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Due anni ma sembra ieri: ricordo di Franco Ballerini Sport

Manca Franco Ballerini, manca tanto, non solo alla sua famiglia ed al mondo del ciclismo. Franco Ballerini manca allo sport in generale, un grande uomo, esempio di correttezza e portatore d’etica anni prima di un altro Commissario Tecnico che oggi appare come un vero e proprio guru per questa generazione di sportivi, quel Cesare Prandelli balzato dalla guida della Fiorentina a quella della Nazionale Italiana. Ballerini, il Ballero per tutti, anche per i suoi discepoli quando guidava gli azzurri delle due ruote, era un toscano atipico, grande simpatia celata dietro un sorriso a volte malinconico e ad una capacità di ponderare le cose che poco aveva a che fare con l’istintività dei suoi corregionali. Tutte caratteristiche che hanno permesso al Ballero di diventare uno dei leader silenziosi del gruppo (sedici anni di professionismo ed un amore viscerale per la Parigi-Roubaix, la classica del Nord sul pavè da lui vinta nel 1995 e nel 1998 e dopo la quale si ritirò con tanto di ringraziamento, vedi foto, nel 2001) e, soprattutto, il più grande CT dell’Italciclo insieme ad Alfredo Martini, toscano di Sesto Fiorentino capace di vincere in 23 Mondiali da Commissario Tecnico la bellezza di sei maglie iridate, sette argenti e sette bronzi, dalla doppietta argento-bronzo di Moser e Conti a Ostuni nel 1976, al suo secondo Mondiale, fino al bronzo di Bartoli a Lugano nel 1996 (ironia della sorte, Martini restò a secco al debutto del 1975 a Yvoir e all’ultima partecipazione nel 1997 a San Sebastian). Ballerini era l’unico che forse avrebbe potuto provare anche solo ad avvicinare il Grande Vecchio delle ammiraglie. Partì con il piede giusto, meglio del suo illustre predecessore, con l’argento del livornese Paolo Bettini a Lisbona al debutto nel 2001. Da lì al 2009 arrivarono la bellezza di quattro maglie iridate (con il lucchese Mario Cipollini a Zolder nel 2002, poi la doppietta di Bettini nel 2006 e 2007 a Salisburgo e Stoccarda, e infine la sorpresa Alessandro Ballan a Varese nel 2008), un argento un bronzo, e in più anche l’oro olimpico ancora con Bettini ad Atene nel 2004 e l’argento con Davide Rebellin (poi squalificato per doping, ma questa è altra storia) a Pechino quattro anni dopo. Era un predestinato, riusciva ad entrare nella testa dei corridori e a mantenere gli equilibri di un gruppo ricco di stelle come in pochi sapevano fare. Il capolavoro? Forse l’ultimo, Varese 2008, con i fari puntati su Bettini che aveva già annunciato il ritiro ed il trio veneto Ballan-Cunego-Rebellin a spaccare la corsa, fino allo slancio decisivo del primo che riuscì ad andarsene indisturbato ampiamente protetto dai due compagni, mentre il Grillo nel gruppetto degli inseguitori se la rideva… E rideva anche il Ballero la mattina del 7 febbraio 2010, perché il rally era la sua seconda passione dopo il ciclismo, e stava facendo ciò che più gli piaceva. Franco Ballerini, due anni fa, se n’è andato ingiustamente ma facendo qualcosa che amava. E’ per questo che ieri nella palestra della scuola media Enrico Fermi di Serravalle Pistoiese è stato ricordato tra giochi e risate da oltre 300 studenti e dai suoi più grandi amici, allievi o mentori come i già citati Bettini e Martini oppure come Luca Scinto, il Pitone, fiorentino di Fucecchio e grande gregario, tra i protagonisti proprio del primo iride del Ballero, quello di Cipollini nel 2002. Una mattinata dove il ricordo di Franco aleggiava tra i bambini divertiti che divisi in squadre e guidati dai grandi delle due ruote, si cimentavano in vari giochi che avevano come oggetto principale la bicicletta (e cosa sennò…). Sabrina, la moglie del Ballero, sorrideva. E se lo faceva lei, figuriamoci Franco

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