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“Eleonora ultima notte a Pittsburgh”: Anna Maria Guarnieri è Eleonora Duse Spettacoli

Una grande attrice la si nota subito. È muta in scena, ma ti trasmette ogni cosa. Si muove come se i suoi piedi non toccassero il suolo, poi si trascina in una camminata pesante che trasporta con sé i sentimenti più cupi. Anna Maria Guarnieri nei panni di Eleonora Duse fa venire i brividi. Merito anche della regia naturale e leggera di Maurizio Scaparro e del testo lineare e incisivo di Ghigo de Chiara se al Teatro della Pergola (ancora fino al 18 dicembre) è in scena lo spettacolo “Eleonora ultima notte a Pittsburgh”. Ci sembra di vederla davvero, la “divina” che ripercorre la sua vita pochi istanti prima di morire di polmonite in quella notte di aprile del 1924, lontana dalla sua amata Italia per l’ennesima tournée negli Stati Uniti. Una carriera da diva, un futuro da mito, eppure una vita di dolore, delusioni e sofferenza. La vita d’artista non è tutta fama e divertimento, viaggi e banchetti festosi. È sacrificio. È infelicità. Significa rinunciare agli affetti lasciando tua figlia in un collegio e manternere i rapporti quasi solo tramite lettere. Significa essere in scena quando ti arriva la notizia della morte di un genitore e dover continuare a recitare (era Nora di “Casa di Bambola” di Ibsen quando perse il padre e interpretava la Giulietta shakespeariana mentre moriva la madre). Significa non riuscire ad avere che relazioni amorose complicate e tormentate. Significa essere nomade, «una zingara».

La Duse ha vissuto tutta la sua esistenza in giro per i teatri di tutto il mondo riuscendo a diffondere la lingua e la cultura italiana ovunque, dal suo debutto a soli quattro anni nelle vesti di Cosetta de “I miserabili” di Victor Hugo, fino alla dipartita nella camera d’albergo di Pittsburgh dove era in scena con “La porta chiusa” di Marco Praga. Ed è in questa stanza che la incontriamo, la Guarnieri/Duse, disfatta e affaticata dalla malattia, ma ancora in forma per salire nuovamente sul palco. Ci svela i suoi segreti (di Eleonora), la sua paura per il pubblico («quel mostro con tante teste»), il senso di protezione che le infondevano i suoi compagni durante le prove («senza intrusi»), il suo immenso amore per la figlia Enrichetta che non capiva perché alla madre piacesse tanto fare «la pagliaccia», la sua esperienza al Teatro dei Fiorentini a Napoli che le permise di arricchire la sua cultura e di conoscere una grande amica come Matilde Serao e il suo grande amore Martino Cafiero (fondatore e direttore del «Corriere del mattino»), il dolore per il figlio avuto con quest’ultimo e morto pochi giorni dopo il parto.

Una messinscena in equilibrio perfetto, dove la leggiadria di una grande interprete come la Duse riesce a diventare viva nelle movenze delicate della Guarnieri, talvolta contratte e impetuose, quando ricorda i momenti più duri e difficili o quando recita piccoli stralci di quelle opere che l’hanno resa famosa, quando impersona “le sue donne”: Nora (“Casa di Bambola”), fragile e decisa; Giulietta (“Romeo e Giulietta”), passionale e ingenua; Mila (“La figlia di Iorio”), personaggio che le fu strappato via dall’autore (e suo amante) Gabriele D’Annunzio, il quale l’affidò a Irma Gramatica provocandole un grande dolore; Anna ( “La città morta” d’annunziana); Bianca (“La porta chiusa” di Marco Praga), l’ultimo personaggio interpretato in America prima di morire. Intorno i mobili anonimi della camera d’albergo a cui si accostano gli oggetti personali, le lettere e i vestiti della Duse, nel suo desiderio incessante di rendere familiari quelle stanze fredde; sul fondo, sul letto e sulla poltrona, veli bianchi che richiamano l’abito candido dell’attrice (scene di Barbara Petrecca e costumi a cura di Sartoria Teatrale Farani), la cui presenza scenica riempie lo spazio, e in sottofondo le musiche dolci, a cura di Simonpietro Cussino. È come assistere ad un miraggio. Una sola ora intensa e incantevole. Poi Eleonora Duse sparisce, sommersa dal fitto applauso del pubblico, quel pubblico che detestava tanto e che ora, applaudendo Anna Maria Guarnieri, non ha smesso di onorare anche lei.

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