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Embargo colabrodo: mozzarelle italiane con l’accento russo Economia

Firenze – Mozzarelle, formaggi di ricetta italiana ma con l’accento russo. Alcuni grandi marchi dell’agroalimentare nazionale l’ embargo lo aggirano così: non possono esportare prodotti? E allora portano lì la tecnologia per produrli. E’ uno dei tanti paradossi delle sanzioni commerciali contro la Russia di Putin. Ignorate, dribblate da quasi tutti, ormai fanno acqua da tutte le parti: il messaggio arriva con chiarezza dal Terzo seminario italo-russo a Firenze che si è tenuto mercoledì 21.

Il “paradosso delle mozzarelle” lo racconta Leonardo Bassilichi, presidente della Ccia fiorentina che aggiunge: “Per aggirare l’embargo le aziende rischiano di creare una minaccia per la produzione italiana a medio termine”. Perché fra un po’ potrebbe capitare di trovarsi in tavola una bella mozzarella di bufala made in Russia. Prodotta su nostra ricetta, a prezzi stracciati, a migliaia di chilometri da noi.

Il grande fallimento dell’ embargo commerciale lo racconta Antonio Fallico, presidente dell’associazione Conoscere Eurasia: “Le sanzioni non hanno ottenuto l’effetto sperato e gli obiettivi di piegare la Russia sono andati delusi”. In cifre nel primo trimestre 2017 in Russia c’è stato un afflusso di oltre 6 miliardi di euro di investimenti internazionali; la crescita del Pil in aprile è stata del +1,4%. Per la Toscana il mercato russo conferma il suo storico appeal. Nel primo trimestre del 2017 le esportazioni raggiungono 110 milioni di euro, con un incremento a doppia cifra sullo stesso periodo dell’anno precedente (+21,4%). Fra tutte le città è Firenze che si assicura la leadership dell’export con poco meno di 65 milioni. Del resto il capoluogo toscano è da sempre nel cuore dei russi: quest’anno gli arrivi turistici hanno registrato un vero e proprio boom, con un incremento di circa il 60%.

Guida il drappello delle esportazioni manifatturiere toscane il tessile abbigliamento con oltre 37 milioni di euro (+13,7%), seguito dai macchinari (quasi 36 milioni, con una crescita del +41%). Ma hanno avuto impennate davvero clamorose anche il farmaceutico (+78%) e l’alimentare (+85%). Fra le Pmi toscane che hanno scelto di avventurarsi in questo enorme mercato c’è Quipu srl, uno spin off dell’università di Pisa, che opera nel campo del medical device.

Sono nati cinque anni fa intorno a un dispositivo ecografico basato su particolari applicazioni software. Quest’anno sono volati in Russia, hanno costituito una partnership produttiva (e in futuro una commerciale) con un’azienda rlocale e vedono davanti a loro spazi commerciali immensi: “E’ un mercato ad alto potenziale perché la loro tecnologia nel settore medicale è lievemente più arretrata della nostra” dice l’ad Vincenzo Gemignani.

Il fatto è che nell’ultimo quinquennio, le sanzioni internazionali sono diventate quasi un’opportunità per la Russia, che non è stata immobile e ha saputo volgerle a proprio favore. Una legge del 2014, nata con l’obiettivo di attrarre tecnologie straniere, innovare il proprio sistema produttivo e aumentare l’occupazione, ha messo in campo incentivi, sgravi fiscali, condizioni agevolate per investitori che per cinque anni pagano imposte inferiori al 5% e contributi sociali minimi (7,6%) per 10 anni. Condizioni che valgono anche per micro-investimenti, addirittura sotto i 10mila euro.

Risultato: nell’ultimo forum internazionale di San Pietroburgo che si è tenuto i primi di giugno, con 14mila rappresentanti del business provenienti da 143 nazioni, sono stati firmati ben 386 accordi per un valore di circa 2 trilioni di euro. Le sanzioni insomma ci sono, ma nessuno si sogna di rispettarle e tutti operano e lavorano proprio come se non ci fossero.

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