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Emergenza casa: anziani malati di sfratto Cronaca

Firenze –  Con 130 sfratti esecutivi al mese, Firenze si pone ai vertici della classifica dell’emergenza abitativa e, soprattutto, di quel risvolto della crisi che vuole la maggioranza di questi da ricondursi alla morosità incolpevole (oltre il 90% dei casi). I numeri sono in aumento, ma se la media nazionale si assesta – per il 2015 – al 14,9%, la Toscana sfora il dato con un trend del 15,5%.

La bastonata dello sfratto cade indiscriminatamente su giovani e anziani: disoccupazione, perdita del lavoro o pensioni misere sono le cause principali di una morosità che prende presto forma di una raccomandata di disdetta del contratto, effetto collaterale della crisi a cui non si riesce ancora a trovare cura. Se le cause fanno capo a uno stipendio che non c’è, tuttavia, le conseguenze dello sfratto differenziano il target degli sfrattati, rivelandosi un’autentica mannaia per gli anziani.

Uno studio svolto dal Sunia Firenze negli ultimi due anni – presentato oggi 14 marzo in Camera del Lavoro – ha sondato le ripercussioni psicosomatiche che lo sfratto genera sulle famiglie di anziani, ad oggi circa tremila (di cui mille a rischio di sfratto vero e proprio), restituendo lo scenario di un calvario.

L’indagine ha riguardato un campione di 50 famiglie, sottoposte a un questionario-intervista con cadenza semestrale, e ha preso in considerazione le certificazioni mediche attestanti le prime manifestazioni di patologie, o l’aggravarsi di problemi già esistenti, sopravvenute del corso del biennio oggetto di analisi. È il risvolto in ombra dell’emergenza abitativa, quello di cui si parla meno, se non mai.

Quanto e come nuoce a un anziano la prospettiva di lasciare la sua casa o di vedersi i Carabinieri alla porta? I risultati prodotti dal Sunia (presentati da Laura Grandi per il sindacato degli inquilini e da Rossano Rossi per Cgil) parlano chiaro. Le ricadute sono, in prima battuta, psicologiche. L’arrivo della disdetta viene interpretato già come uno sfratto in sé e la notifica a comparire in giudizio per la convalida dello sfratto viene vissuto come “un vero choc, quasi un attentato alla loro vita, fortemente radicata nell’abitazione”. La convalida, infine, fa sì che “affidino al legale indicato dal sindacato, al quale sono disposti a pagare qualsiasi cifra, tutte le loro speranze”.

grandi e rossiLa maggior parte del campione vive questa situazione come il fallimento di una vita intera: gli uomini tendono a rimpiangere la scelta di essere rimasti in affitto quando, forse, anni fa potevano acquistare un alloggio, ma hanno preferito aiutare i figli. La genitorialità apre un ulteriore spaccato: il 55% degli uomini intervistati entra in conflittualità con i figli, di cui lamentano la mancanza di un sostegno. Le donne tendono invece a giustificarli, riferendo di essere più preoccupate “per il marito, che non pensa ad altro che alla casa”, e si sfogano con maggior veemenza contro le istituzioni.

Il muro burocratico fatto di bandi, servizi sociali, moduli, contributi di sostegno, uffici casa e casa popolare, crea un autentico spaesamento, a cui spesso l’anziano non sa far fronte a causa di una forma di “pudicizia” nel chiedere un aiuto, quasi fosse motivo di vergogna (soprattutto con i vicini).

L’indagine ha fatto emergere, inoltre, la relazione tra l’insorgere e l’acutizzarsi di patologie generate dalla logorante attesa e dalle incertezze del giorno dell’esecuzione forzata. Sunia ha constatato che “il chiodo fisso dello status di sfrattato contribuisce all’aggravamento o alla degenerazione di patologie in essere”.

Sono gli uomini a manifestare le conseguenze più marcate: tachicardia, aritmie ventricolari, forme anginose, aumento dell’ipertensione arteriosa, astenia, insonnia, diuresi notturna, ischemie e fenomeni di paresi mandibolare e degli arti, fino ad arrivare a forme ischemiche e scompensi cardiaci più gravi, anemia e brusco abbassamento di barriere immunitarie.

Le donne hanno accusato invece forti sindromi depressive di medio-lungo periodo, insonnia, improvvise crisi isteriche, di panico e di pianto, scompensi cardiaci, perdita della memoria, dolori di origini psicosomatica e inefficacia di terapie antitumorali.

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