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Due piazze a Firenze per Carlo Levi e Anna Maria Ichino Breaking news, Cultura

Firenze – I loro nomi scolpiti sulla pietra parleranno a tutti coloro che passeranno di là di due personaggi che a Firenze  hanno avuto un ruolo di primo piano nella lotta antifascista e ai quali non poteva non andare un doveroso riconoscimento da parte di tutta la città che aggiorna così la sua toponomastica.  Proprio davanti al palazzo, in Piazza Pitti, dove Carlo Levi scrisse “Cristo si è fermato a Eboli” sono state intitolate stamattina due piazzette, Piazza Carlo Levi è a sinistra, appena sotto il Corridoio Vasariano, compresa tra Palazzo Guicciardini e i muri del complesso Boboli-Pitti, alla destra verso San Felice in Piazza è la Piazza dedicata ad Anna Maria Ichino. La cerimonia di intitolazione delle due piazze si è svolta poco dopo che l’Omaggio a Carlo Levi, al secondo piano di Palazzo Pitti si è arricchito di altri due dipinti, in parte inediti, un “Autoritratto di profilo” del 1973 di proprietà del Parco Letterario Carlo Levi di Aliano, uno dei rari dipinti in cui l’artista si ritrae in età matura e che accanto ai ritratti giovanili ne rappresenta l’evoluzione anagrafica e il dipinto “Antonio, Peppino e il cane Barone” datato 1° novembre del 1935, eseguito durante il confino, proveniente da una collezione privata e già esposto a Parigi nel 1938 e  in occasione della Biennale del 1954.

I due quadri si aggiungono ai tre autoritratti di Carlo Levi, due dei quali di proprietà delle Gallerie degli Uffizi  e nella sala 30 di Palazzo Pitti insieme al grande capolavoro raffigurante “Narciso” compongono l’Omaggio a Carlo Levi, in mostra fino al 21 aprile. Ed è proprio davanti al grande dipinto del Narciso che si è aperta questa giornata carica di emozione alla quale hanno partecipato numerose personalità coinvolte a vario titolo in questo evento, ad iniziare dal direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, dal sindaco di Aliano Luigi De Lorenzo, al nipote di Carlo Levi Stefano Levi della Torre, al figlio di Anna Maria Ichino Alessandro Ichino a Claudio Di Benedetto responsabile della Divisione Collezioni e servizi e organizzatore del convegno che si è svolto alla Biblioteca degli Uffizi in occasione della Giornata della Memoria dedicato a Carlo Levi, a Nicola Coccia giornalista e scrittore che con il suo libro “Le arse argille consolerai” ha tracciato una trama sottile riannodando i fili della memoria tra Firenze, Carlo Levi e la straordinaria figura di Anna Maria Ichino e il suo ruolo nella Resistenza, presente anche Daniela Fonti presidente della Fondazione Carlo Levi e Don Pietro, il sacerdote di Aliano che aveva conosciuto Carlo Levi.

Piazza Annamaria Ichino

“Avevo preso visione delle opere durante la mia visita ad Aliano del febbraio scorso – ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi – e ne avevo subito chiesto il prestito, sentendo tutta la forza narrativa – e complementare – di quei quadri da porre accanto a quelli da noi già esibiti. La cortesia degli amici alianesi ha permesso che questo si realizzasse e che si mettesse a disposizione del nostro numerosissimo pubblico queste straordinarie espressioni artistiche e umane”.
“Rendere omaggio a Carlo Levi – ha sottolineato Claudio Di Benedetto – scrittore e artista, ma prima ancora uomo appassionato e generoso cui va il merito di avere contribuito alla liberazione di Firenze e d’Italia è un’occasione per conoscerlo e farlo conoscere meglio, per ricordare il ruolo della nostra cultura nazionale; ma anche per ricordare e far conoscere, attraverso di lui, la donna straordinaria che è stata Anna Maria Ichino”. “Sicuramente Carlo Levi si è fermato in Piazza Pitti  dove è stato scritto il celebre libro, oggi è un grande giorno per il nostro comune di appena 900 anime, per averci voluto qui dove portiamo il cuore della nostra comunità”.
Dopo le foto di rito i convenuti si sono radunati prima nella piazza dedicata a Carlo Levi, decisione questa che era stata annunciata dal Sindaco Dario Nardella il 27 gennaio  e che oggi ha preso corpo alla presenza di Andrea Vannucci assessore alla Toponomastica e allo sport del Comune di Firenze “ Un gesto simbolico di grande significato per mantenere viva la memoria del ruolo di Levi e Ichino nella lotta antifascista – ha detto Vannucci – ma anche il valore evocativo di un luogo come Piazza Pitti e della casa che in quella piazza fu rifugio di molti antifascisti”. Al suono delle chiarine sono stati tolti i drappi bianchi con il giglio rosso che nascondevano le due lastre di marmo con i nomi incisi, Carlo Levi e Anna Maria Ichino, a dividerli adesso solo la maestosità di Palazzo Pitti.

Antonio Peppino e il cane Barone

 

 

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