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Casa, un tavolo per l’emergenza: richiesta dei sindacati alla Regione Cronaca

Firenze – I numeri dell’emergenza abitativa in Toscana sono allarmanti e, a pochi mesi dall’emanazione della Legge Regionale 41/2015, i sindacati del Lavoro – Cgil, Cisl, Uil regionali – e degli Inquilini – Sunia, Sicet, Uniat e UI Toscana – si uniscono in un fronte comune nella richiesta di un tavolo regionale di confronto che riveda alcuni punti delle politiche abitative.

I numeri

Il quadro generale è grave. Sono oltre 29mila le domande di assegnazione di alloggi Erp presentate a accolte nel 2015 sul territorio toscano e 15 famiglie su 1.000, nel corso dell’anno, hanno chiesto un contributo pubblico a sostegno dell’affitto. Tra assegnatari e richiedenti, si parla di 270mila cittadini. Gli sfratti sono aumentati del 15,5% (la media nazionale è del 14,9%) rispetto al 2014 e in quasi quasi la totalità dei casi (95,4%) la causa è la morosità. Aumentano i cittadini extracomunitari che presentano una domanda di assegnazione, ma le percentuali variano da provincia a provincia: Empoli è in testa con il 54,8%, seguono Pisa (45,9%), Siena (45,4%), Arezzo (41%), Firenze (40,5%), Pistoia (38%), Prato (36,6%), Grosseto (35,1%), Lucca (34,2%), Massa Carrara (31,2%) e Livorno (24,8%). Cresce anche il numero di famiglie giovani, con minori a carico, che fanno domanda. Al contempo, resta a quota 1.900 il numero delle case popolari non assegnate o indisponibili per mancate ristrutturazioni, mentre nei prossimi 8 anni è prevista – grazie alle misure messe in atto del Governo per gli interventi emergenziali – la costruzione di soli 1.283 nuovi alloggi. La nuova normativa regionale, dal canto suo, non sembra essere in grado di affrontare di petto la situazione e, di certo, il dirottamento (4 anni fa) di quasi 180 milioni di euro dal settore dell’edilizia a quello dei trasposti pubblici non ha rappresentato un buon punto di partenza. “La Legge 41 ha lasciato notevoli zone d’ombra, eppure le politiche abitative devono essere messe al centro dell’agenda regionale”. Sono cinque, in particolare, i punti attorno ai quali ruotano le proposte di modifica e le richieste di chiarezza che i sindacati hanno rivolto agli enti locali.

I criteri di accesso a un alloggio Erp – “Risponde a bisogni sociali”

La legge risponde a un bisogno socio-assistenziale o a un bisogno abitativo? È questo uno dei nodi che i sindacati intendono sciogliere. “Paradossalmente la legge penalizza le famiglie che hanno precarietà abitative, riconoscendo invece quelle di carattere sociale. Per esempio, il dispositivo riconosce un massimo di 18 punti per le condizioni sociali, soltanto 7 per quelle abitative. Inoltre non è prevista la cumulabilità dei punteggi, per cui se un cittadino richiede il riconoscimento per alloggio improprio otterrà solo due punti “per difficoltà abitativa” e, in sostanza, non vedrà mai la casa, per quanto magari viva in condizioni disastrose». Il rischio paventato è dunque quello di favorire l’uno a discapito dell’altro, tanto più che, ad esempio, la perdita del lavoro o lo sfratto per morosità incolpevole non dà diritto ad alcun punteggio. “Vanno equilibrati i criteri, mentre riguardo ai canoni ribadiamo la validità del sistema progressivo di applicazione degli affitti contenuto nella legge attraverso il cosiddetto reddito convenzionale”.

Normativa Isee – Chiarezza, riequilibrio e controlli successivi

Vengono sollevati vari punti. Tra questi, il rischio di squilibrare l’accesso all’Erp a favore di famiglie numerose con redditi bassi (frutto, per lo più, di lavoro autonomo) a scapito di nuclei con redditi da pensione o lavoro dipendente. “L’Isee può essere molto penalizzante per chi, per esempio, andando in pensione ha ricevuto il Tfr, che diventa parte del reddito. Questo può portare addirittura alla revoca dell’assegnazione, oltre che all’impossibilità di presentare la domanda di assegnazione”. Si chiede a gran voce, poi, un sistema di controllo successivo.

Certificazione delle possidenze immobiliari – “Casi assurdi”

Si chiede una modifica del criterio di assegnazione in base alle possidenze immobiliari come requisito per l’accesso e la permanenza nell’Erp. “Non prevede distinzioni a prescindere dalla consistenza, dal valore e dalla localizzazione. Essere proprietario di un qualsiasi rudere in qualsiasi punto d’Italia porta a non poter far domanda o alla revoca dell’assegnazione. Un altro esempio? Se possiedo il 50% di una villa non perdo diritto all’Erp, ma se sono proprietario del 100% di una stamberga di 20 mq non ho diritto all’assegnazione o mi vedo revocare la casa popolare. In certi casi si arriva all’assurdità”.

Uniformità sul territorio regionale

Al momento manca e c’è un eccesso di delega ai LODE sulle regole d’accesso agli alloggi Erp. “Chiediamo regole comuni in tutta la Toscana e per tutti i LODE. Soltanto così si potrà garantire un’uniformità di trattamento per i cittadini”.

Rilancio dell’edilizia popolare

“Il fatto che 180 milioni di euro siano stati spostati dall’edilizia pubblica ai trasporti non significa che ci si debba scordare delle politiche abitative”. Un rilancio – sostengono i sindacati – potrebbe far ripartire anche il mondo del lavoro edile, oggi bastonato come molti altri settori. In Toscana sono 1900 le abitazioni popolari a cui mettere la mano, che naturalmente non sono sul mercato. “Se consideriamo che potrebbero ospitare 3-4 persone ciascuno, troveremmo un tetto per 8000 persone, ma la Regione si sta muovendo con finanziamenti che sono pannicelli caldi”. Intanto, nei prossimi 8 anni, ne saranno ristrutturate 1283 grazie al finanziamento ad hoc predisposto dal Governo. Si parla di 400 milioni su tutto il territorio nazionale, di cui 23 sulla Toscana. “Considerando che per un appartamento Erp da ristrutturare occorrono dai 20 ai 25mila euro, qualcosa di importante si potrà fare. Speriamo solo che non si vada incontro a problemi nell’erogazione del fondo a causa delle regole del “bilancio armonizzato” che imbriglia le risorse destinate all’emergenza abitativa”.

 

 

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