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Elezioni Presidente: prove tecniche per una nuova stagione politica Opinion leader

Illusione ottica ma forse anche una non del tutto involontaria messa alla prova di quanto sia difficile tornare a vecchie formule, vecchi schemi, vecchie operazioni politiche, degnissime per carità, forse anche auspicabili nel contesto di un Paese alla deriva, senza soldi e senza orientamento. Ma non corrispondono agli equilibri/squilibri che le urne hanno consegnato a Montecitorio e Palazzo Madama. C'è un grande subbuglio nel centro e a sinistra. C'è una turbolenza che è profondamente diversa dagli antichi contrasti fra i leader e che stavolta assomiglia di più alle doglie di un parto doloroso.  

Il nuovo stenta a farsi largo, ma detta le regole del gioco. Renzi e Grillo hanno ingaggiato una battaglia su fronti diversi, ma tenendo nel mirino le contraddizioni, i malumori, anche la crisi profonda che sta vivendo il partito che non ha vinto le elezioni ma ha la maggiore forza parlamentare, quella che alla fine può decidere da sola chi sarà il futuro Presidente della Repubblica. Così Franco Marini, che sulla carta avrebbe dovuto avere 800 voti ne ha avuti 300 in meno. Stefano Rodotà, candidato del Movimento 5 Stelle ha avuto più voti di quanti gli erano assicurati dallle dichiarazioni di voto. Così dopo la seconda votazione nessuno può dire che cosa accadrà. Sembra difficile che la candidatura di Marini possa sopravvivere alla prima disastrosa verifica, come sembra difficile che Rodotà possa diventare il candidato di tutto il centrosinistra, tenendo conto che non è pensabile che questo possa regalare a Grillo una vittoria senza alcuna garanzia che possa diventare la premessa di un accordo politico di legislatura. 

Venuta meno (per fortuna) qualunque disciplina di partito, sarà comunque il Pd a dire chi sarà il nuovo Capo dello Stato e sarà proprio   dalla forza gravitazionale di Renzi all'interno e di Grillo all'esterno che verrà fuori il nome capace di ottenere la maggioranza dei grandi elettori. Paradossalmente potrebbe essere questa complementarietà tutt'altro che programmata e desiderata fra i due a costituire il punto di partenza di una nuova stagione politica. Il naufragio di Marini dice che le larghe intese e il governissimo non sono la soluzione ai problemi del Paese. Non le vuole la pancia profonda del Pd. Soprattutto non le vuole questo Parlamento che rappresenta ciò che gli italiani sentono e vogliono in questa delicata fase storica. Con tutto il suo temporeggiare, soffiare, lamentarsi, Bersani lo aveva già detto. Non è tempo di compromesso svizzero o tedesco. E' tempo di cambiamento. 

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