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Elezioni, Mauro Grassi (Iv): “Basta populismi, costruiamo il futuro” Politica

Firenze – E’ ricca di incarichi importanti la carriera di Mauro Grassi, 69 anni, economista, che è stato direttore dell’Istituto per al ricerca economica Irpet, direttore generale di uno dei dipartimenti della Regione Toscana e poi chiamato a Roma dal Governo Renzi come capo segreteria del Sottosegretario al Ministero infrastrutture e Trasporti e, fin dall’inizio, direttore della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.

C’è bisogno di alte competenze per riparare ai danni subiti dal sistema economico a causa della pandemia e Grassi che si presenta alle elezioni regionali del 20 settembre nella lista di Italia Viva nel collegio Firenze 1 mostra di averle al massimo grado. Editorialista di StampToscana fin dalla sua nascita, Grassi fa parte di quella non numerosa schiera di esperti che cerca di far prevalere l’analisi oggettiva dei fatti e l’argomentazione basata su dati oggettivi per orientare scelte politiche consapevoli per la Regione e il Paese.

Perché hai deciso di presentarti alle elezioni.

Per due motivi uno politico e uno tecnico. Quello politico perché credo che in Italia c’è una scelta fra due populismi, uno di destra e uno di sinistra, e manca invece un partito di ispirazione liberal-democratica veramente europeista e decisamente per la crescita e l’innovazione. Quello tecnico perché credo di poter dare la mia esperienza amministrativa e di analista economico e ambientale a servizio dello sviluppo dopo la “grande crisi” da Covid-19. La competenza tornerà a contare nelle Istituzioni. E non solo in quelle.

Cosa pensi del problema dello sviluppo e dell’occupazione?

E’ il tema centrale. E’ la sfida su cui si regge secondo me il futuro, non solo economico ma anche democratico, del nostro paese. In una prima fase è stato giusto, per il Governo, cercare di sostenere tutti. La crisi poteva travolgere tutto. Magari qualche piccolo sistema di controllo lo avrei messo. Per bloccare sul nascere i soliti italici furbetti. Ma insomma ha prevalso la logica assistenziale. Ora basta, Ora deve correre chi ha “fiato e gambe”. Perché sono quelli che spingendo in avanti la crescita poi riescono a trascinare anche tutto il resto del sistema. Ma per correre c’è bisogno che vengano tolti “lacci e lacciuoli” inutili e dannosi. E chi sa, può e vuole fare sia messo nella condizione di andare avanti speditamente. Magari con qualche aiuto a fare meglio e di più.

Come useresti il Recovery Fund?

Intanto vorrei ricordare che prima del Recovery fund l’Europa parlava del Green New Deal. Cioè di un fondo da 1000 miliardi che avrebbe generato spesa per 3000 a supporto delle politiche di sviluppo sostenibile. E quindi acqua, energia alterativa, verde, smart cities, economia circolare, mobilità sostenibile etc. Bisogna che il recovery fund inglobi questi obiettivi e non se ne dimentichi per la strada. Non si può rilanciare lo sviluppo su vecchi sentieri. Deve essere l’occasione per avere città e territori più belli, più vivibili e più sani. Quindi investimenti, investimenti e investimenti. In attesa dei soldi del recovery fund attuerei il “Piano shock” di Italia Viva e libererei i fondi bloccati nei vari Ministeri, Regioni e Comuni togliendo burocrazie inutili e autorizzazioni non necessarie. Ma questo piano shock deve partire subito e non attendere il prossimo anno. E’ colpevole attendere altro tempo.

Perché ti batti tanto sul tema dell’acqua?

Perché è uno dei temi centrali se si pensa al tema dei cambiamenti climatici. L’acqua è stata fino ad oggi, almeno per noi fortunati del mondo, una risorsa abbondante. Oggi sta cominciando a diventare una risorsa scarsa. Quindi una risorsa che deve stare al centro del tema dello sviluppo economico di un paese. Quando ero direttore di Italiasicura abbiamo lanciato l’idea di un’acqua sicura (contro il dissesto idrogeologico), di un’acqua pulita (contro l’inquinamento) e di un’acqua da vivere (la centralità dei fiumi nella vita delle comunità). Sono temi rilevanti che vogliamo mettere al centro di un Contratto di Fiume per l’Arno. A questi tre temi va aggiunto, a supporto di tutto, quello di base e cioè la disponibilità di acqua (il Piano invasi, che abbiamo previsto anche per la Toscana, va verso quella direzione). Bilancino è una parte importante di questa risposta. Bisogna pensare ad altre opere per non lasciare la comunità a corto di acqua nei prossimi decenni.

Questo sulla qualità della vita delle città lo senti come un tema rilevante..

Si perché lo sviluppo nuovo o punterà su città smart, vivibili e belle o sarà uno sviluppo da “vecchio film”. E allora occorrono tre cose. La prima una legislazione urbanistica che punta al “cambiamento e all’ innovazione, anche tecnologica” e non alla “tenuta in naftalina” delle città. Occorre rigenerazione urbana, ristrutturazione, demolizioni e rifacimenti. Altro che tutto com’è. Certo vanno tenuti vincoli paesaggistici e idrogeologici ma dentro un’idea di cambiamento. La seconda una gestione “smart” dei servizi e delle infrastrutture della città. Tutto al servizio della qualità della vita del cittadino. Un “mondo di servizi” che ruota intorno al cittadino e non viceversa. E quindi a sicurezza e decoro. Noi vogliamo case sempre più sicure e belle. Ben tenute. La città è un pezzo del nostro vivere. E deve essere bella, ben tenuta e sicura. Basta con la tolleranza delle illegalità, dell’abusivismo, delle brutture. Tolleranza zero per chi delinque, per chi deturpa ed invece massima apertura per chi rende la città e la vita dei cittadini sempre più piacevole e interessante. Oggi sono possibili soluzioni incredibili con “internet of things”. Facciamole.

Foto: Mauro Grassi

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