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E’ l’ora del Cardinale Benelli: libro della diocesi per ricordarlo Notizie dalla toscana

Da quando l’Arcivescovo, da febbraio Cardinale, Giuseppe Betori, è arrivato a Firenze, ha iniziato un programma, a lungo termine, per rivalorizzare le figure, spesso ed ingiustamente trascurate, degli ultimi Cardinali fiorentini defunti: Dalla Costa – Florit – Benelli. Lo ha fatto con alcune iniziative pubbliche: per il Cardinale Ermenegildo Florit l’apertura dell’anno accademico della Facoltà Teologica per l’Italia Centrale, da lui tanto voluto, per Dalla Costa uscita libro curato da Giovanni Pallanti. Non sorprende quindi che in questi giorni – tra un mese, 26 ottobre, ricorre il 30mo della scomparsa – esca un libro sul Cardinale Giovanni Benelli che, prima di arrivare nel giugno 1977 a Firenze, fu per tanti anni Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana durante il pontificato di Papa Paolo VI. Benelli, “un uomo – disse Papa Giovanni Paolo II  nella Cappella Sistina durante la messa di commemorazione che volle presiedere  – che ha sempre ispirato la sua azione ad un criterio lineare e fermo di rettitudine, fino a rischiare di passare per intransigente presso chi non riusciva ad afferrare questo suo assillo di personale rigore”.

Le parole del futuro Beato potrebbero essere sufficienti a descrivere il carattere e l'opera di questo diplomatico  vaticano, protagonista del post-Concilio della Chiesa. Parole che Antonio Lovascio ricorda, giustamente, nel suo libro a lui dedicato: “Giovanni Benelli – Un pastore coraggioso e innovatore” (Società Editrice Fiorentina, pp 160, euro 12,00). Un uomo che ha servito la “Chiesa, senza mai servirsi di essa”, disse ancora il Papa polacco arrivato al soglio Pontificio, “scalzando” proprio il Cardinal Benelli che nei due Conclavi del 1978 prese diversi voti. Si dice che Papa Luciani pensasse di richiamarlo in Vaticano come Segretario di Stato. Lovascio ripropone la figura di Benelli, morto a soli 61 anni, come modello di vescovo coraggioso e innovatore a un mondo che non gli ha mai risparmiato critiche, spesso anche dure. Come avvenne nel 1978, quando gli italiani vennero chiamati ad esprimersi sull'aborto e lui, in un'omelia rimasta storica dall'altare della basilica della Santissima Annunziata tuonò: “l'aborto è un bubbone da sradicare…”, rivolgendo un appello “al senso di giustizia e di umanità dei rappresentanti del Popolo italiano, perchè non sia legalizzata la forma più radicale, più disumana, più vile, più raccapricciante della violenza che è la soppressione dell'inerme creatura umana compiuta ad opera non di banditi ma di sua madre”. Personalmente ricordo come quell’anno, la notte di natale, alle messa delle ore 18 in duomo a Firenze Benelli celebrasse la messa mentre fuori i Radicali protestavano duramente, tant’è che ai poveri chierichetti di appena 15 anni  – tra cui c’ero anch’io – fu chiesto di formare uno scudo protettivo attorno a Benelli, prendendoci per mano, accompagnandolo – cosa inusuale – in quella formazione fino all’interno del palazzo arcivescovile, impedendo a chiunque di avvicinarsi durante il tragitto fatto in una piazza piena di manifestanti. Lovascio, nel suo libro, sottolinea come a tre decenni di distanza, lo stile pastorale del cardinale Benelli “è più facile da inquadrare, in attesa degli approfondimenti che faranno gli storici consultando gli archivi segreti”.

Già perché prima di arrivare a Firenze, mandato “come regalo a Firenze”, nel 1977, da Paolo VI di cui fu stretto collaboratore, Benelli fu protagonista della diplomazia vaticana in Francia, Brasile, Spagna e Africa, ed infine in Segreteria di Stato, come Sostituto proprio a fianco di Papa Montini. Anni che saranno più chiari quando si apriranno gli archivi vaticani. In quella veste  Benelli ricevette in Piazza San Pietro, come ricordo ampiamente e dettagliatamente, nel mio libro sul Cardinale Florit – Il Cardinale Ermenegildo Florit, per grazia di Dio e della Sede Apostolica 86mo Arcivescovo di Firenze, Edizioni Firenze Promuove 1998 –  i “ribelli” della Parrocchia dell’Isolotto che volevano essere ricevuti dal Papa per perorare la causa di don Enzo Matti.  Benelli ricevette la porpora cardinalizia assieme al Prefetto della Dottrina per la Fede Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI.

Lovascio, che all'arrivo di Benelli a Firenze nel 1977 era a capo della redazione locale dell'Avvenire, il quotidiano cattolico che anche Benelli aveva voluto come unica voce della Chiesa italiana, ricostruisce quegli anni, le crisi internazionali, la preparazione del primo viaggio in Africa di Paolo VI. “Sarà proprio a Firenze – scrive l'autore – che il cardinale vivrà la ‘pienezza’ della sua missione di prete e di vescovo: con una Visita Pastorale 'rivoluzionaria', aprendosi al dialogo con i non credenti, conducendo coraggiose battaglie, fino a fare un intervento decisivo, anche questo non poco criticato, per la liberazione dei cuginetti tedeschi Kronzucker, rapiti in Toscana dall'anonima sarda”.

“Un uomo, scrive nella prefazione il cardinale Giuseppe Betori, ora alla guida della stessa chiesa fiorentina, nel quale “l'unità tra spiritualità, pastoralità e testimonianza nella storia costituiscono il segreto della sua grandezza”. Benelli fu Arcivescovo di Firenze per soli cinque anni, troppo pochi per lasciare la sua impronta pastorale, ma ancora oggi, molti fedeli, ricordano proprio durante le messe della visita pastorale – è stato il primo Cardinale a non portare a compimento la visita pastorale, seguito poi da Antonelli – come amava battere sul pavimento il pastorale per sottolineare alcuni passaggi importanti delle sue omelie, quasi “terrorizzandoli”. Il libro di Lovascio sarà presentato martedì 2 ottobre alle 18 nell'Aula Magna del Seminario Maggiore a Firenze. Oltre all'autore saranno presenti, tra gli altri, il Cardinale Betori e il Cardinale Giovanni Battista Re che di Benelli fu segretario negli anni romani e nei primi mesi fiorentini, nominato poi Prefetto della Congregazione Vaticana per i Vescovi.

Foto di Giovanni Rocchi e Franco Mariani

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