeno accettabile, di camminare di nuovo, anzi di correre.

Dicevamo discorso perfetto quello di Draghi. Ma con tre precisazioni. Quando Draghi dice che occorre fare debito siamo tutti d’accordo. Ma la spesa non è tutta uguale. C’è spesa pubblica giusta (recuperare le perdite dovute al coronavirus di lavoratori e imprese) c’è quella buona (investimenti per l’infrastrutturazione e l’innovazione tecnologica del paese) e c’è quella cattiva (potremmo dire Alitalia ma potremmo dire anche quota 100 e cosi via). Sulle prime due siamo tutti disponibili ad andare avanti; sulla terza penso che nascano tante obiezioni da tante parti dell’opinione pubblica e delle forze sociali ed economiche più avanzate del paese.

Quando Draghi dice che i debiti privati devono diventare debiti pubblici può andare bene, ma sia chiaro solo per i debiti dovuti al coronavirus. Per gli altri no. Per gli altri debiti privati può anche intervenire in questa fase la mano pubblica ma solo con prestiti (cioè garanzie) e, oggi, anche con partecipazioni, ma solo se l’azienda vale. Se ha un futuro. Guai a far passare tutto il debito privato come debito da coronavirus. Gli italiani non vogliono pagare i debiti dei privati “a prescindere”. Gia’ hanno dato con gli investitori delle Banche. Può anche bastare.

Ed infine quando Draghi dice che si può fare debito va bene, ma bisogna stare attenti. L’Italia parte da un livello molto alto. Il fatto che l’Europa possa chiudere un occhio in questa fase è giusto. Ma i mercati non li chiudono. E se non convinciamo i mercati che l’Italia è ben gestita e ha un piano serio di tenuta finanziaria di lungo periodo rischiamo di consumare una parte della spesa in più per pagare più interessi. L’Europa può sorvolare, i mercati no. Sono sempre attivi. E come sappiamo speculano normalmente sulle debolezze. Nothing personal.

E allora? Tutto ok. NO, l’intervista doveva concludersi con l’impegno di Draghi di venire a salvarci. Cioè appena arriva il “dopo coronavirus” e ci sarà da riprendersi, rilanciando il paese oltre la palude dello zero virgola, l’Italia ha bisogno di una guida forte, di ministri all’altezza e di una maggioranza estesa a destra, al centro e a sinistra. Il rischio di default è troppo grande per continuare a scherzare. Forza dott. Draghi, un ultimo sforzo. Ne abbiamo bisogno.

Foto: Mario Draghi

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