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Emergenza abitativa, la morosità colpisce anche l’Erp Società

Firenze – Il dato, per Firenze una novità, è preoccupante sotto molti aspetti. L’impennata delle morosità infatti non risparmia neppure aree così super-tutelate come quelle della residenza pubblica. Il salto all’insù delle morosità infatti comincia a riguardare anche gli assegnatari di case popolari, in particolare per quanto rgiuarda non tanto il canone (alcuni sono indietro anche in quello) quanto soprattutto le spese condominiali.

Intanto, ridimensioniamo la portata: l’Erp fiorentino infatti vede una percentuale di morosità, mettendo insieme oneri condominiali e canone (ma specialmente i primi) che si aggira attorno al 13%. A livello toscano, siamo fra il 15 e il 18%, come specifica il segretario generale del Sunia Toscana Simone Porzio. “Ma non c’è paragone con altre realtà: basti pensare al 48% di Napoli, al 42% di Milano, al 35% della media nazionale”. Senza dubbio, Firenze si mantiene a livelli “bassi” vista la diffusione del fenomeno, e tuttavia bisogna evitare il rischio di sottovalutare la situazione.

“Il problema che si pone ha tre aspetti – spiega Porzio – il primo, l’allarme che getta un aumento che in un anno è passato dal 4% (un tasso che per molti è da considerare fisiologico) al 13% del 2013; il secondo, che la rapida crescita di coloro che entrano in morosità alll’interno di una situaizone tutelata come l’Erp rivela un rapidissimo impoverimento da una parte e ddall’altra un avanzare della mentalità di coloro che pensano che le spese condominiali non siano dovute in quanto non interessano direttamente il proprio nucleo famigliare. Oltre, ovviamente, al persistere di una piccola tuttavia percentuale di chi non paga perché non lo farebbe comunque mai”.

Insomma, campanello d’allarme di un avanzamento della povertà, di un disagio culturale, di un manipolo di “furbetti” che si sono infiltrati magari con assegnazioni fatte in fretta e furia senza avere il tempo di filtrare, sotto la spinta dell’emergenza?

“Con ogni probabilità sono vere tutte e tre le cose, e la verità, come al solito, non è una sola – commenta la segretaria federale Laura Grandi – ad esempio, è vero che molte famiglie, anche numerose, sono a monoreddito, e qualsiasi caso della vita intervenga, da una malattia a una perdita di lavoro a un evento invalidante a una semplice diminuzione dell’unico stipendio, comporta l’automatica caduta in un livello in cui anche 10 euro servono per un bisogno primario come il cibo. D’altro canto, non bisogna nascondere che spesso gioca anche un fattore culturale”.

Dunque, è spesso anche la “disabitudine” a pensare all’entità condominio come collettività che spinge a considerare inutili, o peggio buttati, i soldi che andrebbero per la manutenzione, ad esempio, delle parti comuni. Un modo di pensare che provoca molti più danni di quanto appaia: infatti, al di là dell’ammanco fisico delle quote, l’esempio si propaga a vicini e conoscenti: se quello non paga, perché dovrei pagare io? …. e il virus comincia a espandersi, minacciando l’epidemia.

Da questo punto di vista, servirebbe forse, in parte sollecitata anche dalle ultime migrazioni con massicci “innesti” negli alloggi Erp, una sorta di “preparazione” alle regole del vivere in condominio pensando che le parti comuni sono appunto “beni comuni” e che gli oneri sono piccole spese che riguardano tutti perché l’utilizzo è di tutti. Un compito che forse, suggerisce il Sunia, potrebbe essere svolto anche dai mediatori culturali; compito che è già stato assorbito col progetto Mixité in alcuni condomini di edilizia pubblica. Un progetto sostenuto da Coeso, una cooperativa che ha vinto anche fondi europei. “Un ottimo esperimento – spiega Grandi – che tuttavia ha bisogno di essere integrato con decisione per quanto riguarda lo specifico principio di convivenza e integrazione reale, con anche una “Carta Etica” dei condomini. E’ un po’ ciò che stiamo facendo anche con la proposta del patto per la legalità”.  

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