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Duffy, l’uomo che immortalò gli anni Sessanta Cultura

Brian Duffy, "the photographic genius", è stato il miglior fotografo della Londra che si era ripresa dalla guerra e che dagli anni Sessanta aveva cominciato a sfornare futuri mostri sacri negli ambienti della moda e della pubblicità, del cinema, della musica, della letteratura.  Duffy iniziò a lavorare col British Vogue nel 1957, facendosi immediatamente conoscere per il suo approccio "innovativo e energico", ma anche anarchico e abrasivo, caratteristiche che gli sarebbero servite per scardinare e capovolgere il mondo allora ancor rigido e convenzionale, come quello rappresentato nelle riviste eleganti. Passando da Vogue a Elle France, a Harper's Bazar, Glamour, Esquire, e tutti i migliori mezzi di comunicazione, Duffy fondò la Black Trinity insieme a David Bailey e Terence Donovan. Come è stato documentato da un film quale Blow up, all'epoca i fotografi delle star del jet set avevano uno strapotere e avvicinare i personaggi cult non era certo difficile: rock star, modelle, attori ed affini, posavano lusingati davanti ai loro obiettivi. A Duffy la Pirelli commissionò i suoi magnifici calendari (foto a fondo articolo dal Calendario 1973) per ben due volte, e David Bowie lo volle per le copertine di tre album, tra cui il fantastico Aladdin Sane (nella foto in alto). Ma Duffy, come altri artisti di genio, era anche uno dal carattere tosto e deciso, e dopo un po' si stufava delle cose che faceva: nel 1979, all'apice del successo, un giorno prese i suoi negativi e le sue diapositive – racconta il figlio – e li bruciò. Dopo di che si dedico per gli anni successivi al restauro di mobili, alternando quel lavoro alla pittura. Finché, forse proprio a causa delle esalazioni dei prodotti che usava, si ammalò gravemente e dovette smettere. E' stato allora che il figlio lo ha convinto a ricercare tra il materiale salvato dal falò, quegli scatti che lo avevano reso tanto famoso.
Duffy,_Vogue,_Firenze,_19621_thumb.jpgOggi è all'interessamento e all'insistenza di Duffy Jr che si deve il ritrovamento di molti originali e l'allestimento di questa mostra da Alinari, che segue quella di Londra del 2009, dove il fotografo fu riconosciuto e nuovamente lanciato. Magari essere stati adolescenti negli anni d'oro fotografati da Duffy, aiuta ad apprezzare le fotografie in mostra, perché è emozionante rivedere la deliziona "gamberetto", ovvero Jane Shrimpton, accanto a una Jane Birkin che salta, in cuffietta e camicina da notte – e siamo nel 1965 – oppure il volto arguto e sorridente di John Lennon e un altro fabulous, Paul con i baffi (1966); e poi Ursula Andress e una incredibile Amanda Lear ragazzina, dal nudo efebico (1971); una coppia tanto chiacchierata formata da un nerissimo Sammy Davis e una pallidissima May Britt; un intellettuale mezzo matto come William Burroughs, scrittore osannato, accanto alla scandalosa Christine Keeler. Ma il tuffo al cuore lo dà lui, il "duca bianco", un David Bowie d'una bellezza da togliere il fiato, col viso attraversato da una zeta luccicante, e gli occhi di colore diverso abbassati davanti all'obiettivo della macchina fotografica. Senza trucchi (la macchina, non Bowie), senza sofisticazioni, Duffy riusciva veramente a trasmettere il fascino di un mondo che ormai si è sbriciolato, risucchiato dalla invadente e appestante globalizzazione che tutto sta confondendo e appiattendo. Dietro le delicate modelle in posa nelle piazze e sui lungarni fiorentini, si può intravedere una città quasi metafisica, quella che nel 1962 era davvero, e come noi non la ricordiamo più. Ci voleva un geniale fotografo inglese a rendercela con tanta struggente raffinatezza. La mostra resterà aperta fino al 25 marzo 2012.

Duffy, Calendario Pirelli 1973
Duffy_Calendario_Pirelli_1973_ST.jpg
 

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