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Elezioni siciliane: l’Italia che sta fuori dalle urne Opinion leader, Politica

Sta di fatto che con le elezioni siciliane tutti i partiti e movimenti nati dalle urne dovranno fare i conti col fatto che per la prima volta nella nostra storia sono i rappresentanti di una minoranza (poco più del 47%!!) dei cittadini.  Scrivo mentre gli scrutini delle elezioni siciliane sono ancora in corso, ma certo il finale non cambierà di molto. Il Movimento 5 Stelle canta vittoria e ha ragione: è il primo partito e sfiora il 15%! Il Pd parla di svolta storica. Ha ragione anche lui, perché il suo candidato governerà, ma omette il particolare che i suoi consensi passano dal 18,8% al 13,6%. Il Pdl precipita (evviva) al 12,4%: meno di un terzo delle precedenti elezioni (aveva il 39%). Ma resta il fatto che tutti quanti, movimenti e partiti, sono espressione di una esigua minoranza.

Ora cominceranno le giaculatorie sul fatto che ha vinto l’antipolitica di Grillo, che esiste invece una buona politica e così e così via. Uffa! Basta con queste frasi di rito: la crisi è profonda come non mai e soprattutto sconosciuta a chi dovrebbe darle risposta.
Una cosa è certa: i partiti hanno smesso di capire e di studiare. Forse qualcuno farebbe bene a fare un corso di sociologia, o magari anche un giro per strada soltanto, fra la gente, per capire cosa sta veramente avvenendo. In Sicilia sono andati a votare quei pochi che hanno tenuto sotto controllo il risentimento, lo sdegno e hanno tentato di incanalarlo in vecchi involucri (quel che resta dei partiti) o in nuovi movimenti che hanno dato loro qualche tribunizia speranza.

Fuori dalle urne resta un’Italia che schiuma di rabbia: che assiste attonita agli arricchimenti di patrimoni familiari (ricordati recentemente da Report) di chi un giorno “fece” Mani pulite. Che guarda disgustata quei masnadieri che hanno rubato denaro pubblico. Ma che soprattutto non può più sopportare che mentre tutti i poteri deboli (noi) si stanno svenando per garantire il pareggio di bilancio del 2013 (sic!), il mondo politico si leva dalle tasche solo gli spiccioli, blocca nelle Commissioni parlamentari ogni manovra tesa a tagliare i sussidi ai partiti in qualsiasi forma e manifestazione.
Nessun partito, a parte Beppe Grillo tribuno vociante, mi risulta che abbia messo nella propria agenda politica questo semplice, ragionevole progetto: ridisegnare l’Italia secondo uno schema di democrazia rappresentativa efficace e meno costosa. Aggredire con forza lo storico problema dell’inefficienza della macchina amministrativa pubblica. Levare i contributi ai partiti senza più inganni semantici. Dimezzare gli stipendi a tutti i consiglieri regionali (sì, dimezzare) rapportandoli ad un buon stipendio medio del resto d’Italia.

E poi, perché no, vincolare la loro progressione all’efficacia della governance dell’élite politica sul territorio. Già, l’efficacia sul mondo reale, quello che in questo momento sta boccheggiando per la crisi e per la mancanza di finanziamenti. Idee balzane? Forse. Mi si perdoni lo sfogo. Anch’io sono una cittadina arrabbiata. Per fortuna ho un piccolo “potere di penna”. Mi fermerò, perché vorrei evitare di scrivere un patetico manifesto politico. Vorrei però suggerire una cosa al nostro “rottamatore”, i cui giovani neuroni dovrebbero agevolare naturalmente una maggior comprensione della realtà. Faccia un pensiero su questa svolta epocale che tutta la società sta chiedendo alla politica o a quel che ne resta. E acceleri sulla propria “diversità”, chiudendo una volta per tutte con certe sciocchezze puramente generazionali.

Ps. Se poi nel frattempo riuscisse anche a leggersi un libro di Krugman (economista neoKeynesiano, ispiratore di Obama, no giornalista del New York Times, Renzi!) prima di tornare da Santoro… Perché se poi ci tocca di mandarlo all’estero, come si fa?

foto: Rosario Crocetta www.tg24.Sky.it

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