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Educatori usa e getta, “Lavoro umiliato, rubato il futuro” Cronaca, Opinion leader

Firenze – “Diritti, diritti”. E’ così che inizia il presidio-corteo degli educatori invisibili, o, come reca scritto uno striscione in prima fila, degli “educatori usa e getta”, convenuti stamattina davanti al Palagio di Parte Guelfa per dare voce alla loro protesta. Già, perché di diritti, questi lavoratori, ne vedono pochi, ma di doveri, tanti. A cominciare dal ruolo che ricoprono, quello delicatissimo di operare con minori portatori di disagi, dalle disabilità ad altri problemi che riguardano ad esempio situazioni ambientali. Un lavoro di assoluta importanza, che gli educatori svolgono con vero e proprio spirito di missione, come spiega una giovanissima educatrice con laurea “e mezza” e due abilitazioni (non è un caso raro, la maggior parte di questi operatori sono laureati) e che viene retribuito meno rispetto a quanto percepisce una baby sitter, vale a dire circa 7 euro l’ora. Non solo: è necessario mettere nel conto la sospensione estiva, che vale anche per gli educatori che si occupano di minori a domicilio, il fatto che le ore possono diminuire anche nel corso di uno stesso anno (ad esempio, se il minore si ammala per lungo tempo, o se si trasferisce, i casi più comuni) andando a determinare una riduzione di stipendio che può incidere in modo pesante o a volte devastante sulla situazione economica dell’operatore stesso. Senza contare il fatto che comunque si è sempre legati agli appalti e al loro rinnovo, dal momento che da tempo ormai questi servizi sono stati esternalizzati dal Comune di Firenze e i diretti “datori di lavoro” sono le cooperative.

Ho 56 anni – racconta una educatrice – sono entrata con contratto a 38 ore (che significa a tempo pieno, ndr) pr ritrovarmi poi a 28 ore effettive. Un ridimensionamento che ha inciso molto sulla mia situazione, tenendo conto del fatto che i tre mesi estivi di sospensione dal lavoro vanno fatalmente a intaccare, quando ci sono, quelle poche riserve che magari si è riusciti a mettere da parte”.

Una questione, questa dei tre mesi in cui il rapporto si interrompe, che è ancora più pesante per quanto riguarda gli educatori a domicilio, vale a dire quelle figure che si occupano, a casa loro, dei minori che per prolbemi di varia natura, fra cui spesso una disabilità particolarmente pesante, non possono seguire le lezioni in classe.

“Per questi minori è proprio il periodo estivo quello più problematico – spiegano tre ragazze che svolgono questa attività – alla mancanza magari della famiglia, si assomma anche quella della “perdita” dell’educatore, creando un disagio raddoppiato, che rende poi difficile anche il “riavvio” nell’autunno seguente”. Non solo: dal momento che alcuni minori sono stranieri, capita anche, che le famiglie mandino i ragazzi  a trascorrere le vacanze al paese natìo, e spesso, spiegano gli educatori, “quando tornano alcuni passi avanti sono stati azzerati” con la necessità di riprendere al più presto il percorso interrotto. Senza contare, e questo è un altro motivo di disagio, che può anche capitare che un singolo educatore segua venti minori, tutti col loro bravo carico di criticità.

Ma se questo è un lato del problema, ce n’è un altro, più generale e comune con altre categorie, ma non per questo meno devastante. Si tratta, come mettono in evidenza quasi tutti questi lavoratori (ricordiamo che si viaggia su una media d’età che va dai trenta a oltre cinquant’anni) della precarietà. Precarietà di lavoro, nonostante per molti il contratto sia a tempo indeterminato, dal momento che non si è mai certi se il prossimo anno le ore saranno le stesse e neanche, nonostante si cerchi di salvaguardare il principio di continuità educativa, se i minori saranno gli stessi, fino alla precarietà legata al sistema degli appalti e infine alla precarietà del salario, che muta al cambiare delle contingenze ambientali.

disagio e affitto“E’ proprio questo uno dei punti – conferma una ragazza di circa trent’anni – se poi aggiungiamo che, visto il sistema della retribuzione a ore e senza continuità che svolgiamo, arriveremo verosimilmente a godere della pensione non solo tardi, ma per una cifra media che si aggira sui 300 euro, possiamo davvero dire che a noi è interdetto persino sognare. Sognare cosa? Tanto si sa che non avremo mai, anche se lavorassimo per tutta la vita e a tempo pieno, i soldi per trasformare i nostri “sogni” in realtà”.

Sogni non tanto lussuosi, dopo tutto: una casa, una famiglia. “Senza però – conclude la lavoratrice – dover sempre temere che da un giorno all’altro il lavoro diminuisca o peggio e tutti quanti si rimanga alla mercè della sorte”. E per chi rischia? “Eccomi – dice una signora avvicinandosi – sono riuscita ad ottenere un muto per l’acquisto di una piccola casa. Ore di lavoro in diminuzione, rata ovviamente sempre uguale. Non mi chieda come me la caverò: non lo so”.

Sopraggiunge l’onda dei manifestanti: “Diritti, diritti”. Lo slogan copre le voci delle nostre lavoratrici. Ormai il corteo, un centinaio circa di persone in rappresentanza di almeno 400 operatori solo a Firenze, senza contare la rete che copre la Toscana retta per la maggior parte dalle due cooperative Di Vittorio e Agorà, sta giungendo in piazza della Signoria, dove, dopo una breve sintesi delle ragioni dello sciopero svolta dai rappresentanti sindacali Usb (che ha organizzato la mobilitazione) molti lavoratori prendono la parola.

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