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E’ già stata uccisa l’altra lingua degli italiani? Opinion leader

Ma anche ci vuol dimostrare  come denaro e potere, spesso mal acquistato, tendano a usare l’arte per fini estranei, non più lezione di bellezza ed educazione di un popolo,  ma  mezzo di venale profitto.Comincia da lontano Montanari, da quel Francesco Feroni, intraprendente mercante e trasportatore di schiavi con navi proprie, in Olanda e a Livorno che, arricchitosi  a dismisura, fu fatto senatore e poi marchese dal granduca CosimoIII . Arrivato al potere  pretese, come usava, di avere una cappella in una chiesa importante e per ottenere ciò, di scalcinare gli affreschi di Masaccio nella Cappella Brancacci. Fu la Granduchessa Vittoria  Della  Rovere a porre, con fatica, il veto .Masaccio fu quindi salvato da una granduchessa, bigotta fin che si vuole, ma che, anche per origini familiari, aveva il senso dell’arte e di ciò che poteva comunicare, adempiendo alla funzione  di chi presiede in qualche modo alla res pubblica. Attualmente dovremmo essere avvantaggiati: la tutela dell’arte è un principio fondante della nostra Costituzione: art. 9:La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Ma i Feroni purtroppo esistono ancora. E Montanari ne fa un bell’elenco aggiornato. Le navi turistiche, specie di palazzoni nuotanti che arrivano nella laguna di Venezia  fin sotto San Marco, e non c’è stato verso d’impedirlo (perché Benetton deve vendere…). A Roma il Colosseo, che aveva bisogno di ordinaria manutenzione e non di altro, coinvolto con lo sponsor Della Valle in un restauro discutibile e in una campagna pubblicitaria gigantesca tutta a favore Tod’s . Il Colosseo non ha bisogno di pubblicità: questa se mai ne confonde l’immagine storico-culturale  con quella commerciale: insomma scarpe , Colosseo tutto un Disneyland .L’arte non ha bisogno di sponsor, semmai di mecenati, come l’americano Pakard, mecenate per Ercolano,il cui intervento procede in modo esemplare, senza ness’un altro fine che la conservazione dell’antichità, ricompensato però dal fisco degli USA che permette di detrarre dalle tasse quanto speso in attività meritorie per la collettività .D’altra parte il problema è di vecchia data ,ma non per questo meno pressante oggi. Montanari cita, a monito, la lettera di Raffaello a papa Leone X, per deprecare l’igno ranza e l’uso spregiudicato di chi stava disfacendo allora Roma antica per ‘murare’ il nuovo, che non sempre era San Pietro!
Scriveva Raffaello a Leone :…Quanti, dico, Pontefici ,hanno atteso a ruinare templi antichi ,statue, archi  e altri, edifici gloriosi! Quanti hanno comportato che per pigliar terra pozzolana si sieno scavati dei fondamenti , onde in poco tempo gli edifici son venuti a terra!…
Per il giovane storico dell’arte (come per  Settis) anche l’attuale ricerca del Leonardo in Palazzo Vecchio si inscrive in questa ricerca di effetti clamorosi, per code di turisti soltanto curiosi :ammesso e non concesso che vi sia un po’ di colore nascosto e che sia assegnabile a Leonardo,   non sarà questo ad aumentare la cognizione dell’ eccelso  valore di Leonardo stesso, o ad abbassare quello  dell’opera vasariana.
Sono passati 500 anni , oggi abbiamo tanti strumenti di tutela e anche un’ istruzione più diffusa. Ma se  continuiamo ad usare il patrimonio artistico come ‘petrolio d’Italia’, di craxiana memoria, e richiamo turistico a pacchetto unico: ristorante- albergo-museo, e  non come vitalissima risorsa di cultura, non si andrà lontano  e avremo ben povere cose da trasmettere ai nostri figli.

Anna Maria Piccinini


 

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