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Elia Dalla Costa, l’uomo e il servo di Dio Cultura

Il cardinale Elia Dalla Costa è stato per 30 anni, dal 1931 al 1961, “in dono a Firenze come arcivescovo”, ha ricordato l’attuale arcivescovo mons. Giuseppe Betori, nel presentare la mostra dei tre ritratti, esposti nel Museo dell’Opera del Duomo, diretto da mons. Timothy Verdon che dell’esposizione è il curatore. “Un profeta della parola, biblicamente fondata, qui rappresentato in tre età: subito dopo la sua venuta a Firenze, nel busto in bronzo di Antonio Berti, dopo la guerra, nel dipinto espressionista di Oscar Kokoschka (nella foto), e sul finire della sua vita, da Luciano Guarnieri. Quest’ultimo lavoro, una presenza quasi impalpabile, ce l’ho adesso nel mio studio – ha aggiunto Betori – dove spero che mi guardi mentre opero per la città”.
A illustrare al meglio i tre artisti ha contribuito il vice presidente dell’OPA, il professor Francesco Gurrieri, che ha fatto notare come i tre ritratti si susseguano in una cadenza temporale che ci racconta i mutamenti fisionomici del sant’uomo, e al contempo ci rendono la personalità dei tre importanti autori. Timothy Verdon ha ringraziato per il prestito del capolavoro di Kokoschka, la Collezione Phillips di Washington, D.C., e ha illustrato la figura di Dalla Costa quale “servo di Dio, personaggio santo ed eroico”, di cui si tramandano episodi coraggiosi di vita, tra tutti quello del suo sdegnoso rifiuto di salutare il passaggio di Hitler a Firenze, facendo serrare porte e finestre dell’arcivescovado e togliere le bandiere. Questo spiega “l’atteggiamento severo, quasi battagliero” con cui lo rappresenta Berti nel suo bronzo alimentato da “una fiamma spirituale”. Nel ’48 Kokoschka, considerato dal regime nazista come “degenerato”, ha proseguito Verdon “rimase colpito dalla spiritualità di Dalla Costa che persino i comunisti consideravano un santo”.  Nel ritratto eseguito dal giovane Guarnieri, Dalla Costa aveva ormai 87 anni, e l’artista, forse impressionato dalla figura ascetica del porporato, lo presenta “sopra un davanzale che sembra la base per un busto”.
Alla inaugurazione, cui ha partecipato anche il cardinale Piovanelli, è seguita la visita ai tre ritratti: il busto bronzeo di Berti ci mostra “un uomo avvezzo all’ascesi”, dal volto scavato e le mani giunte, immobile nella meditazione; nel dipinto di Kokoschka l’arcivescovo, difensore degli ebrei e dei poveri di Firenze, è austeramente vestito in nero, filettato d’oro, ma porta il tipico copricapo rosso scarlatto, colore acceso che si riverbera nei decori alle sue spalle e nella croce che brilla di pietre preziose; mentre, come è stato detto, Guarneri coglie del grande vecchio un’espressione ancora fiera e nello stesso tempo colma di umana pietas.
Museo dell’Opera del Duomo fino al 15 aprile 2012

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