energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Emergenza casa, soluzioni non più rinviabili Società

L'XI congresso del sindacato degli inquilini Sunia che si è svolto sabato scorso a Firenze è stata l'occasione per rimettere sul tavolo, a suon di cifre, la spaventosa situazione in cui versa la città con le centinaia di famiglie che hanno subito sfratto o stanno attendendone l'esito a giorni. L'impennata delle esecuzioni e le risposte dell'amministrazione sotto la lente nell'intervento di Simone Porzio, che nell'occasione ha rimesso il testimone di segretario provinciale del Sunia a Laura Grandi, al termine dei due mandati da lui espletati. Fra le cause dell'inasprirsi di una situazione che tuttavia non ha mai cessato di essere emergenziale, la crisi riveste un ruolo molto importante, in particolare perché getta nel gorgo della perdita d'alloggio anche fasce prima ritenuti immuni, come tutto il cosiddetto ceto medio, duramente provato e sempre più impoverito. Fra le proposte avanzate dal Sunia e dai sindacati inquilini, molte sembrano aver fatto presa sull'amministrazione, almeno a sentire le parole del vicesindaco Nardella e del nuovo vicepresidente regionale e assessore al welfare Stefania Saccardi. Anche se, con lucido disincanto, gli esponenti del sindacato, pur plaudendo agli impegni, osservano come molte volte impegni e buoni propositi sianno naufragati in vuote parole.

“La perdita dei posti di lavoro soprattutto a scapito di operai ed impiegati già con bassi redditi, la crisi del piccolo commercio, delle piccole imprese familiari, artigiane, hanno contribuito ad aggravare le difficoltà a sostenere i canoni di affitto che, nella nostra zona, nonostante una lieve flessione, sono sempre troppo alti e quasi mai corrispondono alle reali qualità dell’alloggio”. L'analisi di Simone Porzio, che si basa sui dati e gli studi del Sunia, è lucida e disincantata. L'ex-segretario provinciale del Sunia, che ha retto il timone per due mandati e ora passa il testimone al nuovo segretario Laura Grandi, dà intera la drammaticità della situazione conseguente alla crisi infinita: “Pensate – dice nel corso del convegno che si è tenuto sabato scorso a San Bartolo a Cintoia –  ogni settimana il Tribunale di Firenze, convalida una media di 27 sfratti di cui 24 per morosità! Ogni mese, solo a Firenze si eseguono con la forza pubblica una media di 94 sfratti e una media di 25 nei comuni della provincia di Firenze”.

Ma il dramma lo si coglie in pieno quando ai numeri si dà sostanza di persone, giovani, meno giovani, anziani in fila negli uffici casa e in quelli dei servizi sociali. Anche perché a queste persone, quasi sempre, servono risposte immediate. Pena, il ritrovarsi per strada. “E spesso – ricorda Porzio –  i più si accorgono che le soluzioni sono poche, inefficaci, burocraticamente perverse, a volte umilianti”

Case popolari per pochi, allora. Qualche contributo per altri (pochi). E, in caso di sfratto con la forza pubblica, minori ricoverati in strutture di accoglienza e padri… ad arrangiarsi come meglio possono. “Solo nel 2013 si sono iscritte ben 356 persone al Sunia con lo sfratto in attesa di esecuzione – ricorda ancora Porzio – e sempre nel 2013 sono state 87 le famiglie che hanno chiesto l’intervento a casa del Sunia, per ottenere all’ ”ultimo tuffo” un rinvio dell’esecuzione, esecuzione che, senza picchetti e azioni eclatanti, ma grazie ad una non semplice, ma paziente opera di mediazione con la proprietà, le forze dell’ordine e gli ufficiali giudiziari, è stato ottenuto in ben 79 di questi casi”.
E l'altra faccia dell'emergenza, come spesso accade, è lo spreco di risorse che per “aggiustare” situazioni di limite vengono sottratte a soluzioni di più lunga durata.  “Milioni di euro sprecati per sistemazioni provvisorie, per indennizzi alla proprietà, con forze dell’ordine pressoché quotidianamente distolte da altri compiti di presidio del territorio e molto, molto altro ancora – dice il segretario uscente – In questo sistema di malgoverno e di non governo, si inserisce l’autogoverno delle persone, l’arte di arrangiarsi”.

Già, perché nella situazione caotica dell'emergenza sociale si inserisce lo spesso ineludibile “fai da te”. Ad esempio, il crescere delle occupazioni fenomeno inevitabile e strumento molte volte “necessario” per denunciare con azioni politiche la situazione di alloggi lasciati sfitti da anni,  il cui volto “oscuro” è quello di “contrattare” per vie sbrigative soluzioni che saltano graduatorie, bandi, ecc. Con le istituzioni, denuncia Porzio, che spesso “lasciano correre” perché non sanno dare risposte alle emergenze e tali atti servono a tamponare, seppure provvisoriamente, derive che non sanno gestire. E proprio sul tema occupazioni, lo stesso Sunia gestisce una occupazione fiorentina all’ex casa albergo delle poste italiane di via Chiusi. “Alla fine di luglio scorso  – racconta Porzio – il gestore di questo mega stabile composto da ben 75 miniappartamenti, annunciava che i 54 inquilini li presenti se ne dovevano andare dalla mattina alla sera perché il giorno dopo, era il primo agosto, la struttura sarebbe stata chiusa. Grazie alla mobilitazione degli inquilini (molti dei quali sono presenti) subito organizzati dal Sunia e grazie anche al contributo del presidente del quartiere 4 D’Eugenio, il Sunia ha preso contatto con la direzione di Poste italiane a Roma diffidandola dal chiudere la struttura e dall’interrompere la fornitura dei servizi e informandola che gli inquilini non se ne sarebbero andati via. Dopo una serie di trattative, Poste italiane pur non riconoscendo la titolarità degli inquilini a rimanere negli appartamenti ha continuato e continua ad assicurare i servizi essenziali come luce, acqua, gas.
Gli inquilini, organizzatisi in comitato insieme al Sunia, assicurano i servizi di pulizia della struttura e vigilano sul decoro e la pacifica convivenza. Nonostante le Poste si rifiutino di riscuotere gli affitti, gli inquilini versano mensilmente una quota di contributo alle spese a disposizione di poste italiane. Questo atteggiamento di responsabilità del nostro inquilinato ha permesso al Sunia di aprire un tavolo di dialogo costante con poste italiane”. Non solo: si segnala anche il coinvolgimento diretto del Comune di Firenze nella vicenda, che è stato interpellato dal Sunia per  avanzare una proposta di riqualificazione dello stabile alle Poste, “per consentire agli attuali inquilini e a quelli futuri una adeguata soluzione abitativa a prezzi accessibili”.

Come a dire, che insomma, le soluzioni, se se ne ha voglia, si trovano. E se le proposte del Sunia, che riguardano sia la revisione dei criteri di aggiudicazione delle case sia la gestione degli stessi alloggi una volta assegnati tenendo conto del salire di tensioni fra condomini dovuti spesso alla presenza sempre più massiccia di stranieri portatori di mentalità diverse in particolare per quanto riguarda la gestione delle parti comuni, fino agli sgravi fiscali per i proprietari e alla costituzione di fondi “scansasfratto” e del comitato per la graduazione delle esecuzioni, come il “patto”per la sostenibilità dei canoni, sono materia di ampia condivisione da parte dei politici presenti, sarà nelle prossime settimane che si vedrà se le rose fioriranno.

Intanto, come commenta Asia, il sindacato inquilini dell'Usb, “in cinque anni di assegnazioni pubbliche non siamo arrivati neanche a mille alloggi consegnati (il vicesindaco Nardella ha detto che sono stati 1100, ndr), tenendo conto, prosegue il sindacato, che in questi mille sono compresi anche famiglie già sfrattate e in lista da mesi. Perciò – conclude Asia – ci chiediamo se il risultato sbandierato da Nardella sia motivo di soddisfazione per l'amministrazione o piuttosto un serio segnale di ripensamento della politica abitativa finora attuata. Accogliamo l'atteggiamento del nuovo assessore regionale alla casa Saccardi che annuncia di voler rimettere in discussione la politica abitativa locale facendola ripartire su nuove basi. Se ciò significa ripartire tenendo conto della realtà del territorio e delle esigenze reali delle persone, bene, ma non vorremmo che questi annunci siano il solito tentativo di aggirare la questione, magari mettendo in campo iniziative che si risolvono con l'assegnazione delle case solo a chi può pagare. Ci riferiamo ad esempio ai “riscatti” prospettati circa le abitazioni. Chi potrà pagarli? ….  E dunque: chi potrà avere la casa? Risposta facile: chi ha soldi”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »