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Soffia il vento della recessione Economia

La produzione industriale in Toscana subisce una battuta d’arresto dopo aver collezionato una lunga serie positiva di incrementi dall’inizio del 2010. A preoccupare non è tanto la sua entità – meno 0,9% nell’ultimo trimestre del 2011, secondo i dati congiunturali di Unioncamere e Confindustria Toscana – quanto un interrogativo: sarà inversione di tendenza? In Italia, nello stesso periodo, la frenata è stata ben più pesante (-3,4%); il calo invece non si è ancora verificato nella media dei 27 paesi dell’Eurozona dove al contrario l’anno si è chiuso positivamente (+1,5%). Siamo nell’anticamera di una nuova contrazione economica? Il sentiment degli imprenditori sembrerebbe avvalorare questa ipotesi. L’indicatore che misura il grado di fiducia degli operatori economici è crollato in modo repentino negli ultimi tempi: la quota di imprenditori che si attende un aumento nei livelli produttivi nel primo trimestre 2012 è precipitata al 13,1% mentre nel trimestre precedente sfiorava il 20%. Del resto molti indicatori sono lì a confermare il fatto che non si tratta di pessimismo astratto. La caduta della produzione toscana è legata soprattutto alla domanda interna, sul cui hanno inciso le recenti politiche di austerity del Governo Monti. Il fatturato realizzato sui mercati esteri è cresciuto invece del 5,1%. Gli stessi segnali provengono dagli ordinativi, che subiscono complessivamente un calo del -2,4%, “salvati” (ma non abbastanza) solo da quelli provenienti dall’estero, in crescita dell’1,4%.
Gli occupati hanno avuto un recupero dell’1% nell’ultimo trimestre (+0,7% su base annua), ma purtroppo siamo ben lontani dalla riconquista dei posti di lavoro persi per strada nel biennio nero 2009-2010, che ha visto una contrazione di oltre il 7% degli organici.
Le piccole imprese (10-49 addetti) sono quelle che risentono di più delle avvisaglie di peggioramento. Ad una contrazione della produzione dell’1,9%, si accompagna un calo del fatturato dell’1,1%, con ordinativi in diminuzione del 2,6%. Anche le grandi imprese (oltre 250 addetti) si mostrano in forte difficoltà, con un crollo degli ordinativi che sfiora l’8%. Reggono invece le medie (50-249 addetti) che mettono a segno un incremento produttivo vicino al 2%.
In questo quadro di progressivo deterioramento, è importante ridare fiato alle imprese: “Il Governo deve sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione – dice il presidente di Unioncamere Pierfrancesco Pacini -, ma servono anche interventi per rafforzare la crescita nel medio periodo, ed in particolare sostenere la propensione all’investimento delle nostre imprese”. Ossia ricevere ossigeno da un sistema creditizio sempre troppo restio a erogare prestiti.

immagine: http://www.finanzaeborse.it/articolo/recessione-tecnica-ecco-cosa-vuol-dire/9611/

 


 

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