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Elezioni: dopo la Consulta, non ci sono più scuse. Per non andare al voto Opinion leader

Da oggi, il partito “della melina” ha meno argomenti per evitare le urne”. Lo dice a chiare note il Segretario regionale Dario Parrini nella sua newsletter. Come sappiamo la Corte Costituzionale si è pronunciata dopo lunga attesa, ieri pomeriggio, sul “nuovo Italicum”.

E’ stato conservato l’impianto maggioritario, ma non il ballottaggio, che prevedeva il doppio turno elettorale anche per le elezioni poltiche, e neppure le candidature plurime dei capilista. Il premio di maggioranza per il partito che arriva al 40% di voti è stato salvato. Quindi, come scrive Parrini, chi fino a ieri mattina rovistava nei cassetti per trovare scuse ora ha meno argomenti. ” Alle urne, subito” è un grido che si sente un pò ovunque.

La Consulta scrive, inoltre, che la legge elettorale è di immediata applicazione, avallando la richiesta di chi, Matteo Renzi in primis, chiede di andare subito alle urne. Dall”entourage dell’ex Premier arrivano riflessioni sull’intesa in Parlamento, a partire dal Mattarellum oppure Italicum corretto o Costellum, con una coalizione al Senato prevista dalla legge.

Il ballottaggio è caduto. Perché? Scrive il Segretario Parrini: “Perché è una soluzione praticabile in un Parlamento a fiducia monocamerale. Mentre è difficilmente sostenibile in un Parlamento che dopo il No al referendum è rimasto un organo formato da due camere dotate entrambe del potere di fiducia ed elette da corpi elettorali differenziati. Per questo era prevedibile che, alla luce del risultato del 4 dicembre, il ballottaggio venisse abrogato dalla Consulta”.

E così infatti è andata. E quindi cosa si può dire di più in merito ?  “Sopravvive il premio di maggioranza: chi arriva al 40% dei voti prende alla Camera il 55% dei seggi (e, in virtù dell’effetto selettivo dell’alta soglia di sbarramento regionale, l’8%, può arrivare a 158 seggi anche al Senato).

Abbiamo quindi, da questa sera, due leggi elettorali omogenee e immediatamente applicabili, anche se non uguali” continua Parrini “Del resto, dal 1948 al 2013, per Camera e Senato si è sempre votato con leggi elettorali omogenee ma tutt’altro che uguali (dal 1948 al 1992 si è votato con voto di lista e preferenze alla Camera, e con i collegi uninominali proporzionali al Senato; col Mattarellum, dal 1994 al 2001, la scheda per il voto nei collegi uninominali era integrata alla Camera da una seconda scheda per il voto su liste bloccate, mentre al Senato c’era una sola scheda per il voto nei collegi uninominali; nel 2006, 2008 e 2013 si è votato alla Camera con un sistema e al Senato con un altro, simile ma non identico).

“C’è da riflettere e non poco. Ed a caldo si legge di tutto” La questione su cui dovrebbero riflettere tutti coloro che a caldo tendono a fare valutazioni superficiali è la seguente: esiste un sistema elettorale a un turno (basato su collegi uninominali o meno) che, nell’attuale contesto italiano di distribuzione tripolare dei consensi, comporti la certezza o un’elevata probabilità che ottenga la maggioranza assoluta dei seggi chi prende meno del 40% dei voti? Non esiste. Da ciò discende una conclusione semplice: leggi migliori di quelle risultanti dalle sentenze della Corte sono immaginabili (per esempio a me il collegio uninominale del Mattarellum piace più del voto di lista)- continua Parrini – Ma, se siamo vincolati a votare in un turno solo, non esistono leggi che diano la “certezza” o la “elevata probabilità” di un effetto maggioritario superiore a quello prodotto dalle norme che da oggi abbiamo” E quindi?

“È sulla base di questa analisi fattuale che si può dire che, se in tempi rapidi non si raggiunge in Parlamento un accordo su soluzioni migliori (per noi il Mattarellum è la soluzione più efficace possibile e la si può varare in poche settimane), niente impedisce di votare con le norme che da oggi sono in campo. Norme che tra l’altro, prevedendo una soglia di premio alta ma raggiungibile, indurrebbero un potente “effetto voto utile” e un’oggettiva spinta a formare coalizioni, anche se mono-simbolo”.

Segretario, possiamo dire davvero che il partito della melina non ha più un’appiglio normativo a cui attaccarsi? “Chi non vuol votare in tempi brevi deve dire chiaramente “non voglio andare a votare”. Non può più dire “non si può andare a votare”. E perché è importante andare a votare presto?

Perché è nell’interesse dell’Italia, non di un partito o di una persona. La legislatura è politicamente finita il 4 dicembre. In queste settimane possiamo e dobbiamo affrontare le principali emergenze (banche, terremoto, misure contro la povertà, riforma del processo penale). Assolto questo compito, è meglio che le altre scelte di fondo, a partire dalla prossima legge di bilancio, siano compiute da un governo legittimato da nuove elezioni e con davanti non pochi mesi ma cinque anni di lavoro”.

Traspare chiaramente l’intento di andare alle urne al più presto, ma più che la data, che appare comunque fondamentale sia presto, al Partito democratico interessa maggiormente la proposta di Governo, che sia convincente. Proposta politica che dovrà affrontare ed includere temi urgenti ed importanti come la crescita, la diseguaglianza sociale, l’occupazione ed il welfare state. Un programma che dovrà scaturire dal confronto con gli elettori ed i militanti, dal dibattito interno e quello pubblico, che inizierà già da Sabato 28 p.v., a Rimini, alla presenza del Segretario Matteo Renzi.

Una convenction ideata dallo stesso Renzi, con l’intento di radunare amministratori pubblici attorno a tavoli di lavoro che dovranno produrre documenti e suggerimenti. Il percorso continuerà, come già annunciato, in tutto il territorio nazionale attraverso un tour, cercando di ripartire dai territori e da chi li vive, ogni giorno. Renzi punta a conquistare quel 40% che gli consentirebbe di incassare il premio di maggioranza alla camera e, magari risicata, al Senato. Per fare questo dovrà riconquistare un elettorato pronto per Giugno ( data in ipotesi), un elettorato che si riconoscerà in quel processo politico riformista iniziato e non concluso. Basta strappi nel partito, basta divisioni e quindi, rinnovo della Segreteria di ampio respiro. Forse è proprio in questa fase così importante e delicata che finalmente è stato compresa l’importanza delle basi, delle differenze, di quella militanza spesso silenziosa ma operosa, che combatte per stare al fianco del proprio partito e degli ideali che incarna. Il Pd è ancora il primo partito d’Italia, c’è bisogno però di riconnetterlo alla società. Occorrono segnali forti, sia di presenza nel territorio che di contenuti. E nel frattempo da ieri Renzi è diventato blogger. Sulla piattaforma Medium, un ibrido tra social e blog, è apparso con “Ci sono molti modi di cominciare. E di ricominciare” e con ciò la dice lunga. Sappiamo che uno scout, come lui afferma, non n si ferma mai, ed il bello è proprio prendere atto degli errori e ripartire. ” Voglio camminare con gli italiani che non si arrendono, che non si rassegnano. Perchè credono da sempre, come me, nell’idea di un’Italia bella e con un futuro migliore”. Quindi un Matteo pronto alla ripartenza. Già in programma appuntamenti ed incontri. In molti si augurano che sia cosi.

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