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È morto il pittore Roberto Naccari. Le sue opere neorealiste hanno raccontato il dramma degli ultimi Arezzo, My Stamp

AREZZO – Il 7 febbraio 2022 se ne è andato Roberto Naccari, una delle espressioni più significative del neorealismo figurativo, attivo dalla fine degli anni Sessanta. Negli ultimi tempi, per motivi di età, aveva abbandonato il pennello e la tavolozza, ma non il suo punto di vista critico sulla realtà.

Roberto Naccari era nato nel 1935 a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, ma ha vissuto gran parte della sua vita e del suo lavoro ad Arezzo. Fin da giovane iniziò a dipingere, sostenuto da una vocazione autentica. Emigrò per un certo periodo in Germania e in Svizzera, dove continuò a coltivare la passione per l’arte.

Numerosi i suoi viaggi all’estero e nel sud Italia, alla ricerca delle radici più profonde di realtà sociali e umane, segnate dall’emarginazione, dalla miseria e dalla violenza. Naccari si è mosso sempre dipingendo la realtà più cruda, nella certezza di costruire relazioni solidali e di crescita umana. L’artista ha esplorato gli uomini che partono, quelli che non riescono a partire e quelli, come ci ripropone ogni epoca, che cadono come un trapezista senza rete. Il noto collezionista ed esperto d’arte Guido Galimberti ha detto che la pittura di Naccari “è la faccia spigolosa e dolente di un esodo”.

Il suo neorealismo ha raccontato i drammi del lavoro, la rivendicazione sociale delle classi operaie, ma anche l’intimità di una famiglia o di una stanza con la stessa immediatezza e intensità. Alcuni lo hanno accostato ai grandi maestri del realismo drammatico americano come Ben Shahn.

Grazie alla sua arte, Roberto Naccari è stato il macrocosmo di tutte queste entità esistenziali, dove il fattore umano sta a garantire la meraviglia della vita e i colori forti evocano lo splendore della normalità. Egli prediligeva la figura umana, di cui senza retorica e sbavature ha mostrato le debolezze, anche attraverso caricature amare e taglienti.

L’artista ha esposto con mostre personali e collettive d’arte in Italia e all’estero, conseguendo ovunque lusinghieri apprezzamenti di critica e di pubblico. Numerosi i premi ricevuti, fra i quali quello per il dipinto “Esodo” del 1977 che ottenne il Premio Rassegna Primavera al Palais de l’U.N.E.S.C.O. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private.

(nella foto l’opera “Esodo)

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