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Elezioni regionali, il Pd ci prova a dicembre: Rossi candidato senza primarie Politica

Firenze – Le elezioni regionali non sono poi così lontane e il PD toscano scalda i motori. Mentre tutto il gruppo dirigente è impegnato in una serie di incontri chiarificatori su Jobs Act e Legge di stabilità – una quarantina gli appuntamenti a calendario – che si concluderà il 5 dicembre con la visita in Toscana del Ministro del Lavoro Poletti, c’è già la data dell’assemblea regionale che passerà al vaglio proposte e candidati.

Una due giorni – per precisione – il 12-13 dicembre, dove il PD darà avvio alla riflessione sul programma con cui presentarsi alle urne e sottoporrà ai 500 componenti eletti lo scorso febbraio la candidatura di Rossi al mandato bis. La data del voto non è ancora nota ma, comunica Dario Parrini, “è molto probabile un accorpamento con la tornata di elezioni comunali”, previste al momento per la primavera. Che queste vengano anticipate a marzo o che – al contrario – le regionali slittino alla primavera – pare indubbio che le schede saranno più d’una. Per la reunion, specifica Parrini, “solleciteremo il contributo e la partecipazione di tutti gli 850 circoli PD della Toscana, perché il programma che ne uscirà dovrà essere veramente popolare, costruito da tanti”. Quanto al candidato presidente della giunta, l’appeal di Enrico Rossi vince e convince. La proposta all’assemblea sarà quindi di non tenere le primarie e di arrivare al voto, già entro gennaio, col nome di Rossi in tasca. Da statuto, si può fare. Necessari i 3/5 dei voti, dunque 300 nulla osta. Ci saranno? “Non lo so – incalza – ma sono sicuro che la proposta passerà”.

L’appuntamento di dicembre non è però che il primo (e più corposo) step di un programma che, interpellati i papaveri regionali del partito, darà la parola ai 400.000 cittadini toscani che hanno votato alle primarie affinché presentino idee e proposte. Un’abluzione di democrazia, insomma, che Parrini presenta come “primarie sulle idee” che vedono il PD toscano “apripista a livello nazionale” della novità. Dopo il coinvolgimento dei segretari di circolo, ci sarà quindi l’appello al “popolo delle primarie” (così chiamato) e il percorso si chiuderà poi formalmente a gennaio, quando un meeting programmatico – tutto da organizzare – licenzierà le proposte vincenti e, anticipa il segretario, “vaglierà anche le eventuali alleanze”. Nell’occasione, la Direzione Regionale approverà il regolamento per le candidature al Consiglio e stabilirà il quorum che iscritti e membri dell’assemblea territoriale dovranno raggiungere per essere sottoposti al voto della Direzione Provinciale. Su questo aspetto, nessuna novità rispetto alle primarie del 2005 e del 2010. C’è di nuovo invece (e la novità non è da poco) che i candidati alle elezioni saranno 80, contro i 73 delle primarie del 2010. Sembra poco ma, proporzionato lo scarto al numero dei seggi, il potere di scelta degli elettori che ne viene fuori è, questa volta, indubbiamente più significativo. Se, infatti, i 23 su 73 eletti alle primarie sedevano in un consesso di 55, stavolta i 23 consiglieri su 80 che saliranno a Palazzo Panciatichi saranno componenti di un’assemblea di 40 seggi. E il listino? “Polemiche strumentali, il Pd ha già scelto di non farlo”.

 

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