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EcoFirenze, una vecchia storia che torna a galleggiare Politica

Firenze – E’ per iniziativa di Tommaso Grassi, capogruppo di “Firenze riparte a Sinistra” che, finalmente o purtroppo, Stamptoscana può mettere un punto a una storia che lo appassionò sin quasi dal suo primo nascere. Infatti, la storia dell’EcoFirenze, il centro per la rottamazione piazzato proprio nel bel mezzo della zona di Mantignano, uno degli antichi serbatoi di frutta e verdura della città e zona di “rispetto agricolo” tutelata in svariati modi, aveva sempre suscitato la curiosità del nostro giornale, che al suo apparire, nel 2012, dedicò un intero servizio alla “storia” di quello che definimmo una “cattedrale nel deserto”.

Una “cattedrale” che ad oggi, come dice Grassi riprendendo gli ultimi sviluppi di una vicenda complicata e poco chiara, risulta, come da notizie della Provincia, “fallita dopo pochi anni dalla sua apertura”. E pensare, come documentammo all’epoca, che la via della sua nascita fu lunga, tortuosa e fortemente voluta. Solo per dar di conto della nascita dell’operazione, rinfreschiamo le origini di quella che fu una vicenda lunghissima, condita da svariati colpi di scena. Ci limiteremo solo agli inizi. Tornando dunque a ritroso, alcuni dei primi passi dell’intero progetto sembrano quasi fortunatissime coincidenze. Ad esempio, il fatto che di localizzazione precisa (vale a dire precisamente il Ferrale, sito sulle terre passate nel 2000 dal proprietario Riccardo Checcucci Lisi alla società Hanna srl, unico socio Cepa spa del Gruppo Spagnoli) non si parli fino al 2004, anche se un “progettino” per edificare nella zona un centro di rottamazione era stato richiesto unitamente da Ecofirenze (che ancora non era proprietario dell’area, lo diventerà solo nel 2005) e Cepa allo studio Michelizzi sin dal 2002. Occorre pensare che evidentemente ritenevano molto probabile che in quel punto, nonostante la vocazione agricola, sarebbe stato possibile costruire, magari a distanza di qualche anno, ciò che poi divenne realtà.

Nel 2004, anno di svolta, accaddero alcune cose: venne presentata alla Provincia da parte del consorzio Ecofirenze la richiesta di compatibilità ambientale sul progetto da realizzarsi in area Ferrale. Il progetto però era firmato Quadra srl, il progettista era l’architetto Bartaloni, coprogettista Michelizzi. Inoltre, con la presentazione del Piano Strutturale, per la prima volta venne indicata chiaramente l’area dove sorgerà in seguito il centro di rottamazione: proprio dove nel 2002 era stato richiesto da Ecofirenze e Cepa il progetto.

Coincidenze a parte, un altro punto interessante della questione venne a galla circa 4 anni più tardi, grazie alla Delibera avvallata dal Comune di Firenze, la n. 100 del 17.11.2008 del Consiglio Comunale, di edificare la struttura sulla base dell’atto dirigenziale di approvazione del progetto della Provincia di Firenze. L’atto della Provincia in questione, il n.1901 del 2007, aveva carattere di autorizzazione unica rilasciata dalla Provincia alla società Ecofirenze e fu ritenuto sufficiente, pur non essendoci permesso di costruire da parte del Comune.

La delibera consiliare del 28 febbraio 2012 rese infine possibile, tramite una modifica della convenzione con i privati (quella precedente, del 2008, non era mai stata firmata) l’avvio delle attività del centro di rottamazione, subordinandole al rispetto di un severo cronoprogramma che riguardava le opere di urbanizzazione necessarie. E che, sembra di capire non partirono mai, sebbene le attività prendessero tranquillamente il via.

 Un’operazione che alla fin fine fu caratterizzata da un’immensa colata di cemento al centro di una zona agricola tutelata e che si configura anche, come ricorda la nota di Grassi, come area d’esondazione. Un’operazione che fu presentata come dotata di un carattere spiccatamente ecologico e di grandi potenzialità economiche. “Ma che non poteva sopravvivere, fra gli altri motivi anche perché sovradimensionata del tutto rispetto alle esigenze dell’area fiorentina”.

Fra i dubbi che si pongono ora sul blocco di cemento armato posizionato al centro dell’area agricola di Mantignano, uno è particolarmente inquietante, come dice il capogruppo di Firenze riparte a Sinistra: “ Il rischio è che si pensi a una destinazione diversa, di tipo ad esempio residenziale”. Ipotesi inquietante soprattutto in vista di un altro ulteriore elemento: il fatto che, “anche se ritenute obbligatorie” non siano state mai realizzate le opere di sistemazione stradale della viabilità di quartiere di Mantignano. Insomma il famoso “severo” cronoprogramma per le opere di urbanizzazione di cui Stamp parlava sin dal 2012. “Su questo il Comune ha la responsabilità di non aver mai voluto escutere la fideiussione per la realizzazione delle opere stradali – dice ora Grassi – per anni abbiamo chiesto che si avviassero le procedure per la realizzazione da parte del Comune, ed economicamente a carico del privato, delle opere stradali e delle bonifiche delle aree degli ex demolitori. Ma la risposta è stata sempre la stessa: ci sono state garanzie che i lavori partiranno a breve. Cosa intende dire adesso il Comune ai residenti di Mantignano?”.

E ora? Adesso, secondo Firenze riparte a Sinistra, prima della riapertura delle attività, è necessario “che siano realizzate tutte le opere necessarie alle strade, e che si provveda immediatamente a fare i controlli su eventuali versamenti di sostanze inquinanti nei vicini corsi d’acqua”. Per cercare di alleggerire una situazione che, conclude il capogruppo in consiglio comunale, rischia di danneggiare tutti, tranne “chi ha la responsabilità imprenditoriale e politica di una scelta così scellerata”.

 

 

 

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