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E-cig ovunque, scoppia la polemica Società

L'ex-ministro della sanità e attuale presidente della consulta nazionale del Tabagismo Girolamo Sirchia: “E' un cattivo provvedimento”. Ma che succede? Grazie a un emendamento presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl), il 23 ottobre la Camera ha approvato la “liberalizzazione” della bionda elettronica: si può fumare, anzi, svapare in uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L'e-cig rimane invece vietata nelle scuole. Ma cosa comporta questo per la salute? Un articolo di Stamp rendeva pubblici i risultati cui era approdato Francesco Bardini, autore di una tesi sull'argomento, relatore il professor Gloriano Moneti del dipartimento di Scienze della Salute e presidente del CISM, sulle sostanze tossiche presenti nel “vapore” della e-cig, che ne sfatava la pretesa “innocuità”.

Ma, al di là delle proteste di coloro che ritengono sfumare e svapare pressoché sinonimi, e della barriera che i rpoduttori hanno eretto sulla presunta “innocuità” della sigaretta elettronica, ecco i risultati scientifici: secondo lo staff del CISM, quel che si può dire a tal proposito è solo questo: la e-cigarette è meno nociva della sigaretta tradizionale. Meno quanto? Almeno 10 volte meno (limitandosi alle molecole oggetto della presente tesi e ricordando che nella sigaretta tradizionale ci sono molte altre classi di sostanze tossiche e/o nocive per la salute umana, ammine aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici, ecc ecc).
Ma cosa c'è, esattamente, nel fumo, pardon, vapore della e-cig? Ecco i risultati: nel vapore della e-cig sono state rintracciate alcune aldeidi. Cosa significa? In soldoni, nell'e-vapore sono state rilevate formaldeide, acetaldeide, propionaldeide e acroleina. Da sottolineare il fatto che queste sostanze non sono presenti nell'e-liquido, vale a dire si formano all'interno del vaporizzatore, nel corso del processo di vaporizzazione. Per l'esattezza, il glicerolo produce formaldeide, acetaldeide e acroleina, mentre il glicol propilenico dà vita a propionaldeide e acetaldeide. Si segnala che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), dopo nuovi studi analitici condotti su alcuni lavoratori, ha classificato la formaldeide come un cancerogeno certo (si ritrova nella lista dei cancerogeni della IARC, Iarc Monographs, alla voce Formaldehyde Group 1, Volume 88 100F, Year 2012), tra i più letali per l’uomo, per inalazione o ingestione (si segnala anche che è presente in moltissimi oggetti, dai detersivi per i piatti alle colle dei mobili, agli smalti per unghie, alle lozioni per capelli). Per quanto riguarda l'acetaldeide, per ora siamo sicuri solo che abbia effetto cancerogeno sugli animali, mentre non è ancora certo per gli esseri umani.

In conclusione, pur essendo necessario ricordare che la sigaretta tradizionale contiene le stesse sostanze in misura dieci volte maggiore, è senza dubbio necessario continuare l'indagine di cosa si trovi esattamente nel vapore della bionda elettronica, e soprattutto studiare le sue ricadute sulla salute umana. E' importante, soprattutto in seguito a questa liberalizzazione, che è stata definita anche un “blitz” dei produttori.
E mentre si parla di portare avanti una nuova revisione che ripristini il divieto, i produttori, pur esprimendo soddisfazione per l'attuale vittoria, non sono ancora del tutto contenti: secondo il Presidente di Anafe-Confindustria, Massimiliano Mancini, "la modifica della norma che estendeva la legge Sirchia e il divieto di pubblicità previsti per le sigarette tradizionali anche alle sigarette elettroniche era assolutamente doverosa, in quanto certi divieti assoluti erano unici in Europa e anche dannosi".  "A questo punto – ha poi concluso Mancini – auspichiamo come prossimo passo l'avvio di un dibattito parlamentare che riveda l'assurda tassazione che dovrebbe entrare in vigore l'1 gennaio prossimo e che porti finalmente a regole certe per un settore che è diventato un'eccellenza a livello europeo".

17 ottobre E-Cig: meno nociva della “bionda”, ma non innocua

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