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Emergenza casa, gli sfratti arrivano ai piccoli centri, l’89% è per morosità Breaking news, Cronaca, Società

Firenze – L’emergenza casa non accenna a quietarsi. A farne fede i dati, esposti stamattina in un incontro con la stampa organizzata da Cgil e Sunia, con la partecipazione di  Maurizio Brotini (segretario Cgil Toscana), Laura Grandi (segretaria generale Sunia Toscana), Simone Porzio (Cgil Toscana), del Ministero degli Interni. E se il punto saliente è gli sfratti si stanno allargando a macchia d’olio su tutto il territorio, conquistando anche i Comuni della Toscana in cui erano sporadici o veramente occasionali,  ciò significa che qualcosa non torna nel governo dell’emergenza.  Tant’è vero che Cgil e Sunia, segnalando l’insufficienza degli strumenti in campo, puntano il dito sulla necessità di investimenti  e modifiche alla Legge regionale.

Gli sfratti. Lo sfratto, spiega Laura Grandi, segretaria regionale neo eletta del Sunia, funziona in un certo senso come un indicatore economico del territorio. E così emerge non solo che l’innalzamento del numero di sfratti tracima ben oltre le città capoluogo dove tradizionalmente era incardinato, ma anche che “assale” con particolare accanimento ” in particolare nelle aree dove la crisi economica e il numero di licenziamenti e cassa integrazione si sono fatti sentire con maggiore drammaticità. Sono soprattutto le province che si affacciano sulla costa a soffrire di più l’emergenza sfratti”.

Le graduatorie. Prime sul palco, Pisa e provincia guadagnano il triste primato toscano per numero di sfratti in rapporto alla popolazione, con ben 452 convalide di sfratto e 513 sfratti con richiesta di forza pubblica e 391 sfratti già eseguiti con forza pubblica.

Al secondo gradine del triste podio, ecco Firenze e provincia, con 1254 nuove convalide di sfratto, 4975 richieste di esecuzione, 946 sfratti già eseguiti con forza pubblica. Sono in diminuzione del 9% i provvedimenti esecutivi, ma sono in netta crescita (più 9,32) le esecuzioni con forza pubblica. Empoli è la città toscana con più espropri immobiliari in rapporto al numero di abitanti.

Terzo posto Lucca, con 445 convalide di sfratto, 555 richieste di esecuzione e 348 sfratti già eseguiti con forza pubblica.

Di seguito, troviamo Prato con 428 nuove convalide, 1901 richieste di esecuzione e 392 sfratti già eseguiti con forza pubblica, Livorno con 421 nuove convalide, 467 richieste di esecuzione e 348 sfratti già eseguiti con forza pubblica, Pistoia con 399 nuove convalide, 490 (4,60% in più) richieste di esecuzione e 114 sfratti già eseguiti con forza pubblica (2,70), Arezzo con 355 nuove convalide, 1770 richieste di esecuzione e 511 sfratti già eseguiti con forza pubblica (16,9% in più rispetto l’anno precedente), Siena con 317 nuove convalide, 304 richieste di esecuzione e 437 sfratti già eseguiti con forza pubblica (22,41 in più rispetto al 2015), Grosseto con 341 nuove convalide, 306 richieste di esecuzione e 96 sfratti già eseguiti con forza pubblica. Infine Massa Carrara con 249 nuove convalide, 613 richieste di esecuzione e 128 sfratti già eseguiti con forza pubblica.

Il livello nazionale. Sono 61.718, i provvedimenti esecutivi di rilascio di immobili nel solo 2016. Di questi,  2.539 per necessità del locatore; 4.350 per finita locazione; 54.829 per morosità. Gli sfratti per morosità sono dunque la maggioranza assoluta, la quasi totalità verrebbe da dire, delle cause di sfratto. Un dato che evidenzia non solo il perdurare della precarietà abitativa, ma anche l’inutilità, in particolare per quanto riguarda la morosità, degli strumenti messi in campo, che, uniti a poche risorse di scarsa entità, non sono riusciti neppure a scalfire l’emergenza.

Ancora un po’ di dati  per collocare la Toscana a livello nazionale: nel 2016, con un rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi e numero delle famiglie residenti in Italia di 419, il maggior numero degli sfratti convalidati dai giudici si concentra in Lombardia (11.049). La Toscana si colloca al sesto posto con 4.613 convalide di sfratto in attesa di esecuzione, ma, per quanto riguarda le richieste di esecuzione della forza pubblica, guadagna una posizione e diventa quinta. Quarta per gli sfratti già eseguiti con forza pubblica, con 3.431 sgomberi (pari al 9,7% del dato nazionale), la Toscana ha un rapporto sfratto-famiglia  pari a 1 sfratto ogni 356 famiglie, con capofila Siena, uno sfratto ogni 407 famiglie, seguita a breve distanza da Pisa (1/403).

Mutamento del quadro dell’emergenza abitativa. il dato più significativo in quanto inedito, è, spiegano dal Sunia, al di là della progressione del numero, la concentrazione degli sfratti, con il dilagare dalle sedi tradizionali (comuni capoluogo, sedi di università e punto focale di concentrazioni produttive e commerciali)) a comuni che, almeno in Toscana, vivevano lo sfratto come un fatto sporadico e veramente eccezionale. “La ragione principale di questa diffusione sta tutta nel perdurare e nell’aggravarsi dello stato di precarietà lavorativa ed economica delle famiglie toscane in affitto, unito alla difficoltà di canoni ancora troppo alti rispetto alle sempre più scarsa capacità di reddito (media incidenza canone affitto reddito 47%)”.

Dunque e nonostante la “ripresa economica”, la fotografia che emerge dai dati segnala che gli sfratti per morosità continuano ad essere endemici, formando, con il nuovo fenomeno dei pignoramenti immobiliari, “una piaga inguaribile”, come spiega la segretaria regionale del Sunia, Laura Grandi. ” Preoccupano le ripercussioni sociali, con l’innesco di gesti che possono giungere anche all’estremo di azioni cruente. Del resto, si consideri  che canone di locazione, rate del mutuo, costi delle bollette e  spese condominiali arrivano ad incidere per quasi il 50% del reddito delle famiglie”. In Toscana, la forbice tra il reddito delle famiglie e i costi della casa si avvia a diventare incolmabile, mentre il tentativo di coinvolgere risorse private per soddisfare la domanda attraverso il cosiddetto social housing “si è rivelato largamente insufficiente nei numeri ed indirizzato essenzialmente al mercato della compravendita”.

Necessità che la politica faccia politica. Un rebus, questo dell’emergenza abitativa, da cui si può uscire, secondo i sindacati, solo con un piano politico di ampio respiro, che ponga delle priorità, fra cui l’aumento degli alloggi disponibili attraverso un piano pluriennale, che contempli  alloggi sociali in affitto a canoni sostenibili, magari da attuarsi attraverso il recupero di aree dismesse; una rivisitazione della legge sulle locazioni che, attraverso contrattazione collettiva e leva fiscale, giunga ad abbassare il livello degli affitti privati e ad aumentare l’offerta; infine, last but not least,  una dotazione finanziaria certa e continuativa per permettere programmazione degli interventi e sostegno diretto agli inquilini in difficoltà.

La legge regionale Erp e le proposte di modifica. Oltre trentaquattro, sono gli emendamenti che Cgil e Sunia, insieme agli altri sindacati Cisl, Uil, Sicet, Uniat, Uniat Ui hanno presentato in occasione degli ultimi tavoli di concertazione istituzionali con la giunta, che riguardano la proposta di legge di riordino dell’edilizia pubblica Toscana che la Giunta si appresta a presentare al Consiglio regionale.

Finanziamenti costanti. Fra questi emendamenti, uno è senz’altro quello che riscuote maggiore unanimità da parte di tutti i soggetti operanti nel settore, ed è quello di ripristinare “un flusso di finanziamenti regionali costanti per la costruzione di nuovi alloggi da collocarsi soprattutto nelle numerose aree dismesse pubbliche, come ad esempio le ex caserme”. Un porblema di risorse, che tuttavia, dicono i sindacati, potrebbe essere risolta  “anche attraverso una tassa di scopo, da recuperare alla rendita immobiliare a fini speculativi come ad esempio quella prodotta dal mercato degli Airbnb, dalle centinaia di immobili invenduti in carico o dati in garanzia a istituti bancari o reperite attraverso una quota della tassa di proprietà per auto di grossa cilindrata (SUV, auto di lusso etc)”.

Assegnazioni per “reale disagio abitativo”. Un punto che invece rischia di essere controverso, è quello di riportare i punteggi per l’accesso alle case popolari a condizioni che favoriscano le famiglie in difficoltà rispetto alla propria condizione abitativa, rispetto a criticità di tipo sociale o legate allo stato di salute per le quali devono essere messe in atto altre forme di supporto.

Un principio tuttavia che rischia di non essere pacifico nell’attuazione concreta, dal momento che, senza i necessari supporti “logistici” (in particolare, gli alloggi) rischia di tenere molte famiglie senza risposte, in condizioni di precarietà.

Una questione molto importante, affrontata in via di emendamento, anche la funzione sociale della casa in relazione all’emancipazione sociale delle famiglie. Da questo punto di vista, Sunia e Cgil si dichiarano contrari all’abbassamento a 24,750 euro di Isee per la permanenza nel sistema dell’edilizia popolare, in quanto in primo luogo non sostenibile, e in seconda battuta ostacolo per il permanere delle famiglie di lavoratori e pensionati, permanenza giudicata “necessaria” per garantire un mix sociale fruttuoso, oltre a essere occasione per l’applicazione di canoni più “sostenuti”, che andrebbero a dare fiato all’intero sistema Erp.   E, per i nuclei che non riuscissero a corrispondere il canone minimo di 40 euro al mese, scatterebbe un percorso “sociale”. Il Sunia sarebbe invece favorevole “a prevedere canoni più sostenuti e un limite di permanenza a 33mila euro ISEE come già previsto dalla normativa vigente approvata non meno di due anni fa”.

Infine, la proposta dei sindacati riguarda la riforma delle aziende di gestione. “Un processo di riforma è senz’altro utile-dicono Cgil e Sunia – riforma che deve riguardare la gestione del patrimonio e degli utenti dell’edilizia pubblica, con aziende a natura giuridica interamente pubblica, con il duplice obiettivo di ottimizzare le risposte all’utenza in forma omogenea su tutto il territorio regionale e di valorizzare le professionalità e le esperienze maturate dai lavoratori della attuali aziende, garantendo loro la continuità della piena occupazione nel settore”.

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