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Elezioni comunali, Biffoni: i cittadini scelgono chi sa amministrare Politica

Prato – Si sono tenute l’11 giugno le elezioni amministrative che hanno visto la partecipazione di 33 comuni toscani su 276 con turno di ballottaggio previsto per il 25 giugno.

In 6 comuni si è votato con popolazione  superiore alla soglia dei 15.000 abitanti, (in questo caso applicato il sistema elettorale maggioritario a doppio turno), 27 con popolazione pari o inferiore ai 15.000, 2 capoluoghi di provincia: Pistoia e Lucca, mentre per Abetone Cutigliano( Pt), Marcello Piteglio (Pt) e Montalcino (SI),i primi tre nuovi comuni istituiti in Toscana nel 2017,sono state le prime elezioni.

Un verdetto che non fa proprio sorridere il partito democratico che non è stato premiato in senso assoluto nelle città toscane roccaforti della sinistra, vediamo di capirne i motivi parlandone con Matteo Biffoni, avvocato Sindaco di Prato, presidente e delegato Anci per il tema sull’immigrazione

Sindaco Biffoni,il centro sinistra, pur andando al ballottaggio, in quasi tutti i comuni, ridimensiona i consensi al primo turno in città importanti come ad esempio Taranto e La Spezia. Anche in Toscana,a Lucca complice la poca affluenza dal 46.8% al 37,%, si vede una crescita del centro destra al 35%; mentre a Pistoia una considerevole flessione dal 59% al 37,% porta al ballottaggio Samuele Bertinelli con il candidato del centrodestra Alessandro Tomasi. Dunque,secondo Lei si potrebbe addebitare al partito del non-voto, la mancata affermazione ad esempio di questi due Sindaci del centro sinistra,al primo turno?

“Credo che la situazione sia più complessa. Da un lato è necessario recuperare la fiducia degli elettori e il dato dell’astensionismo alle amministrative è molto preoccupante, significa che si sente distante il sindaco, ma da esperienza personale mi rendo invece conto che i cittadini su tutti i problemi si rivolgono al primo cittadino, anche su temi di competenza di altri enti. Dall’altro il voto è variegato, si divide spesso spalmandosi anche su liste civiche, con l’unico dato trasversale che è la mancanza di fiducia nel Movimento 5 Stelle quando si tratta di dare il voto a un candidato che rappresenti l’amministrazione cittadina. A differenza delle politiche infatti nella scelta del sindaco contano molto le persone, la serietà del candidato e del programma”.

A Carrara vanno al ballottaggio il prossimo 25 giugno, il candidato pentastellato De Pasquale, che ha ottenuto il 27,3 % dei voti e Zanetti (25,3%),uno dei due candidati del centro sinistra, mentre l’altro candidato di centrosinistra, l’ex vicesindaco Andrea Vannucci ottiene il 15,2% .

Come spiega la presenza all’interno dello stesso partito di due figure comunque espressioni del territorio, entrambe in lizza per la poltrona a Sindaco, non è forse la dimostrazione che quando il partito democratico si presenta diviso al proprio interno, non convince il proprio elettorato di riferimento?

“Le divisioni non fanno bene a nessuno, né all’interno del Partito Democratico né nelle coalizioni. Questo si vede non soltanto a Carrara, ma in molti altri Comuni”.

C’è chi sostiene che quando il centro-destra torna a presentarsi unito, riesce ad esprimere la propria capacità competitiva conquistando quella parte di elettorato che guarda anche a soluzioni radicali e populiste, al contrario, invece di una sinistra che ultimamente non riesce a creare intorno a sé consensi, è apparsa divisa sui grandi temi politici e sociali, ma sopratutto dà l’impressione di non essere vicina  dalle esigenze dei cittadini, quasi incapace di captarne i disagi.

“Non sono d’accordo. E’ vero che il centrodestra unito è più forte, così come il centrosinistra. E non è un caso che ai ballottaggi quasi sempre vadano i  candidati dei due schieramenti. A renderli più forte è un’esperienza amministrativa riconosciuta, mentre il populismo del 5 stelle non convince più. All’interno del centro sinistra ci si confronta e si discute, ma poi i temi si affrontano. E guardi, al di là di tanti proclami, i bisogni dei Comuni e dei cittadini, le azioni che possono mettere in campo i sindaci sono molto concrete: amministrare bene, con correttezza e assumendosi la responsabilità di scelte talvolta impopolari ma necessarie non lascia spazio a tanti discorsi, si tratta di fare. Un esempio per tutti: la gestione degli arrivi dei richiedenti asilo. Un sindaco oggi ha due strade: si gira dall’altra parte, magari protesta e poi lascia fare tutto al prefetto oppure gestisce il territorio, si sporca le mani e trova la soluzione migliore nel rispetto della comunità che rappresenta. In entrambi i casi i richiedenti asilo arriveranno in quella città, perché gli eventi della storia e di politica internazionale vanno oltre alle competenze dei sindaci”.

Queste elezioni amministrative hanno visto soprattutto un fiorire di liste civiche a sostegno dei candidati sia di destra che di sinistra,a differenza di quelli dei Cinque Stelle che hanno corso da soli. Nei principali Comuni Pd, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, centristi, Mdp di Bersani sono presenti con propri simboli, ma risultano  circondati da liste civiche,anzi spesso i partiti tradizionali rinunciano a presentarsi con candidati “propri” preferendo  esponenti della società civile. Per il Pd anche in città “tradizionalmente rosse” .

Come se lo spiega se non come un ulteriore fenomeno di disaffezione nei confronti della politica tradizionale o forse perché l elettorato di oggi subisce il fascino del candidato civico, di colui che, cioè, proviene dalla società civile e che si presta alla politica?

“Il candidato civico può avere una sua presa sull’elettorato in un contesto in cui si cerca sempre un volto nuovo, ma alla prova dei fatti poi serve la capacità di amministrare città con risorse sempre più ridotte e problemi complessi. I cittadini ti giudicano su ciò che fai, dalle risposte che riesci a dare. E l’esperienza amministrativa dei partiti in questo è fondamentale”.

 

Foto: Matteo Biffoni

 

 

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