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E’ ufficiale, Daniela Lastri lascia il Pd e sostiene la Sinistra del Sì Politica

Firenze – Il “discorso” è di quelli che sono stati preparati con tutta la sofferenza ma anche con la dignità di chi ci ha pensato su. E ci ha pensato molto su, Daniela Lastri, ex-assessore al Comune di Firenze in un campo mai così sotto tiro come l’istruzione, partecipe, come lei stessa ricorda, di quella maggioranza regionale che ha governato la Toscana almeno prima della svolta di Rossi che “strappò” l’ala di sinistra della sua giunta con la defenestrazione dell’assessore alla casa di Rifondazione.

Una scelta, ci tiene a dirlo e sottolinearlo, Daniela Lastri, che “non è un atto di ostilità” verso nessuno, in particolare non contro Rossi, come non c’è nulla di “personale”. Anzi, dice, “con molti compagni del Pd abbiamo condiviso tante cose, ho collaborato e discusso, e mi auguro che possiamo continuare ad avere anche un rapporto per fare qualcosa insieme”. Forse, ma neanche tanto forse, un richiamo tentatore verso quella minoranza del Pd cui non piace il nuovo corso ma che nello stesso tempo non se la sente di “lasciare”. Che vorrebbe dire uscire dal Pd. Una svolta politica, ci tiene a precisare ancora Lastri, nel senso che “dentro il partito è sempre più difficile discutere. Lo testimonia quest’ultimo, gravissimo atto, quello di porre la fiducia su una legge importante per l’assetto del Paese come quella elettorale”.

Ma non è solo questo. Il punto principale è la critica assoluta che Lastri (e dietro di lei quella minoranza che per ora aspetta) avanza alle politiche di governo cittadino e regionale, in particolare circa la gestione di scuola pubblica, welfare, beni comuni, laicità e diritti civili. Proprio quelle tematiche che sono la punta di diamante della controffensiva che lancia Tommaso Fattori, con la sua Sinistra del Sì, vale a dire con l’unica alternativa di governo che per ora la sinistra ha opposto al presidente uscente Enrico Rossi.

Del resto, il fatto che Daniela Lastri appoggi con tutto il suo peso di ex “sinistra di governo” (un atteggiamento, che, tiene a precisare la stessa Lastri, non viene certo inficiato dalla scelta di uscire dal Pd) lo schieramento che fa capo a Tommaso Fattori, la dice lunga sulla capacità attrattiva del polo che Fattori rappresenta. Diverse voci intonate su un’unica nota, che è quella della costruzione di un’alternativa al Pd renziano che a Firenze si schiera in tutto il suo potere. Un’occupazione quasi manu militari, verrebbe da pensare, sentendo delle difficoltà di mantenere anche un solo spiraglio di confronto nel Pd “di potere”. Fra le diverse voci che cantano insieme nel corso della Sinistra del Sì, basti ricordare la presenza di Rifondazione, dei movimenti, dell’area della sinistra critica e di Sel. Un Sel tra l’altro che, s’apprende in conferenza stampa stamattina, avrebbe anche annunciato la disponibilità a stemperarsi in un più ampio coagulato di sinistra. Seguendo quella che a suo tempo fu la disponibilità data da Rifondazione (nella corsa a sindaco poi vinta da Nardella, in cui si tentò di presentare un gruppo di sinistra unitario con a capo Tommaso Grassi) e che, a quei tempi, in base a svariate riflessioni, non fu possibile.

tommaso fattoriFacile, forse fin troppo, ricollegare la scelta di Daniela Lastri alla nascita di Coalizione Sociale, il gruppo che ha Landini come riferimento. Infatti, l’ex-assessora non accetta l’idea della “filiazione diretta”: ovviamente no, anche se “Coalizione sociale è di sicuro un altro soggetto con cui dialogare”. A mettere le cose nella giusta luce ci pensa Tommaso Fattori, che, dopo aver sottolineato la soddisfazione per il sostegno di Daniela Lastri, precisa, circa Landini: “Il fatto è che in questo Paese ormai siamo abituati a pensare che fare politica significhi dedicarsi alla vita partitica. La politica è anche altro, si muove anche a un livello più alto, che è quello in cui si posiziona il gruppo che fa capo a Landini. Una politica che studia e costruisce alternative” e che perciò può anche agire senza definizioni partitiche in tasca. “Anche se – dice Fattori – non nascondo che molte delle posizioni di Coalizione Sociale sul lavoro o sulla scuola o sui beni comuni ci trovano d’accordo”.

Del resto, Fattori non nasconde certo che “il problema non è dato dal fatto che mancano i soldi, ma è rappresentato dalle priorità che si dà la politica, perché mai come ora il mondo è pieno di ricchezza, ma concentrata”. Dunque, si tratta di “redistribuzione della ricchezza”, un principio che, unito a quello dell’inutilità, anzi della dannosità dei tagli che non curano ma irrobustiscono la crisi, portano tutto il discorso sulle linee classiche della sinistra “alternativa” nata con la crisi. Insomma, in un periodo in cui tutto ciò che è pubblico viene “messo in appalto”, l’approccio di Fattori potrebbe anche risultare, per un elettorato che comincia a dubitare del Pd, veramente “alternativo”. In conclusione, l’unico dubbio potrebbe essere: ma non sarà troppo di “sinistra” per la minoranza Pd che ancora aspetta nell’ombra del ni?

 

 

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