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E’ scoppiato il ciclone Renzi: battaglia a suon di primarie Opinion leader

Una campagna con forti elementi dirompenti di tipo comunicativo, fatta di slogan innovativi e di rottura e di comportamenti e modalità particolarmente accattivanti (primo fra tutti il camper che ricorda il Prodi vincente della prima ora), che ha già messo in fribillazione lo stato maggiore del PD.

Il quale si comporta nei confronti di Renzi, pur in un contesto politico diverso e con motivazioni e obiettivi diversi, quasi nello stesso modo in cui si comportava con l’avversario irriducibile, il “diabolico” Berlusconi.  Cioè riconoscendone una grande capacità comunicativa, ammettendo un certo ritardo tattico e culturale ad affrontarlo ad armi pari ma mettendo in evidenza in maniera continua, ma non decisiva, le continue scorrettezze regolamentari e istituzionali di cui si rendeva artefice.

Cosa voglio intendere in maniera non decisiva: che le critiche di vario tipo portate alla illegittimità, scorrettezza e inusualità dei comportamenti e delle azioni portate avanti da Berlusconi, in particolare quelle create dall’evidente conflitto di interessi della sua posizione personale e istituzionale, hanno contribuito ad una immensa discussione ma non hanno mai portato a provvedimenti risolutivi. E lì si diceva c’era il potere soverchiante dell’impostore!

Con Renzi il tutto appare invece ancora più incomprensibile. Non passa giorno che un qualche dirigente del PD non ricordi a tutti, militanti, elettori del PD ed opinione pubblica più in generale, che Renzi sta forzando le regole statutarie del Partito. Seguendo le quali non sarebbe possibile procedere a primarie dentro il PD. Nello stesso tempo però Bersani, dall’alto della sua lungimiranza politica le ha “concesse” in un momento di generosità che la gran parte dell’opinione pubblica, forse diversamente da quanto accade nel mondo dei militanti più stretti,  gli riconosce e tende ad apprezzare.
 
Ebbene delle due una. O il Partito richiama all’ordine statutario sia Renzi, che si è lanciato, sia Bersani, che ha concesso, in quanto le regole non sono “a disposizione di nessuno” e possono essere cambiate solo “attraverso procedure istituzionali”. Oppure si ritiene che lo “strappo” è avvenuto a fronte di una fase politica che ha reso “obsoleto” tutto il sistema di regole precedentemente statuite e, quindi in ragione di ciò, si va avanti e il Partito definirà in tempi brevi nuove regole di funzionamento delle primarie. Affinché quelle che, oramai quasi certamente avranno luogo, non portino con sé i mille e mille difetti strutturali che hanno messo in mostra nelle varie esperienze realizzate nella scelta dei sindaci in gran parte delle realtà del paese. Ed in particolare nel Mezzogiorno.

Tutto qui. Continuare a “gridare” alla rottura delle regole senza mettere in atto o una procedura sanzionatoria (che sarebbe certamente devastante nel PD e nel suo elettorato) o una revisione immediata delle regole (in modo da dare tempo ai contendenti di adeguarvisi), lascia il PD in una posizione critica che alla lunga risulta velleitaria, timorosa e inconcludente.

Ed invece se primarie hanno da essere, che siano!  E tutto il partito, dagli organismi nazionali a quelli regionali e locali, si metta serenamente  a disposizione di militanti, elettori e opinione pubblica più vasta per fare della competizione un grande momento di discussione politica e di approfondimento di contenuti per quello che sarà il programma di un eventuale Governo di centrosinistra a cui è richiesto di tirare fuori l’Italia dalle secche della crisi e della depressione economica, sociale e psicologica.

E qui le critiche a Renzi per la mancanza di un programma di massima da proporre al paese non sono del tutto sbagliate. Certo senza esagerare. Non è che il Programma di intenti di Bersani, recentemente presentato, riesca a dire molto sulle scelte strategiche che dovranno essere fatte nell’azione di Governo. Le scelte di campo ideali e l’affermazione di valori e principi identitari della sinistra non rappresentano di per sé un programma. E, d’altra parte, il continuo “ondeggiamento” sull’impianto strategico del Governo Monti ci dice di un PD che, Renzi a parte, non ha ancora deciso con chiarezza il grado di continuità da mantenere con l’attuale esperienza governativa. E  non è questa una cosa marginale. Se si pensa che è dal livello di questa “continuità” che dipenderà, alla fine, il grado di credibilità di un Governo di centrosinistra nei confronti del resto di Europa e nei confronti del mercati finanziari.

Ma, dicevamo, su questo punto Renzi deve andare più a fondo. Non è che gli accenni a Blair, Ichino, Clinton e Obama di per sé non siano già un “pezzo di programma”. Ma è evidente che, come si rilevava per il Programma di intenti di Bersani, questi accenni rappresentano al massimo una premessa. Una sorta di preambolo ideale, culturale e politico da cui partire per dare risposta  ai gravi problemi del paese. E si capisce che, al di là degli slogan accattivanti che inneggiano alla rottamazione, al “tutti a casa” per i tanti politici di professione con lunga permanenza in Parlamento e nelle Istituzioni, che il programma sarà innovativo. Blair e Ichino da soli, anche solo come potere evocativo, sono in grado di rappresentare un salto non indifferente nell’esperienza del paese.

Il programma che, a detta di Renzi, verrà presentato in tempi brevi all’opinione pubblica e che non ricalcherà certamente dal punto di vista comunicativo le 280 pagine del Programma dell’Unione di Prodi, scioglierà questi dubbi e siamo certi che porterà con se una visione alternativa al programma di Bersani. Ed è allora che forse capiremo se le primarie sono soltanto uno scontro di personalità dentro il centrosinistra o sono invece una grande occasione di discussione e quindi di battaglia politica dentro il centrosinistra fra una visione più socialdemocratica, in continuità con la storia della sinistra di questo paese, e una più liberaldemocratica, appunto più innovativa e dirompente rispetto al clima di “blocco” in cui si trova oramai l’Italia da oltre 20 anni.

Penso che non appena i programmi dei candidati premier saranno presentati e approfonditi di fronte all’opinione pubblica  potrebbe finire lo stato di “battibecco da separati in casa”  che caratterizza questa fase dello scontro politico dentro il PD e potrebbe finalmente iniziare una seria e sana discussione sulle sorti del centrosinistra e con esso dell’intero paese. E allora, voglio sperare, che i tanti tifosi “da curva nord” dei vari raggruppamenti lasceranno il posto ai ragionatori e ai tanti che amano la politica e il PD e che intendono le primarie come un metodo per scegliere la persona migliore per il paese e non come un duello all’ultimo sangue fra irriducibili nemici costretti a stare dentro lo stesso partito da chi sa quale “ragione di stato”!

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