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Elezioni, il centrodestra: alla fine Salvini citò anche la Misericordia Politica

Firenze – Non saranno le diverse centinaia di fan riuniti con tante bandiere tricolori nella piazza della Repubblica di Firenze a garantire la vittoria del centrodestra alle elezioni regionali di domenica e lunedì, ma è forte la sensazione che stavolta la coalizione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia ci abbia davvero provato e che abbia qualche pensiero di poterci riuscire.

Sogno, sorriso, perdono, merito, lavoro, bellezza, unità: queste le parole più usate declinate in vario modo e con diversi accenti dai leader dei partiti e dalla candidata Susanna Ceccardi che ha voluto intorno a sé i sindaci che hanno successivamente conquistato Pistoia, Pisa, Siena, Grosseto, Montevarchi (quello di Arezzo era impegnato nella chiusura della sua campagna). Guardate, l’assedio a Firenze è pronto per l’ultimo assalto, questo il messaggio.

Ha aperto il fuoco il  junior partner, Antonio Tajani che ha portato con sé anche il collegamento telefonico con il suo presidente Silvio Berlusconi, bloccato a casa per la convalescenza da Covid. Mentre Matteo Salvini lo precedeva ribadendo ai giornalisti la linea morbida seguita in tutta la campagna elettorale: “Si vota per rinnovare amministrazioni, è un voto regionale, niente litigi con il governo, mi spiace che il governo faccia litigare il ministro Azzolina con studenti e professori”. E poi: “Il diritto alla salute non è né di destra né di sinistra”.

Tutto in modo tranquillo sereno, nel tono e nelle parole, come si conviene a chi è pronto a ereditare una regione governata per 50 anni dal fronte avverso. Lanciando a una regione che aspetta da 30 anni un aeroporto un tipico topos della sinistra: il sogno e “la benedizione dell’alternanza”.

L’unità mostrata dai tre alleati nel corso di tutta la campagna elettorale (contrapposta alla sottolineata litigiosità del centrosinistra) nel nome del bene pubblico, la necessità di uno shock fiscale con la riduzione delle tasse a chi crea lavoro e di dare un lavoro a chi non ce l’ha, un lavoro qualificato ai giovani che se ne vanno, è stato l’argomento principale di Tajani che come tutti gli oratori ha sparato contro il reddito di cittadinanza e la possibilità di riproporre la legge Fornero.

 

Mantenendo il suo stile battagliero anche Giorgia Meloni ha enfatizzato un altro degli argomenti ribaditi da tutti i comizianti: se vincerà il centrodestra metterà al centro la valorizzazione del merito e non la tessera di adesione a un partito “perché le istituzioni appartengono ai cittadini non ai partiti”. Così la Toscana si sarebbe giocata nella sanità grandi luminari che se ne sono andati perché non conta l’eccellenza ma la tessera.

E’ stata la leader dei Fratelli d’Italia, che ha avuto anche una piccola defiance (“Scusate sono un  po’ provata”), a esplicitare la strategia della rassicurazione adottata da tutto lo schieramento. “Noi non facciamo paura, cerchiamo politiche buone per questa terra – ha detto – e le risorse europee arriveranno perché sono soldi di tutti gli italiani. Presentiamo la nostra candidata, una donna capace”.

Matteo Salvini ha esordito con uno slogan, “Firenze capitale europea della libertà”. e ha proseguito citando pensionati  che prima votavano a sinistra, la vedova del ristoratore che si è suicidato a causa dell’impossibilità di proseguire la sua attività e pronunciando parole di perdono alla donna che gli ha strappato la catenina – rosario. “non promettiamo miracoli ma aiuti veri”. E di nuovo grandi rassicurazioni sull’approccio alla Toscana, terra di bellezza e cultura, che ha dato i natali a Oriana Fallaci e Indro Montanelli: “Non vogliamo portare altri modelli”.

Attenzione, ecco il Salvini alla toscana: “Non conta  il colore della pelle, ma ci sono solo donne e uomini per bene o per male”. In ogni caso quando il 3 ottobre si presenterà in tribunale per affrontare il processo per il caso Gregoretti lui “si dichiarerà colpevole di aver difeso l’Italia e gli italiani” e continuerà a farlo dovesse averne l’opportunità. Così come proteggerà i deboli nello spirito di una terra dove è nata la Misericordia. Quest’ultima sicuramente una citazione che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Passerella finale con la Ceccardi attorniata dai sindaci. I suoi nemici sono la burocrazia, la carenza delle infrastrutture, gli impiegati con le tessere, il clientelismo delle posizioni di potere nelle società partecipate, la riforma sanitaria che ha tagliato i presidi sanitari. Lei non ce l’ha con il suo principale avversario Eugenio Giani al “quale alla fine i partiti daranno tutta la colpa di un’eventuale sconfitta”. Bando all’odio: “Tutti hanno diritto a manifestare le proprie posizioni”. La Toscana deve tornare a correre, “non più poltronificio ma un nuovo sistema di potere”. Ha concluso citando Gandhi: “Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”

Foto: dall’alto: Matteo Salvini, Antonio Tajani, Giorgia Meloni con Susanna Ceccardi, la  Ceccardi con i sindaci di Pisa e Pistoia

 

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