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Duccio Bianchi: “Con l’impianto di Sesto crescerà il recupero energetico” Ambiente, Economia

Firenze –  La realizzazione dell’impianto di recupero energetico attraverso l’incenerimento dei rifiuti nell’area prevista di Case Passerini, al confine tra i territori comunali di Sesto Fiorentino e Campi, è ormai in dirittura d’arrivo. Il 18 giugno prossimo la Conferenza dei Servizi della Città Metropolitana dovrebbe dare il definitivo via libera per l’apertura del cantiere, dopo aver respinto le richieste del Comune di Sesto Fiorentino per una nuova valutazione di impatto sanitario.

L’impianto è comunque da tempo oggetto di una forte contestazione da parte di comitati e forze politiche che hanno intrapreso iniziative sia al livello politico sia attraverso la mobilitazione di cittadini per spingere la Regione e la Città metropolitana a sospendere la procedura e a riaprire la discussione sull’opportunità della realizzazione dell’impianto dal punto di vista dell’utilità, dell’impatto ambientale sulla Piana e anche della sicurezza per la salute degli abitanti dell’area.

Per chiarire alcuni punti sui quali verte la contestazione degli oppositori, Stamp ha intervistato Duccio Bianchi, ricercatore sui temi ambientali ed esperto nel settore della gestione dei rifiuti.

D. Il Piano regionale prevede una quota di recupero energetico pari al 20% dei rifiuti urbani più gli scarti della raccolta differenziata. Oggi siamo a poco più del 10. Il Piano quindi considera l’impianto di Case Passerini strategico per la regione?

R. Sì, perché è uno degli impianti che consentirebbe di incrementare il livello di recupero energetico della Toscana. Si tratta di un impianto che dovrebbe smaltire tra 150mila e 170 mila tonnellate di rifiuti che non è lontano dai livelli europeo anche se nel confronto è pur sempre definibile di taglia medio piccola.

D. L’obiettivo del Piano Regionale è ridurre quasi a zero l’uso della discarica, è un indirizzo europeo che molti paesi del nord Europa hanno già raggiunto, lo raggiungeremo anche a Firenze?

R. Gli indirizzi dell’Unione Europea prevedono da un lato il fortissimo sviluppo del riciclo e dall’altra una riduzione tendente alla massina minimizzazione dello smaltimento in discarica. In Toscana quella del recupero energetico è sicuramente l’opzione che sta nella gerarchia comunitaria della prevenzione dell’uso della discarica.

D. Chi contesta l’impianto sostiene che organismi europei hanno sancito la fine dell’incenerimento come modalità di smaltimento dei rifiuti, è vero?

R. Non è vero, non c’è nessun documento né direttiva né altro che preveda l’abolizione del recupero energetico . Ci sono tuttavia Paesi dell’Unione che dispongono di una grande quota di recupero – l’Olanda per esempio è intorno al 50% – e che stanno pensando di non fare crescere e anche di ridurre questa quota, dismettendo alcuni impianti per non bloccare lo sviluppo del riciclo. Si tratta di paesi che hanno quote dal 25% al 35%, mentre l’Italia è intorno al 16 per cento.

D. L’impianto di Firenze recupererà energia bruciando i rifiuti residuali alla raccolta differenziata al 70% e teleriscalderà l’aeroporto, è una scelta tecnologica appropriata?

R. Gli impianti di incenerimento, per essere ottimizzati dal punto di vista ambientale, devono essere impianti di recupero energetico sia elettrico che di calore.  Non conosco nel dettaglio le caratteristiche di questo di Firenze, ma la strategia dovrebbe essere di potenziare la produzione di energia e il recupero del calore residuo che può consentire di sostituire le emissioni che comunque ci sarebbero state localmente, pensiamo alle caldaie.

D. Qual è la situazione degli impianti di termovalorizzazione in Italia e in Europa?

R. In Italia nell’insieme ci sono molti impianti, sicuramente troppi e pochi sono efficienti sia da un punto di vista economico che ambientale. Occorre fare una selezione degli impianti che servono e realizzarne altri che sia possibile integrare con le reti di recupero energetico. Che siano insomma efficienti sia economicamente che ambientalmente. Deve terminare l’era dei micro impianti perché sono dannosi.

D. Gli oppositori del progetto di Case Passerini pongono anche molte riserve sulla sicurezza delle emissioni…

R. I nuovi impianti gestiti bene non rappresentano più un rischio ambientale significativo. Dopo di che occorre fare un’analisi locale dei carichi ambientali, occorre procedere caso per caso. Ma le tecnologie nuove, se ben gestite e utilizzate, consentono di minimizzare enormemente l’impatto ambientale.

 

Foto: rendering dell’impianto di Case Passerini nella Piana di Sesto

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