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Ecomafie e ciclo dei rifiuti, Toscana al quarto posto scavalca la Sicilia Breaking news, Cronaca

Firenze – Ecomafie, la malattia e la cura. Non è solo un arido snocciolamento di dati, la presentazione avvenuta oggi a Firenze dell’annuale Rapporto sulla criminalità legata ai reati contro l’ambiente da parte di Legambiente, legata alla Toscana, ma anche un’enunciazione dei passi di contrasto che potrebbero compiersi per rintuzzare l’assalto. Al tavolo dei relatori,  Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, Antonio Pergolizzi, Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, Don Andrea Bigalli, Referente Regionale di Libera e dell’Assessore alla Legalità  della Regione Toscana Vittorio Bugli.

Assalto della criminalità orgnizzata, da un lato, ma anche, come precisano i relatori, di quella mentalità diffusa, che rientra nella concezione del delinquere, che vede in un atto grave contro l’ambiente una modalità di poco peso. Insomma, come dice il presidente Fausto Ferruzza, si tratta di impostare e perseguire una vera e propria rivoluzione culturale. Passando ai dati, si conferma il ruolo di crocevia del malaffare ambientale che la Toscana mantiene: non terra di insediamento fisso, ma di business sì.

 In sintesi, la nostra Regione mantiene la posizione più alta tra le regioni del centro-nord e resta stabile al 6° posto nella classifica nazionale, subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio. I numeri parlano chiaro: 1.836 infrazioni accertate (corrispondenti al 6,8% sul totale dei reati accertati su scala nazionale), appena in calo rispetto all’anno scorso, quando le infrazioni furono 2.138 (7,1% del dato nazionale). In linea generale, quest’anno si registra un peggioramento nel settore del cemento illegale (si sale dal 6° al 5° posto) e in quello dei rifiuti, dove la Toscana rimane stabile al 4° posto nella classifica italiana ma si conferma la prima regione del Centro-Nord, riuscendo persino a scavalcare la Sicilia. Non va meglio neanche dal punto di vista delle archeomafie e degliincendi dolosi, anche se per fortuna non si ripete in qualità e quantità l’annus horribilis del 2017.

Dal rapporto Ecomafia 2019Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti, dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema Nazionale di Protezione Ambientale al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, a molti altri, si ottiene anche una “mappatura” per settori di interesse da parte sia delle cosche organizzate sia di chi mette in atto un devastante “fai da te”.

Ciclo dei rifiuti – Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti  la nostra regione è in alta classifica raggiungendo la quarta posizione con cifre a dir poco preoccupanti: 634 infrazioni accertate nel 2018, aumentano anche le persone denunciate (802) e i sequestri effettuati (181). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (75 infrazioni accertate, 1,4% su totale nazionale, 84 denunce), seguita da Arezzo (56 infrazioni accertate, 55 denunce e 26 sequestri) e da Siena  (53 infrazioni accertate, 1% su totale nazionale, 60 denunce e 12 arresti).

Ciclo del cemento – Il mattone selvaggio è servito, in alcuni contesti, per spalancare le porte alle ditte in odore di mafia. Quest’anno la Toscana sale dalla sesta posizione alla quinta con 480 infrazioni accertate, (il 7,3 % sul totale nazionale),  aumentano le denunce da 428 a 572; diminuiscono invece i  sequestri effettuati (da 50 a 28). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (99 infrazioni accertate, 1,6% su totale nazionale, 109 denunce e 4 sequestri), seguita da Livorno (85 infrazioni accertate, 1,3% su totale nazionale, 94 denunce e 7 sequestri) e da Siena (72 infrazioni accertate, 1,1% su totale nazionale, 81 denunce).

Reati contro gli animali – Racket degli animali, bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti illegali, pesca di frodo, ma anche (viste le nuove norme) maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, scende all’ottavo posto della classifica ma i numeri sono ancora preoccupanti con 405 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 6,2%420 denunce, 62 sequestri. Nella classifica provinciale dell’illegalità  a danno degli animali su terraferma in Toscana domina Firenze con 35 infrazioni, 33 denunce e 13 arresti mentre a danno degli animali a mare è Livorno in testa alla classifica con 127 infrazioni e 1 arresto.

Archeomafie – Grandissimo lavoro per le Forze dell’ordine, in particolare per il Nucleo TPC (Tutela del Patrimonio Culturale) dei Carabinieri, per le cosiddettearcheomafie. Inquirenti alle prese coi tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. A presidiare la classifica nazionale, come una delle regioni maggiormente colpite dai ladri di opere d’arte troviamo la Toscana (5° posto, con 52 furti corrispondenti al 7,7% del totale nazionale).

Incendi dolosi – Quest’anno sul fronte incendi non ci sono affatto buone notizie. Anzi. La Toscana, infatti, rimane stabile al 4° posto nella classifica nazionale con 201 infrazioni accertate (9,9% sul totale)63 denunce e 5 sequestri per un’estensione di superficie (boscata e non boscata) di 1.240 ettari.

Un quadro estremamente vario, come ricorda Ferruzza, che se da un lato contribuisce a tenere alta la guardia contro comportamenti e posture incivili, tuttavia è anche specchio “di una forte e costante azione di contrasto del fenomeno. E di questa attività, spesso silenziosa e indomabile, dobbiamo ringraziare di cuore tutte le forze dell’ordine (NOE, CUTFA, Finanza, Guardia Costiera, etc.)”.

Azioni concrete di contrasto alle ecomafie – Se non c’è dubbio che i comportamenti volti a saccheggiare e danneggiare un bene comune come l’ambiente (il termine viene utilizzato e richiamato da Don Andrea Bigalli) sono esecrabili, la ooro sconfitta dipende da vari fattori, ma soprattutto dalla capacità di mettere in atto gesti concreti per arginare e stoppare il fenomeno. E se per la sua risoluzione  è importante la rivoluzione culturale in senso ampio della società, però alcuni passi sono già partiti. Ad esempio, come ricorda l’assessore alla presidenza Vittorio Bugli, molto utile in questo campo è l’esperienza formativa sugli Ecoreati, realizzata nell’ultimo quadriennio sui territori grazie alla collaborazione fra Legambiente, ANCI e Regione Toscana, che ha formato dalle 200 alle 250 persone, che dà gli strumenti agli amministratori pubblici per “annusare” anche in modalità preventiva laddove qualcosa di poco chiaro si sta muovendo. O ancora, la decisione della Regione Toscana di unificare in una sola “voce” i rifiuti speciali non pericolosi con quelli urbani, in modo da mettere sotto il “cappello pubblico” un intero settore di rifiuti che altrimenti, come precisa anche Antonio Pergolizzi, rischia di prendere pericolose derive quando lasciato ai privati. Infine, è Pergolizzi a precisare che, nel computo degli ecoreati a livello nazionale, “bisognerebbe aggiungere anche i 44mila relativi ai reati agroalimentari, che invece non vengono computati unitariamente”.  Infine, da segnalare la comparsa di un nuovo reato, che attiene al commercio internazionale di gas refrigeranti.

Inoltre, dall’assessore Bugli arriva anche un annuncio, volto a implementare le informazioni e il coordinamento tra gli enti di controllo in materia ambientale.  “Con il riordino delle funzioni a seguito della legge Delrio, oramai la Regione rilascia quasi tutte le autorizzazioni ambientali alle imprese, cosa che prima avveniva in modo frammentato Provincia per Provincia – ha spiegato Bugli – Siamo così riusciti a costituire un database completo delle autorizzazioni rilasciate. Ora che siamo a regime, abbiamo pensato di aggiungere un elemento in più: cioè arricchire il database con l’esito dei controlli eseguiti dai vari enti sulle singole aziende, e rendere questi dati un patrimonio di informazioni non solo per noi ma anche per gli enti di controllo stessi, per le forze dell’ordine e per quelle inquirenti. A settembre abbiamo previsto una riunione operativa con tutte le istituzioni interessate, con le quali ci stiamo rapportando da tempo su questa idea progettuale, per avere il loro consenso a procedere e concordare le modalità. Partiremo prima con una sperimentazione che riguarderà il settore dei rifiuti”.

 

 

 

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