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Draghi, l’Italia e una moneta da difendere Opinion leader

Un’altra dimostrazione, se mai ne avessimo avuto bisogno, delle reali capacità dell’uomo di guidare il governo del Paese. Giustamente Carlo Azeglio Ciampi ha ribadito come ”Senza la moneta unica saremmo in guai molto più seri.”
Il fatto è che in Italia, al di là delle pose di facciata, l’europeismo non è un sentimento così diffuso come talora si vuol far apparire. Non perché gli italiani siano, al pari di Bossi, prevalentemente antieuropei, ma in quanto vivono l’Europa come una realtà lontana; insomma sono europei, ma ben poco europeisti, salvo poi invocare nelle difficoltà che l’Europa non c’è, che ci sarebbe bisogno di un suo ruolo politico maggiore e via dicendo; quando, cioè, si avverte la necessità di un virtuosismo di soccorso che l’Europa dovrebbe darci per superare le difficoltà interne. Che l’Europa abbia di fronte a sé una strada assai lunga per passare da entità comunitaria a statuale è fuori discussione e non sappiamo nemmeno se mai ci arriverà. Il sentimento paneuropeo affonda nella notte dei tempi, ma se dopo la seconda guerra mondiale, per dare un primo volto all’Europa, si è partiti dal carbone e dall’acciaio e non dalla costruzione di uno Stato federale, una ragione ci sarà. Da allora, nonostante tutto, di strada ne è stata fatta e l’euro rappresenta la vetta più alta e significativa che sia stata raggiunta. Certo, il non avere uno Stato unitario alle spalle né di essere espressione, altrettanto unitaria, di un’economia e di un mercato, crea dei problemi, ma il suo fallimento segnerebbe quello dell’idea stessa di Europa e della sua civiltà. Speriamo non ci sia bisogno di ricordare cosa rappresenta per la democrazia, la libertà e lo sviluppo morale e intellettuale del genere umano la civiltà europea nonostante il tanto sangue barbaramente versato e la notte tragica delle dittature e dell’antisemitismo. Le eventuali e non improbabili conseguenze politiche potrebbero, però, essere devastanti. Vi è, quindi, un motivo centrale,anche di cifra ideale, sì, per il quale l’euro va sostenuto. Perciò occorre fare di tutto perché i paesi che lo adottano, se in difficoltà, non siano lasciati al loro destino anche a fronte di pesanti  sacrifici – sostenibili sempre che siano equi – e il prezzo di un aumento dell’inflazione. Questa, tuttavia,aumenta egualmente come avviene sempre nei momenti di crisi acuta. Ciò detto la nostra moneta un errore lo sconta,ma non è quello che ci racconta Berlusconi.Essa sconta il fatto che a sua salvaguardia  è stata messa sola la rigidità dei bilanci dei singoli Stati e non lo sviluppo economico e di ricchezza, quindi, della Comunità. Si è pensato, cioè, che l’euro fosse più a riparo nella dimensione del contenimento che in quella dell’espansione. Si è trattato di un errore strategico e, per quanto può, Mario Draghi è chiamato pure a questa correzione. Le istituzioni comunitarie, dal canto loro, in alleanza con Stati Uniti e i paesi economicamente emergenti con forza, devono elaborare misure comuni contro l’avidità degli interessi privatistici che muovono le agenzie di rating in nome di un principio cardine della politica; quello del bene comune; mai, come adesso, così estesamente comune.

Paolo Bagnoli, professore ordinario di "Storia delle dottrine politiche" presso l’Università di Siena

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