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E-Cig: meno nociva della “bionda”, ma non innocua Società

Sigaretta elettronica, il mistero del vapore “innocuo” – Che la sigaretta elettronica non fosse tutto sommato quella panacea per tutti i fumatori che volessero perdere il vizio senza perdere il piacere di tirare la “boccata” di fumo, era un'ipotesi che s'era già affacciata nelle pubblicazioni scientifiche. Anche se timidamente, considerato il giro d'affari che ruota intorno alla sigaretta elettronica, qualcuno aveva già posto il dubbio che l'innocuità tanto sbandierata di questa nuova modalità del fumare non corrispondesse a realtà. Fra tutti, anche l'Istituto Superiore di Sanità si era mostrato “tiepido” verso questa nuova modalità del fumo. Ma l'operazione che è stata compiuta dall'equipe fiorentina del CISM, il Centro di servizi di Spettrometria di Massa del DSS (dipartimento di Scienze della Salute), Università degli Studi di Firenze, è andata al di là del dubbio, diritta alla prova provata. Ed è stato il dottor Francesco Bardini, 31 anni, già in possesso di una laurea di biologo, a svolgere la tesi del corso di laurea “Tecniche di Laboratorio biomedico” dal titolo, appunto, “Sostanze tossiche prodotte dalla sigaretta elettronica”. Relatore il professor Gloriano Moneti del dipartimento di Scienze della Salute nonché presidente del CISM. Da segnalare, nello staff di ricerca, l'indispensabile presenza del direttore tecnico dottor Giuseppe Pieraccini e del tecnico di laboratorio dottor Marco Pacenti.

I componenti della e-cig smontati . Il business – Tornando alla sigaretta elettronica, o e-cig (electronic cigarette), i numeri del business sono imponenti: considerando solo il mercato italiano, sono 400mila gli italiani che ne fanno uso, con una crescita di circa il 25% nell'ultimo anno, per un giro d'affari che si attesta su oltre 90 milioni di euro annui, considerando che la spesa annuale si aggira sui 230 euro in cui sono compresi l'acquisto del kit, ricariche e ricambi. E in Toscana? Un giro d’affari e di consumatori in costante crescita, ad aprile 2013 si parlava di 60/70 mila fan della sigaretta a vapore in regione, 20/25 mila euro di fatturato medio mensile per ogni store, per una stima a fine anno di 20 milioni di euro di giro d’affari. A fare i conti in modo molto cauto ci pensa l’Anafe, l’associazione che raduna l’80% dei produttori e dei punti vendita di “svaporatori”. Tutto ciò, con la promessa che la e-cig permetta il piacere del fumo senza la pericolosità. Ma è vero?

E-cig e sigaretta tradizionale – Secondo lo staff del CISM, quel che si può dire a tal proposito è solo questo: la e-cigarette è meno nociva della sigaretta tradizionale. Meno quanto? Almeno 10 volte meno (limitandosi alle molecole oggetto della presente tesi e ricordando che nella sigaretta tradizionale ci sono molte altre classi di sostanze tossiche e/o nocive per la salute umana, ammine aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici, ecc ecc). E' già un buon responso, per il fumatore tradizionale. Sì, ma non è lo stesso che dire che è innocua. 

Ma cominciamo ad affrontare il problema partendo dall'oggetto. La sigaretta elettronica è un dispositivo che comprende una cartuccia che contiene un liquido (e-liquido), un vaporizzatore di tale liquido e una batteria. Quando viene utilizzata, l'accensione della batteria riscalda una resistenza presente nel vaporizzatore, operazione che dà luogo alla produzione di un vapore. E cosa c'è in questo vapore?
Intanto, partiamo dal liquido: gli e-liquidi della ricarica della sigaretta elettronica contengono prevalentemente glicol propilenico, glicerina (o glicerolo), acqua, aromi e eventualmente nicotina, che spesso può rappresentare il fattore trainante per la scelta di uno o di un altro liquido.

La ricerca – Ebbene, la tesi ha utilizzato 5 e-liquidi di ricarica commerciali e i vapori corrispondenti, derivanti dall'uso della sigaretta elettronica. Il modello, Pulse, dotato di vaporizzatore Phantom eGO V1 (Smookie's) è stato fornito dalla ditta LabService Analytica Srl. La stessa ditta ha provveduto anche a fornire tutti gli standard delle molecole di interesse. I ricercatori hanno utilizzato innanzitutto una apparecchiatura che riproduce il “tiro” di sigaretta, considerato un fumatore medio, sia per quantità di fumo che per durata di respiro (35 mL in 2 secondi per 10 tiraggi). In altre parole, il sistema di campionamento utilizzato dall'equipe è stato adeguato a simulare il comportamento di un fumatore, secondo i parametri utilizzati per le macchine fumatrici. Il vapore viene poi raccolto, manipolato per rendere estraibili le molecole che rimangono dopo la vaporizzazione nel residuo e introdotto quindi nello strumento di analisi, che ne legge i risultati. Utilizzando la tecnica cosiddetta della “diluizione isotopica” è stato possibile dare un’accurata misura delle concentrazioni delle sostanze presenti nel fumo mediante un sistema di analisi in gascromatografia- spettrometria di massa (GC-MS) accoppiato alla microestrazione in fase solida (SPME).

A caccia delle “aldeidi” – I risultati? Nel fumo della e-cig sono state rintracciate alcune aldeidi, ricercate sia nell'e-liquido da un lato che nell'e-vapore dall'altro. Cosa significa? In soldoni, nell'e-vapore sono state rilevate formaldeide, acetaldeide, propionaldeide e acroleina. Da sottolineare il fatto che queste sostanze non sono presenti nell'e-liquido, vale a dire si formano all'interno del vaporizzatore, nel corso del processo di vaporizzazione. Per l'esattezza, il glicerolo produce formaldeide, acetaldeide e acroleina, mentre il glicol propilenico dà vita a propionaldeide e acetaldeide. Si segnala che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), dopo nuovi studi analitici condotti su alcuni lavoratori, ha classificato la formaldeide come un cancerogeno certo (si ritrova nella lista dei cancerogeni della IARC, Iarc Monographs, alla voce Formaldehyde Group 1, Volume 88 100F, Year 2012), tra i più letali per l’uomo, per inalazione o ingestione (si segnala anche che è presente in moltissimi oggetti, dai detersivi per i piatti alle colle dei mobili, agli smalti per unghie, alle lozioni per capelli). Per quanto riguarda l'acetaldeide, per ora siamo sicuri solo che abbia effetto cancerogeno sugli animali, mentre non è ancora certo per gli esseri umani.

E' importante tenere comunque presenti le quantità rilevate nell'e-vapore prodotto dagli e-liquidi analizzati (4 italiani e uno cinese): si tratta di quantità variabili da 1,3 a 5,1 microgrammi di formaldeide e da 0,28 a 4,67 microgrammi di acetaldeide per 10 tirate da 35 mL. Che si riferisce al valore abitualmente considerato come volume di una sigaretta tradizionale. E' bene ricordare anche che la sigaretta tradizionale contiene gli elementi indicati in misura di circa 10 volte superiori rispetto alle quantità rilevate dalla ricerca. Ma davanti all'evidenza dei dati, bisognerebbe approfondire perlomeno quanto la sbandierata innocuità della e-cig sia davvero innocua.

Alcune immagini del test sui vapori della E-cig riprese da Francesco Bardini

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