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Elezioni, Fossati (Leu): “Stato imprenditore contro la disuguaglianza sociale” Politica

Lastra a Signa – La speranza è di superare il 10%, gli ultimi sondaggi indicano poco più del 6. Filippo Fossati candidato per Liberi e Uguali nel collegio uninominale Firenze 2 Oltrarno e plurinominale della Provincia di Firenze è comunque sicuro di un buon risultato: “C’è consenso intorno alla lista”.

Ex deputato che ha lasciato il Pd seguendo Bersani, Speranza e D’Alema nella fondazione del gruppo insieme a Sinistra italiana e al movimento Possibile di Civati, Fossati è stato sempre un punto di riferimento per il territorio come consigliere regionale Pd e per anni dirigente nell’associazionismo, soprattutto nell’Uisp.

Nel collegio è in competizione con Rosa Maria Di Giorgi del Pd, ma lei “si è schierata contro le Unioni civili e ha contribuito all’eliminazione della stepchild adoption” e per questo si sente profondamente alternativo: “Siamo alternativi alla politica del Pd – dice – una politica che deve essere sconfitta perché qualcosa cambi in quel partito. La sfida per una ricostruzione della sinistra ci deve essere anche in Italia. Una sinistra che abbia idealità e che voglia andare al governo”. Una sinistra che assomiglia alla rete di Bernie Sanders negli Stati Uniti.

Nello stile di questa campagna elettorale, nella quale il proporzionale senza preferenze impone a ciascuno di tirare l’acqua al mulino del suo partito, anche Fossati batte le strutture associative del territorio fiorentino o si presenta nelle numerose riunioni private che amici e/o sostenitori organizzano per lui.

Le domande degli elettori vertono soprattutto sul meccanismo elettorale, sulle ricette economiche, sugli strumenti per affrontare i grandi problemi contemporanei, primo fra tutto quello dell’immigrazione. “Intanto voglio sgombrare il campo dalla teoria del voto utile: non è vero che bisogna votare Pd per non consegnare il governo alle destre – dice –  Quella con cui votiamo non è una legge maggioritaria , ma al 70% proporzionale, per cui contano tutti i voti che hai dato agli avversari delle destre. Non c’è un candidato premier, anche se esiste un capo della lista, un accorgimento che serviva a Berlusconi che non può essere candidato premier”.

La sua scelta è stata quella di coloro che hanno preso atto che è arrivata alle estreme conseguenze una crisi in atto da anni: “Si può anche non citare Renzi  – dice  – Liberi e Uguali nasce per rinnovare una cosa che si è andata perdendo, per dare una casa è una sinistra che vuole essere diversa e moderna, un’area culturale non inquadrabile nella storia della sinistra”.

Ma con quali proposte si può parlare oggi di nuova sinistra? “ Si capisce da che parte stai se accetti o no il livello di disuguaglianza che c’è ora. Abbiamo assistito a una mutazione sociale e culturale che fa impressione”. Una divaricazione sociale che, secondo Fossati, si misura attraverso i dati diffusi dalle agenzie internazionali: l’1% dei superricchi, il 30% di persone che si trovano in condizioni drammatiche, con il resto che vive nella paura di impoverirsi.

“Non c’è più lo strumento per affrontare le fragilità”, afferma. E quali sono dunque le politiche che potrebbero ridurre questa forbice? “Le misure che si possono prendere per redistribuire la ricchezza. Prima di tutto bisogna dotarsi di strumenti fiscali decenti. Fino ad oggi si è pensato che l’impresa privata riuscisse a far crescere l’economia. In effetti cresce il Pil, ma non si redistribuisce nulla”.

Per questo deve intervenire la politica fiscale e direttamente lo Stato. “Il Pd ha caratterizzato la politica economica con i bonus e la detassazione alle imprese a pioggia. Ora bisogna favorire l’investimento pubblico nelle grandi infrastrutture ambientali e la manutenzione del territorio con grandi progetti nei quali siano impegnati soprattutto i giovani. Proponiamo di destinare  a questi investimenti 10 miliardi all’anno per 5 anni per mettere in sicurezza il territorio e investire nelle intelligenze. L’Italia ha smontato quel poco che aveva nella ricerca e ha creato solo precariato. Persino negli Stati Uniti ciò che tira la ricerca è la committenza pubblica”.

Questo non è in contraddizione con la proposta di Pietro Grasso di eliminare le tasse universitarie? “In un servizio pubblico universale, quando è sano, paghi il contributo all’alta formazione attraverso la fiscalità generale. Le tasse universitarie valgono 1,6 miliardi: ora il sistema fiscale non funziona, occorre un Irpef sui redditi e sui patrimoni con forte progressività”.

La parola d’ordine è dunque “riprendere il ruolo dello stato imprenditore. L’economia finanziaria di breve periodo è stata distruttiva lo stato potrebbe usare le risorse per obiettivi di lungo periodo”.

Questa, secondo il candidato di Leu, è la strada anche per ricostruire una democrazia funzionante. Da qui passa l’obiettivo di “ridare dignità alla vita delle persone”. Per affrontare la crisi della rappresentatività bisogna rianimare le persone, riportarle a partecipare: “E’ un compito di enorme difficoltà visto che le persone hanno avuto botte da tutti”. Su questi punti Leu vuole andare al governo per aprire un confronto sui programmi.

E anche per spingere per una politica dell’immigrazione diversa da quella del ministro Minniti: “La giurisprudenza speciale di Minniti colpisce i diritti fondamentali delle persone.  Dobbiamo ritornare alla realtà. Dobbiamo decidere quanti immigrati possiamo accogliere operando con il sistema degli ingressi legali e i permessi di lavoro attraverso le ambasciate nei paesi di provenienza”.

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