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L’economia reale sta precipitando Economia

Occorre un cambio di marcia per rimettere in moto il Paese, con interventi seri e mirati a sostegno del sistema imprenditoriale e delle famiglie, altrimenti la crisi si aggraverà ulteriormente. Tante aziende a rischio chiusura e disoccupazione, soprattutto giovanile, dilagante. Sono le previsioni di Cia, la confederazione italiana agricoltori, quasi alle porte della chiusura di un anno già durissimo per l'economia reale del paese. “Davanti ai dati che registrano un aumento delle entrate fiscali, grazie soprattutto all’Imu, non si può certo gioire. Questa crescita può soddisfare il governo che fa ‘cassa’, ma non l’economia reale, come l’agricoltura, che va sempre peggio, e neanche le famiglie che, in questa difficile congiuntura, continuano a tagliare i consumi.
La flessione del gettito Iva è sintomatica. Con un Pil che quest’anno, secondo le ultime stime, subirà un taglio di oltre il 2,5 per cento e con una disoccupazione a livelli record, lo scenario rischia di assumere contorni veramente drammatici. Si sta creando un ‘mix’ estremamente pericoloso che rischia di esplodere in maniera dirompente. Con il risultato di vedere chiudere migliaia di aziende, anche nel settore agricolo. E le conseguenze sono facilmente immaginabili”. E’ quanto afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, fortemente preoccupato per una situazione che sta precipitando ogni giorno di più.

“In varie occasioni – aggiunge Politi – abbiamo sostenuto che la linea di rigore in questo particolare frangente è opportuna. Questo, però, non vuole dire che le politiche vanno basate unicamente sui tagli e sull’inasprimento fiscale per imprese e famiglie. L’Imu si sta dimostrando un’imposizione gravosa e in moltissimi casi ingiusta. Un esempio su tutti: la tassazione di beni strumentali, quindi indispensabili per il lavoro, come i fabbricati rurali e i terreni agricoli. Il gettito che si sta registrando rimpinguerà certo le casse dello Stato, ma sta mettendo in crisi un intero sistema produttivo e aggraverà ulteriormente i bilanci delle famiglie”.

“Ecco perché chiediamo un cambiamento di marcia da parte del governo. Non si può assistere passivamente -rimarca il presidente della Cia– ad un Pil in picchiata, ad un’occupazione che si assottiglia, a consumi, specie in campo alimentare, che si deprimono in modo allarmante. Questa non è certo la strada che porta alla crescita che, in tali condizioni, appare quanto mai irrealizzabile. C’è l’urgenza di mettere in moto politiche nuove che, pur rispettando il rigore nei conti pubblici come richiesto dall’Ue, consentano al mondo imprenditoriale, compresa l’agricoltura, di riprendere a produrre, a creare occasioni di lavoro, a rilanciare la competitività sui mercati”.

“Senza una svolta, i rischi sarebbero veramente tanti e drammatici. Ad essere coinvolto sarebbe anche il settore agricolo che, nonostante le difficoltà, ha dimostrato di reagire meglio alla crisi. Ma questa vitalità -rileva Politi- si sta, tuttavia, esaurendo proprio davanti all’inasprirsi degli oneri fiscali (Imu in particolare), dei costi produttivi e contributivi e della burocrazia. Gli ultimi dati sul valore aggiunto, in calo per due semestri consecutivi, e sull’occupazione nelle campagne, anch’essa in discesa, sono eloquenti di uno scenario che si sta deteriorando. Tante sono le aziende in seria difficoltà e per molte di loro si paventa addirittura l’espulsione dal mercato. Da qui il nostro invito al governo di correre al più presto ai ripari. Serve una vera politica economica che punti allo sviluppo. Basta, quindi, a tagli miopi e indiscriminati, ad una tassazione esasperante e improduttiva. Così non si va lontano”.

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