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Emergenza casa, Grandi (Sunia): “Il vero problema è la quotidianità” Cronaca, Società

Firenze – Tensione in salita per il sempre presente problema dell’emergenza abitativa. Nonostante le istituzioni stiano occupandosene e anche recentemente dalla Regione Toscana, tramite l’assessore Ceccarelli, siano giunte importanti notizie circa la disponibilità a mettere sul piatto cento milioni di euro in tre anni per l’edilizia pubblica regionale, il vero problema continua a essere la quotidianità. E la quotidianità, come ci conferma la segretaria del Sunia fiorentino Laura Grandi, si riassume in questi dati di giugno: circa 110 sfratti, il 98% dei quali per morosità. Ormai siamo alla quasi totalità.

La tensione sale anche perché l’unico strumento che potrebbe, e negli anni lo ha fatto, dare una sorta di “calmierata” alla situazione, vale a dire la commissione di gestione degli sfratti, che mandando in calendario le esecuzioni potrebbe almeno in teoria attuare il principio della graduazione, che sarebbe a sua volta propedeutico per garantire il passaggio da casa a casa, non funziona. Inoltre a Firenze è invalsa la regola che il blocco dello sfratto per morosità incolpevole può essere stabilito dal prefetto solo con il consenso del proprietario. Una regola che, dice Grandi, è tale solo per via di interpretazione. Per quanto riguarda poi l’impasse in cui si trova la commissione di gestione delle esecuzioni, un parte di responsabilità, denuncia la segretaria del Sunia, spetta alla Corte d’Appello che, nonostante “appelli”, denunce, richieste, non ha mai trovato il tempo di redigere per tempo una lista delle esecuzioni, neppure bimestrale. “Manca ancora quella di luglio”, dice ancora Grandi.

D’altro canto, anche il Comune di Firenze ha intrapreso una serie di azioni che vanno nel senso di alleviare, almeno sulla carta, una tensione che sta salendo come la temperatura. Ad esempio, l’impegno di mettere di nuovo su piazza al più presto i quasi 300 alloggi che a tutt’oggi giacciono inutilizzati perché non ci sono i soldi per rimetterli nei parametri dell’abitabilità. I soldi? “In attesa dalla Regione”, dice Grandi.

laura grandi sunia

Un’altra grande novità sarà il nuovo bando Erp che verrà reso pubblico a settembre. Un bando che racchiude una serie di novità, fra cui il fatto che avrà carattere “aperto”. Che significa? Che una volta l’anno i cittadini potranno “riaggiornare” (se già nella lista) i propri parametri al mutare della propria situazione socio-economica, oppure aggiungersi alla lista se nel frattempo hanno maturato i requisiti che un anno prima non avevano.

Altra novità, il bando sarà online e ci si potrà iscrivere solo a seguito di un accredito elettronico. “Sembra difficile – dice Grandi – anche tenendo conto che spesso chi si rivolge a questi bandi sono famiglie di anziani, o extracomunitari. Ma i sindacati degli inquilini daranno una mano fattiva proprio su questo”. E per stabilire il livello di reddito, importante per capire se si è o no nella fascia di accesso al bando, farà fede l’Isee.

Non solo. “Il Comune di Firenze – spiega Grandi – tramite l’assessore  Sara Funaro, si è mostrato molto interessato a definire la partita degli accordi territoriali per i contratti di locazione calmierati. Una valvola di sfogo importante, che potrebbe in qualche modo fronteggiare o fungere da deterrente a un fenomeno sempre più diffuso nelle città ad afflusso turistico ma ancora di più a Firenze, vale a dire la modalità di mettere a reddito il proprio immobile sul mercato turistico sottraendolo a quello dell’abitazione civile”. Un rischio già segnalato quasi un anno fa dal segretario del Sunia proprio su queste pagine, ma che sta assumendo in questi ultimi tempi dimensioni decisamente preoccupanti tanto che la stessa Federalberghi ha ritenuto doveroso denunciarlo come lesivo. In parole povere, una buona fetta di fiorentini proprietari di case, in particolare nel centro storico ma non solo, decide di “mettere a reddito” il proprio immobile (a volte anche quello in cui abita) con la formula resa internazionalmente famosa da Airbnb, non per niente pubblicizzata come “l’unica vera alternativa agli hotel”. Una formula che permette da un lato redditi alti, dall’altro, giacendo ancora in un settore non ben regolamentato, pochi oneri.

“Si tratta di una pratica che sta svuotando la città dei suoi abitanti – spiega Grandi – rendendo la città sempre più quella Disneyland del rinascimento di cui si parla”. Una scelta che tuttavia, dice ancora Grandi, è anche politica, nel senso almeno della scelta di non regolamentare in modo preciso la situazione. Del resto, le recenti polemiche sull’uso degli spazi pubblici (giardini, palazzi storici, ponti, musei …) dati “in affitto” per eventi privati a chi può permettersi di pagare i salati affitti (ma può esserci un prezzo equo per l’uso privato della bellezza e delicatezza di Firenze?….) si saldano proprio a una mentalità generale “del mettere a profitto”, ancora più incomprensibile se si riverbera su beni di natura pubblica.

“Ci sono anche risultati paradossali – commenta Grandi – come la “resistenza” di piccole enclave dentro la città storica (penso a San Frediano) che si stano trasformando, nonostante le erosioni, in vere e proprie “enclave indigene”. Chi l’avrebbe mai detto?”. Nessuno, probabilmente, almeno fino a vent’anni fa.

 

 

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