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Economia, la Toscana decelera, il neo protezionismo colpisce l’export Breaking news, Economia

Firenze – Economia Toscana, si conferma, secondo il 4° Focus di Ires e Cgil Toscana, la decelerazione della regione. I segnali sono il nuovo calo del lavoro a tempo indeterminato, il rallentamento della crescita dell’export, ma anche l’aumento del risparmio delle famiglie (+7.3 miliardi negli ultimi 4 anni), la diminuzione degli impieghi vivi (-7,1 miliardi negli ultimi 4 anni). Il quadro è emerso dalla presentazione del Focus presentato oggi a Firenze nella sede di Cgil Toscana. Preoccupazione viene espressa da Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana, che raccomanda “bisogna intervenire perché non dobbiamo rischiare una recessione nell’anno che verrà. La manovra del Governo non risponde alla esigenze di attivare politiche anticicliche che determinino la fiducia delle persone e delle imprese: noi non ci siamo limitati alle critiche ma abbiamo avanzato con Cisl e Uil una piattaforma di proposte sull’economia, invitiamo il Governo a considerarla. Alla Regione abbiamo chiesto un Patto di fine legislatura per approntare interventi su alcune priorità: economia, sanità, sociale, lavoro, infrastrutture. Siamo pronti a discuterne, vanno conclusi positivamente questi ultimi due anni che separano dalla fine del mandato, non c’è tempo da perdere”.

In particolare, all’analisi trovano pieno riscontro quegli elementi di incertezza negli scambi commerciali globali che già si intravedevano nel primo scorcio dell’anno e che oggi si consolidano nel quadro delle tensioni internazionali generate dall’acutizzazione delle reciproche misure protezionistiche tra Stati Uniti e Cina. “La guerra commerciale inaugurata dalle politiche neoprotezionistiche di Trump genera – si legge nella nota del sindacato – misure tariffarie che colpiscono in misura diretta la Cina ma determinano un clima negativo e conseguenze pesanti su tutto il commercio mondiale, colpendo in maniera indiretta tutti quei paesi, come l’Italia, che hanno una forte tradizione e vocazione all’export. Nel contesto nazionale soffre anche la Toscana, tra le regioni più importanti per l’export italiano, proprio a causa della frenata dei mercati esteri”.

Export – In realtà le esportazioni crescono, e lo fanno in maniera del tutto dignitosa: 2,3% nel trimestre, il che significa che rispetto allo stesso periodo del 2017, diminuisce di alcune decine di milioni con le esportazioni verso Cina e Stati Uniti, compensandole però con una rinnovata attività sui mercati di sbocco europei. “

“Rallentamento che si conferma ancora di più in termini previsionali con un significativo peggioramento delle aspettative da qui al 2020, con una riduzione di crescita dell’export prevista come volume di fatturato da 37 a 33 miliardi con inevitabili conseguenze sulla bilancia commerciale regionale – si legge nella nota – a questo fattore si aggiunga il rallentamento complessivo dell’economia italiana che non è in grado di offrire un mercato alternativo, di sbocco interno, alle produzioni toscane. Questo scenario porta, perciò, a rivedere al ribasso le ipotesi di crescita della Toscana previste nei mesi scorsi, attestandole allo 0,9% per il 2017 e addirittura allo 0,8% per l’anno corrente. Continuerebbero, quindi, ad essere più che mai necessarie politiche economiche anticicliche in grado di sostenere la domanda interna”.

E a diminuire sono i consumi. La dinamica della domanda interna a livello regionale mostra i numeri: si passa da + 1,4% a + 0,7%. “Proprio questo andamento molto prudente dei consumi – dicono dall’Ires – insieme al fortissimo aumento dei depositi bancari delle famiglie toscane, 7,3 miliardi da agosto 2014, testimonia della percezione di incertezza che caratterizza l’opinione diffusa e comune delle cittadine e dei cittadini toscani”. 

L’incertezza viene giustificata, secondo Cgil e Ires, dalla discussione suscitata dalla pubblicazione della NADEF 2018 ( Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza) e dal conseguente conflitto avviato con gli organismi di controllo dell’UE riguardo al rispetto degli impegni di riduzione del deficit contratti negli anni passati ed ora platealmente messi in discussione. E dunque, non sarebbe improbabile che, “nei prossimi giorni, qualora si realizzasse l’ipotizzato avvio della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, potrebbe determinarsi un ulteriore peggioramento delle tensioni finanziarie con l’ulteriore allargamento dello spread ed una conseguente reazione maggiormente negativa dei mercati rispetto alle politiche dell’attuale governo che potrebbe indurre ad un nuovo avvitamento recessivo”.  

Investimenti – Il numero degli investimenti privati in Toscana mostra un dato positivo:  +4% da parte delle imprese, che nel 2018 beneficiano ancora degli incentivi fiscali. “Per questo stesso motivo – dicono dall’Ires – si presume che in assenza di incentivi nel 2019 gli investimenti privati si dimezzeranno, in un contesto produttivo che ha visto negli ultimi quattro anni diminuire di 7,1 miliardi la quota di risorse messe a disposizione dal sistema creditizio regionale per finanziare la ripresa”. Di conseguenza verrebbe l’andamento del mercato del lavoro: pur crescendo i flussi di avviamento al lavoro, nelle assunzioni si registra un’ulteriore diminuzione della quota di lavoro a tempo indeterminato che viene erosa da tutte le altre tipologie contrattuali, in particolare da lavoro somministrato e da lavoro intermittente insieme al lavoro a termine. 

“Il lavoro a tempo indeterminato pesa solo per il 15,1% – è il dato diffuso da Ires – allo stesso tempo il saldo che si registra tra assunzioni e cessazioni risulta significativamente inferiore (-6.900 unità) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se non migliora la qualità del lavoro toscano si consolida, invece, la dinamica quantitativa con un dato che certifica circa 26.000 occupati in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Cresce l’occupazione dipendente ed insieme ad essa l’occupazione femminile contestualmente alla diminuzione dei disoccupati pur se ad un ritmo rallentato rispetto al trimestre precedente che testimonia di un mercato del lavoro in fase di assestamento e inevitabilmente legato all’andamento del ciclo economico generale.

Cassa Integrazione. I numeri in questo caso certificano una situazione apparentemente molto migliore con un dimezzamento pressoché generalizzato in quasi tutti i comparti ed in tutte le province, con un’incidenza significativamente inferiore rispetto al totale nazionale (6% rispetto al 7,2% dei primi nove mesi del 2017). Inoltre considerando l’indicatore dei “cassintegrati equivalenti”, che si ottiene riportando le ore integrate all’orario medio di lavoro, si hanno nei primi nove mesi dell’anno circa 8mila “disoccupati equivalenti” rispetto ai 20/30mila degli anni precedenti.

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