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Eccellenza e unicità: Lucchetti sfida il “marmo low cost” Economia, Interviste alle imprese

Massa – Il distretto delle Apuane dovrà correre per sostenere un’aggressiva concorrenza che arriva da tutte le parti: dai prodotti artificiali al “marmo low cost”. Ne è convinto con Erich Lucchetti, presidente della Bruno Lucchetti Marmi & Graniti di Massa (Ms), azienda fondata nel ’52, una delle più importanti del distretto, che esporta materiali lapidei in tutto il mondo. Lucchetti, 59 anni, laurea in Economia, master Boston University, è Presidente dell’Associazione Industriali Massa Carrara fino alla fusione con Livorno e attualmente Vice Presidente di Confindustria Livorno-Massa Carrara. Fresco di studi ha rilevato la piccola azienda familiare che ha proiettato tra i gruppi di prodotti lapidei più internazionalizzati del distretto.

Il distretto apuano, insieme a quello veneto di Verona, rappresenta la punta di diamante dell’export italiano di materiali lapidei. Prime nel mondo in questo settore sono, ovviamente, le esportazioni cinesi, visto che il paese asiatico esporta circa il 40% della propria produzione. Il made in Italy, anche in questo campo, sta riscuotendo un successo crescente sui mercati internazionali, ma la concorrenza dei prodotti artificiali che replicano la bellezza della pietra naturale a prezzi infinitamente minori, si sta facendo sentire. Così come l’ingresso di nuovi Paesi che esportano a prezzi di dumping sui mercati mondiali.

Qual è il consuntivo del 2017 per il distretto delle Apuane? In questi anni di crisi avete puntato sull’innovazione di processo e/o di prodotto? 

Il 2017 ha confermato per il distretto marmifero il trend positivo degli ultimi anni: i dati favorevoli sono frutto degli investimenti sostenuti per riposizionare l’offerta sui mercati. Nei primi tre trimestri del 2017, a livello provinciale, il settore ha messo a segno complessivamente (fra “grezzi” e “lavorati”) un +8,9% rispetto allo stesso periodo del 2016, con un valore assoluto di oltre 400 milioni di euro. In sostanza il distretto delle Apuane nel 2017 è in crescita costante, sebbene diversificata, e detiene il 32,3% dell’export italiano di lapidei di qualità, con percentuali ancora maggiori se prendiamo in considerazione il solo marmo. Consideri che l’export del settore lapideo rappresenta (in valore) il 29,2% dell’export totale della provincia di Massa Carrara.

Quali sono state le performance della sua azienda, la Bruno Lucchetti Marmi & Graniti? 

La mia azienda non solo trasforma i materiali provenienti dalle proprie cave (Bianco Carrara) ma importa da tutto il mondo blocchi grezzi per trasformarli in lastre o lavorati che esporta in gran parte in Nord America. Lo scorso anno abbiamo registrato una leggera contrazione di fatturato compensata tuttavia da una marginalità superiore al 2016. La ragione di questa diminuzione di fatturato, sebbene non significativa, risiede principalmente nella contrazione del mercato della pietra naturale a favore di un allargamento della quota di prodotti artificiali che replicano la bellezza dei prodotti naturali: ne copiano non solo il look ma anche i nomi, e aggiungono caratteristiche tecniche o strutturali superiori. Tutto ciò non solo crea confusione ma soprattutto penalizza il mercato della pietra naturale.

Quali sono le attese del 2018 per il distretto del marmo e quali investimenti intende mettere in atto? 

Il distretto apuano si presenta sui mercati come un tutt’uno, un sistema armonico fatto di qualità del prodotto, qualità delle lavorazioni e qualità della manodopera, che vanta una specializzazione unica e riconosciuta al mondo. Il 2018 sarà un anno importante per confermare la crescita e l’importanza del nostro distretto e delle sue aziende sui mercati mondiali. La nostra impresa sta attuando, come sempre in passato, importanti investimenti in macchinari, nove tecnologie, contratti di fornitura esclusivi di materiali, associati a una ricerca continua di clientela affidabile e importante.

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Qual è la sua opinione sulle prospettive dell’economia italiana e quali sono le sue principali debolezze competitive sui mercati internazionali? 

Si potrebbe rispondere con una sola considerazione. Siamo condannati a cercare l’eccellenza estrema per compensare una serie di svantaggi competitivi che vanno – non è il caso di elencarli tutti – dalla pressione burocratica all’eccesso di normative e leggi, dalla pressione fiscale alla mancanza di elasticità del mercato del lavoro.

In generale qual è la sua visione sull’evoluzione del settore nel quale opera la sua azienda? 

Un’impresa per essere tale deve puntare sul futuro. Direi quasi investire sull’ottimismo. Peraltro, sia pure in un mercato sempre più concorrenziale che vede l’ingresso di nuovi paesi produttori e l’immissione di nuovi prodotti low cost, la nostra azienda e più in generale il distretto delle Apuane può contare su due unicità. Un’unicità di prodotto, il marmo bianco, e un’unicità di skill, ovvero una professionalità delle imprese e delle loro maestranze che non trova paragone in nessun’altra parte del mondo. Voglio aggiungere tuttavia che la velocità con cui si evolvono i mercati e la fortissima concorrenza, impongono alle nostre aziende un ritmo di investimenti e di upgrade produttivi estremamente importanti senza i quali è molto facile uscire dal mercato o rimanere ai margini senza essere più protagonisti.

Come intende affrontare le sfide della cosiddetta industria 4.0, cioè l’applicazione integrata delle tecnologie ICT e robotiche e anche l’uso dei nuovi media nel rapporto con clienti e fornitori? 

Nel nostro settore l’industria 4.0, come può ben capire, non è di semplice ed immediata applicazione: trattando prodotti naturali, l’ultima parola spetta alla natura ed è proprio lì che sta la sua unicità e bellezza. L’applicazione di tecnologie avanzate sui cicli produttivi (inclusa la robotica) è già presente nel nostro settore. Dovrà crescere l’interfaccia tra le varie fasi produttive in modo da creare sistemi integrati di lavorazione con produzioni sempre più specifiche e all’avanguardia che garantiscono l’unicità del nostro distretto.

Come evolve la figura del manager e quali sono a suo parere gli aspetti essenziali della sua formazione?

Nel distretto del marmo, caratterizzato soprattutto da aziende di proprietà di una o più famiglie, la figura del manager coincide con quella dell’azionista di riferimento. Ciò produce inevitabili rischi dovuti al “ricambio generazionale”. È a tutt’oggi fondamentale la trasmissione di quel codice genetico “Apuano”, che è la cultura e l’anima del nostro settore. Il manager da noi non solo deve avere una preparazione di gestione aziendale ma deve anche conoscere i materiali e tutte le lavorazioni ad essi collegate per poter gestire con successo le aziende del lapideo. Sono convinto che sempre più si andrà affermando la professionalità e l’esperienza a discapito dell’ereditarietà.

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La ricaduta economica del vostro settore sul territorio è attualmente superiore a 500 milioni di euro. Ci sono però i problemi di rispondere alle richieste della comunità in termine di difesa dell’ambiente e di protezione dei beni naturali. Qual è la vostra attuale strategia? 

Le aziende del settore anche con la presentazione del bilancio sociale hanno imboccato una strada di “rispetto e condivisione” che mi porta anche su questo campo a guardare al futuro con maggiore serenità. Esiste una consapevolezza e un impegno preciso, testimoniato anche dai progetti mirati gestiti in collaborazione con prestigiose Università, per trasformare il tema dei materiali di cava da disvalore e rischio ambientale, a valore aggiunto. Lo stesso percorso intellettuale è in atto in tema di sicurezza. Un ulteriore impegno di numerose aziende del distretto, soprattutto quelle più strutturate, è l’ottenimento delle certificazioni in tema ambientale e di sicurezza, che con il sistema di controllo e gestione richiesti, garantiscono un sensibile incremento degli standard di lavorazione. Questo impegno si sta man mano estendendo anche alle aziende di dimensioni più contenute a testimonianza di una generale consapevolezza e impegno nella risoluzione di queste problematiche.

Lei ha detto: ora cambiamo passo con una operazione di trasparenza. E con l’intento di recuperare e valorizzare l’identità distintiva di un territorio rappresentata dal marmo di Carrara. Come si traduce in concreto?

Come già detto, attraverso il bilancio sociale abbiamo iniziato un processo costruttivo di trasparenza e confronto con tutti gli stakeholders con i quali ogni anno ci confrontiamo verificando i miglioramenti o peggioramenti fatti dal campione di aziende rappresentativo del settore. Con la Fondazione Marmo stiamo contribuendo in maniera concreta e, a mio avviso importante, a trasferire alla collettività un valido aiuto in campo sociale, sanitario e culturale favorendo anche nuove start-up di giovani con idee serie e innovative che possono rappresentare un grande valore aggiunto per tutto il territorio. Altri progetti in cantiere riguardano la valorizzazione e la protezione dell’unicità dei nostri materiali e delle nostre professionalità attraverso la creazione di un brand “made in Carrara”, che certifichi la provenienza e la inimitabilità dei marmi prodotti nel comprensorio Apuo-Versiliese. Tutto questo ed altro che verrà testimoniano concretamente l’impegno di una classe imprenditoriale moderna, attenta alle esigenze del territorio e rispettosa dell’ambiente.

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