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“Educazione Siberiana”, ritorna il Salvatores crudo e freddo Cinema

Nella Transinistra, una zona nel sud-est della Russia, trasformata in una regione-ghetto per criminali di varie etnie, due bambini di 10 anni crescono insieme, amici per la pelle. L' educazione che viene impartita è particolare: il furto, la rapina, l' uso delle armi. Il loro clan ha delle regole precise, una specie di codice d' onore che non va tradito per nessun motivo. Ma il tempo passa, i due ragazzi crescono e il mondo intorno a loro cambia radicalmente, e rispettare le regole non sarà più il loro primo pensiero.

Ritorna Gabriele Salvatores con la sua opera numero quindici e lo fa adattando l'omonimo romanzo di Nicolai Lilin. Come Giuseppe Tornatore con il suo “La Migliore Offerta” con Geoffrey Rush, anche il regista napoletano gira in inglese con un cast di attori internazionali tra cui John Malkovich e Peter Stormare. Nel ruolo dei protagonisti troviamo il duo di giovani attori debuttanti Arnas Fedaravičius e Vilius Tumalavičius, che mettono in scena la storia di una vendetta, di un rapporto di amicizia così forte e profondo che potrà finire solo nel sangue. La cronaca di due ragazzi e della loro passione per la stessa ragazza, tutti uniti da un singolo momento di felicita assoluta e perfetta. 

Il film di Salvatores come il romanzo di Lilin prendono spunto dalla tradizione del mondo criminale russo di raccontare la propria vita criminale attraverso il tatuaggio. Una tradizione che si trasforma nella cronistoria di un corpo oltre che a quella di una persona, insieme alle cicatrici il tatuaggio diventa così la parabola di una vita fatta di violenza e morte. Come viene rivelato al giovane Kolyma dal maestro Ink, il tatuatore diventa qualcosa di più di un semplice artista, si trasforma in un confessore, o ancor meglio uno storico, che racconta attraverso l'inchiostro la vita e le gesta di un uomo. 

Quello che affascina di più di “Educazione siberiana” è l'ossimoro criminali onesti, quello che Nonno Kuzya, il personaggio interpretato da John Malkovich, continua a ripetere. Il clan dei Siberiani è una società di criminali onesti al centro di una difficile convivenza tra uno spiritualismo cristiano e la filosofia di vita che in primo rispetta le donne e i malati di mente (vengono chiamati “I voluti da Dio”), e che vede nel crimine la prima fonte di sostentamento. Ma proprio nell'ossimoro dell'onesto criminale sta tutto il significato dell'educazione siberiana del titolo, si può rubare e fare del male solo a determinate categorie, ai poliziotti, ai politici, ai banchieri e alla classe amministrativa, tutti simboli di un comunismo oramai corrotto. Il loro motto" un uomo non può possedere più di quanto possa amare” verrà messo in discussione da Gagarin, il miglior amico di Kolyma, pronto a tutto pur di ottenere sempre di più, Nella sua bulimica fame di qualcosa di più diventerà anche lui il simbolo di un mondo criminale sempre più corrotto a causa di denaro e potere. Una parabola che si affianca a quella de “Il Padrino”. In un mondo, quello comunista, sempre più corrotto e ostile anche la società criminale perde il proprio codice d'onore per adattarsi e per sopravvivere. Quelli che resteranno saranno soltanto criminali e reietti.

Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Stefano Rulli, Sandro Petraglia (dal romanzo di Nicolai Lilin)
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Durata: 110'
Interpreti: Arnas Fedaravičius, Vilius Tumalavičius, Eleanor Tomlinson, John Malkovich, Peter Stormare
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Massimo Fiocchi
Produttore: Cattleya

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