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Elezioni, Pietro Ichino capolista in Toscana per la lista Monti Opinion leader

A lui mi unisce un’amicizia più che quarantennale che ha avuto anche momenti di stretta collaborazione, sia nel periodo nel quale Pietro era un giovane deputato della Repubblica nelle file del Pci e io collaboravo con l’allora presidente del gruppo parlamentare del Pci, Fernando Di Giulio, sia negli anni 90 quando dal settimanale del Sole 24 Ore seguivo la sua battaglia per l’abolizione del monopolio pubblico del collocamento. A Roma, vivevamo momenti cruciali per la vita della nostra Repubblica in quel 1979, l’VIII legislatura. Il governo di solidarietà nazionale era finito e si apriva una nuova stagione caratterizzata dall’emergenza terrorismo, dallo scandalo P2 e da una nuova alleanza politica guidata dal leader del Psi Bettino Craxi. Semplificando molto, era cominciata anche un’involuzione dal punto di vista dei rapporti politici. La fine del dialogo fra i partiti di massa, l’inizio di un confronto che chiuse la stagione delle riforme.

L’impegno di Ichino era frutto di quel dialogo e di quella stagione, convinto della necessità di avviare un processo di modernizzazione della nostra legislazione del lavoro, la cui mancata realizzazione è stata pagata in questi 30 anni con il consolidarsi di uno dei sistemi meno efficienti fra quelli delle democrazie avanzate. Pietro non ha mai derogato alle sue idee frutto dei suoi studi e della collaborazione con la Camera del lavoro di Milano, idee che ha sempre portato avanti con coerenza e pagando personalmente le sue scelte sul piano della vita privata, a causa delle minacce di frange terroristiche. Per quell’incredibile e intollerabile sindrome italiana per cui chi ragiona di riforme del diritto del lavoro rischia la vita.

Ichino è dunque il testimone di un coerente lavoro fatto di competenza tecnica di confronto con realtà diverse, di prospettiva che guarda all’interesse di tutti salvaguardando i diritti acquisiti, ma nello stesso tempo cercando di individuare e indicare strumenti e regole perché questi diritti siano i più ampi possibili, diano opportunità e crescita al maggior numero possibile di cittadini. Punti saldi di questa attività sono stati la battaglia per la riforma del collocamento negli anni novanta conclusasi con la sentenza Job Centre II, dell’11 dicembre 1997, che ha determinato la fine del monopolio statale dei servizi di collocamento. Nel 1996, il suo libro Il lavoro e il mercato ha messo in evidenza le anomalie di un mercato del lavoro duale caratterizzato da una minoranza di garantiti e una sempre più ampia maggioranza di non garantiti. Così scriveva in quel volume: “Il giovane in cerca della prima occupazione, o il capofamiglia disoccupato da anni, oggi sono totalmente abbandonati a se stessi in un mercato del lavoro grande e complesso; il loro orizzonte è limitatissimo ed è proprio questo a porli in una condizione di grande debolezza nei confronti della controparte, quando ne trovano una disposta a prendere in considerazione la loro offerta di lavoro: entrambi sono oggi sovente costretti ad accettare occupazioni occasionali precarie e mal retribuite per difetto di conoscenza delle alternative esistenti. Ma essi avrebbero per lo più il potere effettivo di rifiutare tali condizioni di lavoro se disponessero di servizi efficienti capaci di porli in condizione di perfezionare la propria offerta di lavoro in relazione alla domanda effettivamente esistente e di porli in contatto con tutte le imprese potenzialmente interessate alla loro prestazione”.

Così ha scritto nel 1996, dopo 14 anni la riforma Fornero ha portato alcuni cambiamenti ma il complesso di riforme che oggi si chiama flexsecurity è ancora in gran parte da realizzare. Occorre incrementare le possibilità di scelta del lavoro ovvero una marcata flessibilità del rapporto di lavoro con forti garanzie di sicurezza e possibilità di scelta per il lavoratore nel mercato. In questa direzione sono andate  le sue proposte per un nuovo codice del lavoro semplificato che elimina l'enorme volume e complessità della normativa che regola i rapporti del lavoro, comprendendo solo una settantina di articoli per aumentare la competitività del sistema paese. Avremo modo di tornare sul suo programma elettorale.

Ichino è anche uno dei promotori della riforma elettorale in senso uninominale maggioritario sul modello australiano che sta raccogliendo consensi crescenti su internet. Combina i vantaggi dell’uninominale “secco” all’inglese con quello del doppio turno alla francese, con “seconda scelta” E’ stato promotore della Lega per l’uninominale maggioritario il cui scopo, secondo il manifesto iniziale, è la promozione di una riforma elettorale nel segno dell’uninominale maggioritario.

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